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I nove secoli della torre Asinelli
 Marco Poli (del 16/07/2009 alle 23:23:32, in Articoli, visitato 3490 volte)
Secondo una consolidata ed accettata tradizione, il giorno d’inizio della costruzione della la torre Asinelli fu l’11 ottobre 1109. La datazione è assolutamente probabile, come fu dimostrato alcuni lustri fa: infatti, fra il 1988 ed il 1990, furono prelevati alcuni campioni delle pietre della torre e, analizzate con i moderni strumenti, fu possibile stabilire una datazione proprio attorno al 1109.
Si scoprì anche che nelle costruzione della torre furono utilizzate, o meglio, riciclate, pietre di sette secoli prima .
L’altezza dell’Asinelli è di m. 97.20, con fondamenta di m.6,50 e lato di m. 10,50; la base di selenite è alta m. 3,70, di cui 1,70 interrati. L’originaria porta d’accesso stava a levante a 7 metri d’altezza. La tecnica costruttiva fu quella della muratura a sacco con due pareti di mattoni (esterna 90 cm. e interna 45 cm.) che racchiudono un conglomerato di calce e ciottoli; ciò fino all’altezza di m. 34,20: da quel punto lo spessore diminuisce.
Una delle questioni che recentemente è stata posta da alcuni studiosi, proprio partendo da questi dati, riguarda l’altezza iniziale della torre: infatti vi è chi sostiene che la base della torre sia tipica di una costruzione che non doveva superare i 60 metri di altezza. Secondo questa tesi, sarebbe stato il Comune, dopo averla acquistata, a soprelevarla per ragioni difensive, utilizzandola come punto privilegiato di osservazione di una vasta area circostante. Il Comune utilizzò la torre anche come carcere e come luogo di esecuzione di pena: infatti, a pochi metri d’altezza, verso Strada Maggiore, era stata collocata una gabbia di ferro dentro la quale venivano posti ecclesiastici condannati a morte. Una cronaca ci riferisce che nel 1386, il priore dei frati del convento degli Angeli resistette ben 13 settimane prima di morire. Fra il 1351 ed il 1360, fu capitozzata la torre Garisenda che stava inclinandosi pericolosamente minacciando l’Asinelli. Proprio in quegli anni, anche il signore di Bologna Giovanni da Oleggio, pensò di utilizzare la torre come punto di controllo e di osservazione e per collocarvi un certo numero di guardie: perciò decise di far costruire sia le scale interne alla torre, sia un "corridore", cioè una struttura in legno che collegasse l'Asinelli alla Garisenda. Ma nell’agosto del 1399, per colpa del custode che teneva una lumiera accesa in cima alla torre, scoppiò un incendio che mandò in cenere le scale ed anche il corridore.
In seguito furono costruite scale a chiocciola in pietra e la merlatura in cima, ma non fu eliminato tutto il legno (una parte delle scale).
Altri incendi, alcuni dei quali dolosi, presero di mira la torre provocando di nuovo la distruzione delle scale di legno. Nel 1488, alla base della torre fu realizzata una rocchetta e costruite botteghe in muratura in luogo di quelle in legno. Sulla sommità della torre, furono innalzate delle colonne per reggere un coperto in piombo.
Le scosse di terremoto non lasciarono alcun segno che, invece, fu lasciato dai numerosi fulmini che la colpirono. Per riparare i danni provocati dai fulmini, il perito del Comune Gianandrea Taruffi “inventò” una gabbia di legno: il 14 settembre 1706, questo progenitore dell’ascensore fu issato lungo il paramento murario per ispezionare i danni e per ripararli. La stessa operazione fu ripetuta venti anni dopo; poi, il 3 settembre 1727 fu collocato sopra la rocchetta della torre Asinelli, come auspicio di protezione dai fulmini, un S. Michele Arcangelo in bassorilievo, opera di Giovan Battista Gnudi.
Purtroppo la protezione di S. Michele Arcangelo non impedì ad altri fulmini di ferire la torre; il 27 agosto 1754, si rese necessario, quindi, il ricorso all’ascensore-gabbia da parte dell'architetto del Comune Gian Giacomo Dotti, che, assieme ad un capomastro, si fece issare lungo la torre Asinelli per riparare i danni provocati da un fulmine. La cosa si ripetè anche nel 1763.
Finalmente nel 1824, fu collocato l'impianto parafulmine. Da allora, il fatto più curioso che vide coinvolta la torre Asinelli fu “l’assalto degli scalatori”: infatti, il 7 aprile 1878, il lanternaio Luciano Monari scese dalla sommità della torre Asinelli servendosi del filo metallico del parafulmine. Fu portato in trionfo come un eroe fra l’entusiasmo popolare. Ma nelle settimane successive, per emulare l’impresa di Monari, molti altri si cimentarono in scalate e discese dalla torre utilizzando il filo del parafulmine. Al punto che dovette intervenire la polizia che arrestò molti giovani. Vi fu un “maxiprocesso” ad una quindicina di ragazzi e tutti furono condannati a qualche giorno di carcere.
In nove secoli di vita, l’Asinelli ha osservato dall’alto dei suoi quasi 100 metri il dipanarsi della storia della città abituandosi a tutto, anche ad essere utilizzata, per le elezioni del 1948, come luogo d’affissione di enormi cartelli di propaganda dei partiti. Non ci resta che farle gli auguri per questo compleanno, consapevoli che lei rimarrà lì ancora per secoli a guardare la città di cui è diventata simbolo assieme alla sorella minore.
Marco Poli
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