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Chiudere le porte per lasciar fuori la peste
 Marco Poli (del 04/04/2009 alle 09:57:33, in Articoli, visitato 2392 volte)

Le porte di Bologna che, dopo il restauro, stanno uscendo dai gusci che le avvolgevano, che funzioni avevano? Anzitutto quella di non far entrare persone sgradite; poi quella di far pagare il dazio alle merci che si introducevano in città. A tal fine, ogni porta aveva un suo capitano che risiedeva accanto alla porta stessa, e dei “chiavieri”, o guardiani, che 24 ore su 24 sorvegliavano l’accesso.

Tuttavia, fra il 1628 ed il 1630, fu affidato alle porte anche il compito di tenere fuori la peste. Infatti il 12 gennaio 1628 il cardinale legato di Bologna, Bernardino Spada, ordinò di porre più guardie alle porte “per maggiormente guardarsi dall’infortunio della peste”, vietando l’ingresso in città a persone e merci non accompagnate da “fedi di sanità”, cioè da certificazioni. Si posero alle porte anche degli ufficiali sanitari e si vietò l’ingresso in città a “zingari, mendicanti, e vagabondi di cera poco sana”.

Quando la peste fu segnalata a Milano, si stabilì di tenere aperte solo 5 porte e di intensificare i controlli sulle merci in ingresso, in quanto vi sono “persone poco timorate di Dio, che non hanno riguardo al bene pubblico, ma solo all’interesse proprio” e che non esitano a falsificare la fede di sanità; fu anche prevista la pena di morte per i guardiani negligenti. Si fece di tutto per chiudere la peste fuori dalle mura, considerate come un cordone sanitario: i documenti dello “straniero” furono passati sopra il fuoco per essere “ben purgati” e si ordinò di tenere pulite le strade.

Ma nonostante tutte le precauzioni, a maggio del 1630 la peste era già in città: in meno di un anno si contarono 15.000 morti su 62.000 abitanti: nessuna guerra provocò tante vittime.

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