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Dopo le feste per l'Unità d'Italia, l'assalto ai forni
 Marco Poli (del 15/05/2011 alle 14:10:27, in Articoli , visitato 1334 volte)
Erano passati circa sette mesi dal 17 marzo 1861, giorno in cui la città aveva festeggiato il Regno dell’Italia unita andando nelle piazze, assistendo a sfilate militari e godendosi, la sera, i fuochi artificiali sparati dal colle dell’Osservanza, con i 101 colpi di cannone che sancivano la proclamazione del Regno: ebbene, il 22 settembre il popolo scese in piazza a Bologna, come in altre città della Romagna, per protestare contro il rincaro dei prezzi dei generi di prima necessità a partire dal prezzo del pane.
Le prime vittime della protesta popolare furono le bancarelle di piazza Maggiore che vennero prese d’assalto. Scrive Enrico Bottrigari nella sua “Cronaca di Bologna”: “furono lanciate in aria le frutta, il burro, le ricotte e quant’altro capitava fra le mani del popolino”.
Le azioni di protesta proseguirono con maggiore violenza nei giorni successivi. Il 23 settembre l’assalto della gente prese di mira i negozi di pane e pasta: alcuni presero i prodotti pagando il prezzo che ritenevano equo, mentre altri uscirono senza pagare. La polizia e la Guardia Civica non ricevettero alcun ordine di reprimere le manifestazioni di protesta e l’Intendente di polizia si limitò a diffondere un proclama che invitava i bolognesi al rispetto della legge; scrisse che “le violenze non possono condurre alla diminuzione dei prezzi che deve essere il frutto della libera concorrenza”. Anzi – scrisse – se le violenze fossero proseguite sarebbero scomparsi i prodotti dalle botteghe. Il 24 settembre “il tumulto prese l’aspetto di una sommossa”; ma questa volta polizia, guardia civica, bersaglieri e cavalleggeri intervennero in gran numero e repressero l’assalto ai negozi, arrestando e imprigionando decine di persone, fra cui molte donne. Nei giorni successivi furono arrestate molte altre persone: la repressione fu durissima anche perché l’8 ottobre era previsto l’arrivo del Re a Bologna.
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