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et discrepant in loquendo
Bononienses Burgi Sancti Felicis
et Bononienses Stratae Maioris.

Dante Alighieri, De Vulgari Eloquentia, liber I, cap. IX
” 
 
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Un Brancaleone bolognese
 Marco Poli (del 07/01/2012 alle 10:13:05, in articoli, visitato 1291 volte)
Nel 1252 gli ambasciatori del popolo romano, non più sottomesso al potere del Papa, rifugiatosi a Perugia, vennero a Bologna per offrire a Brancaleone degli Andalò, conte di Casalecchio, considerato uomo equilibrato e saggio, l’incarico di Senatore di Roma, una carica simile a quella di podestà. Brancaleone accettò a patto che l’incarico fosse triennale e che a Bologna fossero inviati, come ostaggi, alcuni esponenti di famiglie nobili romane; gli ambasciatori accolsero le richieste e dal 1252 Brancaleone iniziò a svolgere l’incarico facendosi apprezzare soprattutto dal popolo; fra l’altro, fece abbattere numerose torri appartenenti alla nobiltà romana e introdusse statuti che contenevano non solo doveri per i cittadini, ma anche diritti. La sua severità nei confronti della nobiltà, che osteggiò fino al punto di mandare al patibolo numerosi esponenti, gli procurò ostilità. Concluso il triennio, Brancaleone fu rieletto, ma papa Alessandro IV, ritenendolo ghibellino favorevole all’Imperatore, e troppo ostile alla nobiltà, alla fine del 1255 riuscì a farlo arrestare e a rinchiuderlo in carcere: probabilmente gli ostaggi tenuti a Bologna gli salvarono la vita. Ma il popolo insorse e nell’aprile 1256 uccise il successore di Brancaleone che fu liberato e di nuovo insediato come Senatore. Nel 1257, Brancaleone morì durante una spedizione militare in Maremma: c’è chi sostiene che fu avvelenato. Il popolo romano conservò il suo capo come una reliquia ed il nome di Brancaleone apparve sulla moneta della città eterna. Brancaleone degli Andalò faceva parte di una famiglia ghibellina bolognese che diede alla storia, non solo locale, illustri esponenti: basta ricordare il fratello Loderingo degli Andalò, fra i fondatori dell’ordine dei Frati Gaudenti, divenuto podestà di Firenze, di Siena, di Modena, di Reggio Emilia, e la sorella Diana, seguace di San Domenico, poi dichiarata Beata.
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