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L’antica cripta di San Zama, non è visitabile. Perché?
 Marco Poli (del 15/10/2012 alle 14:20:45, in Articoli, visitato 3643 volte)
Di Zama, primo Vescovo di Bologna, si sa solo che visse attorno al 300, a cavallo fra le persecuzioni di Diocleziano e i decreti di Costantino; a ricordarlo c’è una cripta a lui intitolata che si trova in via dell’Abbadia. Lì, infatti, dove sorgeva l’antico insediamento (chiesa e monastero) intitolato ai santi Nàbore e Felice, fu seppellito assieme ai primi vescovi della città. Addirittura, una corrente storica sostenne – ma senza fondamento storico- che quella fu la prima Cattedrale di Bologna proprio perché ospitava la sepoltura dei primi vescovi. Nel 1586, l’arcivescovo Gabriele Paleotti dispose la traslazione dei corpi dei vescovi Zama e Faustiniano nella Cattedrale di S. Pietro, ove ancor oggi sono conservati, mentre l’arca che li conteneva fu collocata nel complesso di S. Stefano, davanti alla chiesa del Santo Sepolcro. San Zama con gli altri vescovi santi della chiesa bolognese è ricordato il 28 settembre. Furono i monaci benedettini a ricostruire la chiesa in stile romanico, così come la cripta sottostante da essi costruita utilizzando molti materiali “riciclati”, cioè colonne e capitelli di varia epoca (a partire dal VI secolo) e di vario stile. In seguito la cripta fu ristrutturata dalle monache clarisse che le diedero l’aspetto odierno, con tre navate, collocandovi un altare e cinque edicole devozionali e creando una scala d’accesso che conduceva nella cripta, sotto il pavimento della chiesa. Le decorazioni pittoriche superstiti risalgono al XVI secolo. La cripta si presenta, ancora oggi, come un luogo sacro a se stante, separato dalla chiesa, pieno di fascino e di spiritualità. Purtroppo, la cripta di San Zama, che fa parte del complesso che dipende dal Comando Militare dell’Esercito italiano in Emilia Romagna, non è visitabile. Perché sottrarre alla cittadinanza, alla cultura e alla religiosità bolognese, una importante e ultramillenario luogo della città?
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