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Il forno del pane di S. Stefano
 Marco Poli (del 29/04/2010 alle 01:23:44, in Articoli, visitato 2376 volte)

Oltre a quelle derivanti dal patrimonio immobiliare donato da numerosi fedeli, un’entrata importante sulla quale poterono contare i religiosi di Santo Stefano fu quella che proveniva dall’affitto del forno del pane, costruito nel XV secolo accanto alla chiesa del Crocifisso ed abbattuto solo nel secolo scorso.
Nel 1449, papa Nicolò V, Tommaso Parentuccelli, colui che avviò la costruzione della Basilica di S. Pietro nella forma che oggi possiamo ammirare, concesse il privilegio al forno di Santo Stefano di poter produrre pane bianco che veniva chiamato “pane di ruzzoli”. Erano pagnotte di piccole dimensioni, attaccate l’una all’altra e si vendevano in numero almeno di quattro per volta e non a peso come accadeva per gli altri tipi di pane. Una pianta settecentesca dell’edificio del forno, che sorgeva a sinistra della chiesa del Crocifisso lungo la via S. Stefano, nel luogo ove oggi si trova il giardino che porta al convento dei monaci olivetani, raffigura un luogo di 430 mq.: vi erano quattro forni e vi lavoravano una ventina di addetti alle varie mansioni. Il privilegio era davvero notevole in quanto oltre a concedere a S. Stefano l’esclusiva della vendita del pane bianco, prevedeva anche l’esenzione da tasse e dazi. Dunque, un vero e proprio monopolio che si protrasse fino all’arrivo dei francesi di Napoleone nel giugno del 1796. Non mancarono i tentativi surrettizi di produrre lo stesso pane da parte di altri fornai, al punto che il cardinal legato di Bologna fu costretto più volte ad intervenire con editti per proibire a tutti i fornai operanti nel raggio di “tre miglia dalla città” la produzione del pane di ruzzolo in pregiudizio del forno di S. Stefano che ne tiene privilegio particolare e jus privativo. La pena prevista per i trasgressore fu fissata in scudi 25 d’oro ed altre corporali ad arbitrio nostro. Va precisato che la gestione del forno era attribuita a chi si aggiudicava la gara d’appalto convocata con specifico bando. Il gestore riconosceva un adeguato affitto all’Abbazia di Santo Stefano e poteva condurre il forno per un quinquennio. Il forno di S. Stefano non si limitava a confezionare il “pane di ruzzolo”, ma anche normali pagnotte di maggior peso, crescentine e “brazadelle”, cioè le tipiche ciambelle bolognesi.

 Marco Poli

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