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et discrepant in loquendo
Bononienses Burgi Sancti Felicis
et Bononienses Stratae Maioris.

Dante Alighieri, De Vulgari Eloquentia, liber I, cap. IX
” 
 
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Giacomo Bulgarelli simbolo di una città vincente
 Marco Poli (del 04/03/2009 alle 15:12:26, in Articoli, visitato 1435 volte)
Da sempre, gli atleti dei vari sport sono stati personaggi amati dalla gente. Fino all’inizio del ‘900 il gioco del pallone a bracciale fu lo sport più popolare: prima alla Montagnola, poi dal 1821 allo Sferisterio, migliaia di spettatori pagavano il biglietto per prendere posto sulle gradinate.
I campioni erano amati dal pubblico, ben pagati ed i loro nomi notissimi.
Nel ‘600 vi erano giocatori che venivano ingaggiati dalle varie città, fra cui Bologna, per le sfide che si svolgevano nelle piazze o al chiuso di saloni come quello del Podestà.
Giacomo Leopardi dedicò una poesia ad un campione dell’epoca, Carlo Didimi, e Edmondo de Amicis scrisse un romanzo in cui il gioco del pallone ed i suoi campioni erano protagonisti.
Non solo i popolani erano spettatori e tifosi: il nobile Giovanni Gozzadini si fece ritrarre con la tenuta da giocatore.
Anche i fantini che si esibivano alla Montagnola e poi nei vari ippodromi fino a quello dell’Arcoveggio, erano amatissimi.
Poi, dal 1909, con la fondazione del Bologna F.C., e soprattutto dal 1925, con la vittoria del primo scudetto, il calcio divenne lo sport di massa ed i bolognesi amarono i loro gradi campioni a partire da Schiavio e Biavati.
L’affetto di migliaia di bolognesi per il grande Giacomo Bulgarelli non deve, quindi, stupire: la gente ha amato il campione, l’uomo simbolo di una squadra che regalò alla città lo strepitoso scudetto del 7 giugno 1964.
In più, a tanti di noi che eravamo in S. Pietro, quella bara e quei volti hanno suscitato il ricordo di un’epoca in cui c’era un’altra Bologna, una Bologna che vinceva le sfide, che guardava avanti con fiducia.
Le lacrime per Giacomo Bulgarelli avevano anche questo significato.
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