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et Bononienses Stratae Maioris.

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Addio alla ciminiera del Mulino Parisio
 Marco Poli (del 19/06/2012 alle 17:46:37, in Articoli, visitato 4511 volte)
L'anno 1176 rappresentò una svolta nella storia di Bologna: nel maggio si era svolta la battaglia di Legnano contro Federico Barbarossa con la vittoria della Lega Lombarda, cui aderiva Bologna; rassicurati dalla sconfitta dell’imperatore, i bolognesi decisero sia la costruzione della seconda cerchia detta "dei Torresotti" o “del Mille”, sia la canalizzazione delle acque del Savena verso Bologna.
Con la crescita demografica della città cresceva il numero delle bocche da sfamare: occorreva più frumento per produrre più pane, e dunque c’era bisogno dell’energia prodotta dalle acque per muovere le macine dei mulini da grano. Nell’arco di pochi decenni Bologna si procurò una grande quantità di acque canalizzando prima quelle del Savena (chiusa di S. Ruffillo), poi quelle del Reno (chiusa di Casalecchio). In poco più di un secolo le scarse acque del canale di Savena alimentarono circa 30 mulini da grano.
Tuttavia fra quei mulini non vi era il Mulino Parisio, del quale si ha notizia solo a partire dal Seicento. Era un mulino che funzionava in virtù delle acque del canale Savena che scorreva a quattro metri di profondità. Nel XIX secolo ha funzionato anche come mulino da riso. Di proprietà della famiglia Rosa, passò alla famiglia Bandiera dopo l’inizio del ‘900 per poi essere acquisito da Miglioli nel 1943 che macinò grano fino al 1979 anno in cui cedette il complesso alla signora Maria Enza Gambetti, l’ultima proprietaria, che chiuse l’attività del Mulino Parisio nel non lontano 1983.
Nell’immobile si insediò una banca. E la ciminiera? Sappiamo che a fine ‘800 il mulino era dotato di due turbine e due macine ed era alimentato da macchine a vapore: ciò spiega la costruzione della ciminiera che, quindi, è poco più che centenaria, simile a quella della ditta Calzoni che svettava in via Boldrini.
L'11 giugno 2012, dopo oltre un secolo, la ciminiera è stata tagliata: ora, passando davanti all'ex Mulino, più che la farina ci verrà in mente il terremoto. Tuttavia, nella toponomastica del cuore, quella non scritta se non nell'esperienza dei cittadini, quella località rimarrà sempre il Mulino Parisio.
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