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"Gare di solidarietà" d'altri tempi
 Marco Poli (del 02/09/2009 alle 15:43:29, in Articoli, visitato 1375 volte)
La cosiddetta “gara di solidarietà” che vediamo scattare di fronte ad eventi disastrosi (terremoto) o per sostenere altre iniziative benefiche, non è un’invenzione o un’usanza dei nostri tempi, bensì accadeva già in passato in modo del tutto analogo. Il terremoto che distrusse Messina e Reggio Calabria a fine dicembre 1908, vide un’immediata risposta solidale anche a Bologna: i pompieri partirono per portare aiuto, associazioni, cooperative, aziende e privati cittadini fecero offerte in denaro e in generi di prima necessità. Anche gli artisti, come avviene oggi, si impegnarono esibendosi gratuitamente per raccogliere fondi. A Bologna, al teatro del Corso in via S. Stefano fu Carlo Musi, l’inventore della canzone dialettale bolognese, ad organizzare una “serata artistica dialettale” durante la quale recitarono davanti ad una platea affollatissima, anche poeti dialettali non bolognesi: anzitutto Trilussa, poeta romanesco che fu presentato come ”il moderno Esopo”, il “più perfetto continuatore della satira civile e morale di Gioacchino Belli”, l’artista che “senza predilezioni partigiane” riesce a colpire “la viltà e la menzogna della società contemporanea”. Poi vi erano altri poeti dialettali come Aldo Spallicci, Enrico Stuffler e Berto Barabani. Anche durante il primo conflitto mondiale, gli artisti si prodigarono a favore di orfani, vedove e invalidi: il 4 aprile 1917 Carlo Musi si recò presso l’Istituto Rizzoli dove erano ricoverati molti soldati feriti e invalidi: fu una grande festa ed il cantautore, pur anziano e forse malato (sarebbe morto nel 1920), regalò una parentesi di grande allegria cantando le sue più famose canzoni e recitando i suoi divertenti monologhi.
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