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100 anni fa moriva Alfonso Rubbiani il restauratore romantico che amava il medioevo
 Marco Poli (del 12/06/2013 alle 16:25:54, in Articoli, visitato 2150 volte)
Nacque il 3 ottobre 1848, qualche mese dopo la giornata dell’8 agosto che vide i bolognesi opporsi con successo agli austriaci.
Di famiglia molto religiosa, a 19 anni Alfonso Rubbiani iniziò ad impegnarsi nell’associazionismo cattolico: nel 1870 si arruolò nell’esercito pontificio per difendere Roma dall’attacco dell’esercito italiano.
Nel 1879 fu eletto consigliere e assessore al Comune dI Budrio; lo stesso anno, pur avendo compiuto studi di tutt’altro genere, si avvicinò al mondo del restauro collaborando a quello della chiesa di S. Martino: fu l’inizio della carriera di restauratore “romantico” che si proponeva di ricostruire gli edifici in analogia con lo stile dell’epoca.
Nel 1883, lavorò al castello di S. Martino dei Manzoli a Minerbio e nel 1886 fu il protagonista del restauro della chiesa di San Francesco e delle arche dei Glossatori che gli diede grande notorietà. Nel 1889 Rubbiani fu uno dei fondatori del “Comitato per Bologna Storica e Artistica”, l’associazione che vanta enormi meriti nel restauro di edifici storici.
Nel 1902, quando iniziò l’abbattimento delle mura di Bologna, Rubbiani fu tra i più strenui oppositori assieme a pochi altri intellettuali. Suo fu il restauro di ciò che rimase di porta Maggiore.
Fra i numerosi restauri di cui fu autore spiccano quelli del palazzo della Mercanzia, dell’oratorio di Santo Spirito in via Val d’Aposa, della facciata di S. Domenico, del palazzo dei Notai.
Nel 1910, quando fu deciso l’allargamento delle vie Rizzoli, Orefici e Caprarie, Rubbiani riportò alla luce palazzo Re Enzo. Il restauro finì fra le polemiche. Fu l’ultimo intervento di Rubbiani.
Morì nel 1913 nella sua casa di vicolo dell’Orto, 4.
L’illustre storico dell’arte Aldo Foratti scrisse: “le lodi dei più non evitarono qualche riserva, quando l'idea di ripristinare con eccessiva libertà sopraffece il più storico concetto di salvare le antiche fabbriche”.
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