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Quando papa Lambertini risanò i conti dello Stato
 Marco Poli (del 18/09/2011 alle 21:12:00, in Articoli, visitato 1383 volte)
Dopo la sua elezione col nome di Benedetto XIV (17 agosto 1740), il nostro grande papa Prospero Lambertini, appena giunse a Roma si accorse che le finanze dello Stato Pontificio erano in condizioni tragiche. Da esperto amministratore – e aveva dimostrato di esserlo a Bologna - dopo aver preso atto che lo Stato non aveva nemmeno un proprio bilancio, fece fare ai “computisti” il conto delle uscite e delle entrate: il risultato fu impressionante poiché il disavanzo aveva raggiunto l’enorme cifra di quasi 60 milioni di scudi, pari a più di 20 anni di entrate dell’erario! La situazione era dovuta a lunghi anni di cattiva amministrazione. Ma papa Lambertini, che avrebbe preferito occuparsi di cose spirituali e religiose e non di problemi amministrativi, non si perse d’animo ed avviò immediatamente l’opera di risanamento dei conti statali. Anzitutto non sostituì 500 soldati dell’esercito pontificio (fra deceduti e pensionati) e diminuì gli stipendi di soldati e ufficiali, poi tagliò le spese generali, sforbiciò le pensioni, aumentò l’imposizione fiscale sugli immobili, introdusse la carta bollata, pretese un trasferimento di fondi maggiore dalle province, tentò di recuperare un credito di oltre tre milioni di scudi dal governo austriaco dovuto al sostentemento offerto alle truppe di passaggio nelle terre pontificie durante le Guerre di Successione. Nominò una “Congregazione economica” col compito di tagliare ogni spesa superflua. Ordinò di non aumentare le imposte sui generi alimentari e nemmeno quelle sugli affitti per non colpire la parte più debole della popolazione. Occorsero quattro anni, ma nel 1745 lo Stato Pontificio ebbe il suo primo bilancio redatto con criteri moderni. Gli uffici statali ebbero una riduzione di personale, ogni spesa doveva essere approvata dal Papa, le emissioni di titoli di Stato furono bloccate e gli interessi sui titoli già emessi furono ridotti.
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