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Quando fu inventata la "notte azzurra"
 Marco Poli (del 23/08/2012 alle 10:42:29, in Articoli, visitato 1087 volte)
Il 6 luglio la riviera adriatica è stata invasa per partecipare alla “notte rosa”; a Bologna si organizzano “notti bianche”, anche circoscritte ad una sola via. Sono iniziative che attirano molte persone, frammenti di carnevale fuori stagione che fanno dimenticare per qualche ora la disoccupazione, la prima rata dell’IMU già pagata e le prossime tasse da pagare.
Ma la prima notte “colorata” nacque 73 anni fa, nel 1939, prima che l’Italia entrasse in guerra, mentre era attivo, dal 23 agosto di quell’anno, il patto fra Hitler e Stalin che consentì loro di dividersi la Polonia e di conquistare parti della Finlandia, la Norvegia, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania, la Danimarca…
L’Italia di Mussolini, per tenersi pronta alla probabile entrata in guerra, avviò varie iniziative “educative e autarchiche”. A Bologna, i cittadini, obbedienti alle direttive del Duce, si adeguarono: qualcuno acquistò le maschere antigas consigliate, altri rafforzarono le cantine da usare come rifugi, i gerarchi lasciarono in garage le automobili e si fecero vedere in bicicletta. Tornarono di moda i fiacres e si donò il "ferro alla Patria”. Molti fascisti si proposero come volontari per seminare a grano parti dei Giardini Margherita, piccole aiuole e giardinetti pubblici. Gli “orti di guerra” sorsero pure nei giardini privati e addirittura in casa si mettevano a dimora piante di verdura di vario genere. Ma siccome il pericolo maggiore sarebbe venuto dal cielo, si fecero esercitazioni di oscuramento della città: nelle case del fascio si distribuivano coperchi da applicare sui fanali delle biciclette, mentre bisognava rivestire i vetri delle finestre con carta azzurra in modo da oscurare le luci di casa.
Fu così che la notte fra il 30 e il 31 agosto 1939 fu chiamata “notte azzurra” per il colore della carta applicata ai vetri delle finestre. E allora, evviva le “notti rosa” e le “notti bianche”!
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