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		<title><![CDATA[San Bononio, un santo bolognese quasi sconosciuto]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[C’&egrave; un Santo bolognese che si chiama Bononio del quale pochissimi conoscono l’esistenza forse perch&eacute; non vi &egrave; una sua raffigurazione, ... forse perch&eacute; non c’&egrave; una chiesa a lui intitolata; ma, nei pressi di Biella, nel comune di Curino, vi &egrave; una frazione che porta il nome di San Bononio, mentre Settimo Rottaro, piccolo comune nei pressi di Ivrea, ha come patrono San Bononio abate e la chiesa principale gli &egrave; intitolata.
Bononio nacque a Bologna attorno al 950 e dopo una permanenza nel monastero di S. Stefano negli anni della giovinezza, decise di partire per l’Egitto dove fond&ograve; una comunit&agrave; cristiana, costru&igrave; chiese e aiut&ograve; la popolazione. Riusc&igrave; anche a far liberare il vescovo di Vercelli fatto prigioniero degli arabi. Proprio questo vescovo, una volta libero, volle Bononio nella sua diocesi e lo nomin&ograve; abate del abbazia di Santa Maria di Lucedio in provincia di Vercelli, ancora oggi esistente. 
Bononio accolse l’invito del vescovo e rientr&ograve; in Italia: prima di recarsi a Lucedio, si ferm&ograve; in Toscana dove fond&ograve; un monastero in Val d’Elsa, quindi giunse nella sua Bologna dove, secondo il suo biografo, comp&igrave; alcuni dei tanti miracoli. Giunse a Lucedio dove rimase fino al 997, quando, a seguito dell’uccisione del vescovo, si vide costretto a tornare in Toscana dove rimase per quattro anni prima di rientrare a Lucedio. Qui rimase fino alla morte avvenuta il 30 agosto 1026. 
Bononio, che segu&igrave; la regola di San Benedetto, fu un santo pellegrino: uomo d’azione, fond&ograve; e riorganizz&ograve; conventi mostrando energia e dinamismo. Molti sono i miracoli che gli vennero attribuiti e ci&ograve;, assieme alle altre qualit&agrave;, gli valse la canonizzazione decisa da Giovanni XIX, papa dal 1024 al 1032, subito dopo la morte di Bononio, a conferma della fama che si era diffusa e della considerazione che riscuoteva. Nella chiesa di Fontanetto Po, in provincia di Vercelli, &egrave; conservata una reliquia di San Bononio.
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		<title><![CDATA[I 100 anni del santuario del Sacro Cuore di via Matteotti]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Cento anni fa, il 15 ottobre 1912, l’arcivescovo di Bologna Giacomo Della Chiesa, che poi sal&igrave; al soglio pontificio col nome di Benedetto XV, inaugur&ograve; ... il monumentale e imponente santuario del Sacro Cuore in via Matteotti. E cos&igrave; anche il nuovo insediamento chiamato “la Bolognina”, gi&agrave; popoloso dopo la costruzione di numerosi edifici della Cooperativa Risanamento e dell’IACP, ebbe la sua chiesa parrocchiale.
La prima pietra fu posta dal cardinale Domenico Svampa il 14 giugno 1901 dopo che numerose persone avevano versato il denaro necessario per finanziare la somma di lire 400.000 necessaria per costruire il santuario: in prima fila vi furono papa Leone XIII, papa Pio X,  lo stesso cardinale Svampa e il conte  Giovanni Acquaderni. 
La costruzione del santuario fu progettata e condotta da Edoardo Collamarini, uno dei pi&ugrave; apprezzati architetti. Ma il futuro riserv&ograve; al santuario tragiche sorprese: il 21 novembre 1929 la cupola croll&ograve; sulla chiesa provocando danni enormi. L’anno successivo, dopo la morte del parroco don Riccardo Zucchi, la gestione del santuario fu affidata ai Salesiani e il nuovo parroco don Antonio Gavinelli avvi&ograve; immediatamente i lavori di ricostruzione che si conclusero nel 1935. 
Giunse poi la guerra e con essa i bombardamenti: quello del 25 settembre 1943 colp&igrave; l’edificio provocando gravi danni; intanto don Gavinelli era stato inviato al confino per ragioni politiche. Quando, nel 1945,  pot&eacute; tornare a Bologna nella sua chiesa, mise ogni energia per restaurare la chiesa che il 22 giugno 1947 fu nuovamente “inaugurata”. 
Nella cripta sono sepolti sia il cardinale Svampa, sia lo storico e dinamico parroco don Antonio Gavinelli che per ben due volte riport&ograve; la monumentale chiesa al suo splendore. 
In parallelo con le vicende del santuario, si &egrave; sviluppata la bella storia del grande Istituto Salesiano per la formazione professionale di via Jacopo della Quercia.
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		<title><![CDATA[Il papa bolognese Gregorio XV, colto, diplomatico e nepotista: il papa che nominò cardinale Richelieu]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div>Fra i papi bolognesi va ricordato Alessandro Ludovisi, papa Gregorio XV. Nato a Bologna il 9 gennaio 1554 da famiglia nobile, si laure&ograve; all&rsquo;Universit&agrave; di Bologna  in diritto civile e canonico nel 1575; lo stesso anno, il papa bolognese Ugo Boncompagni (Gregorio XIII)  lo chiam&ograve; a Roma come giudice del tribunale civile; in seguito, nel 1598, gli fu affidato l&rsquo;importante incarico di vicegerente di Roma.</div>
<div>Il 12 marzo 1612 fu nominato arcivescovo di Bologna e solo nel 1616 papa Paolo V lo nomin&ograve; cardinale. Dopo la morte di papa Paolo V, l&rsquo;8 febbraio 1621 si apr&igrave; il conclave e nell&rsquo;arco di sole 24 ore vi fu la fumata bianca e Alessandro Ludovisi fu nominato papa assumendo il nome di Gregorio XV.</div>
<div>Nel 1622 deliber&ograve; la canonizzazione di personaggi come Santa Teresa d&rsquo;Avila, Isidoro di Siviglia, Francesco Saverio, Ignazio di Loyola e Filippo Neri; inoltre costitu&igrave; la Congregazione Propaganda Fide con lo scopo di evangelizzare i popoli  e diffondere il cattolicesimo.</div>
<div>Sempre nel 1622, dopo aver &ldquo;promosso&rdquo; Parigi ad arcidiocesi, nomin&ograve; cardinale Jean du Plessis, duca di Richelieu, che i romanzi di Alexandre Dumas resero famoso come &ldquo;cardinale Richelieu&rdquo;. Riform&ograve; il conclave stabilendo che fosse svolto in clima di clausura, al fine di impedire la pressione dei vari stati, con ci&ograve; ribadendo come l&rsquo;elezione del papa dovesse essere affidata allo Spirito Santo e non alle brighe politiche delle potenze europee.</div>
<div>Non fu esente dalla pratica del nepotismo: nomin&ograve; cardinale il nipote Ludovico di 25 anni e attribu&igrave; incarichi ad altri parenti, fra cui un nipote di soli 11 anni cui attribu&igrave; un governatorato ed una prefettura.</div>
<div>Favor&igrave;  suoi concittadini: oltre al suo segretario Giovanni Battisti Agucchi, chiam&ograve; artisti come il Domenichino e il  Guercino, ai quali affid&ograve; lavori.</div>
<div>Il suo pontificato si protrasse per soli due anni e mezzo: mor&igrave; l&rsquo;8 luglio 1623. Fu sepolto nella chiesa di S. Ignazio in Roma.</div>]]></content>
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		<title><![CDATA[100 anni fa: premiata la macchina che faceva 5000 tortellini all’ora.]]></title>
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		<created>2012-03-11T12:22:45+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Nel 1909 la ditta Bertagni che produceva pasta fresca, ed in particolare tortellini, aveva alle dipendenze ben 95 donne addette alla produzione di tortellini e altra pasta: in quegli stessi anni si stava perfezionando una macchina che poteva svolgere il lavoro di 20 di esse producendo automaticamente 5000 tortellini all’ora. A realizzare questa macchina, che nel 1912 fu premiata con la medaglia d’oro  del “Premio Umberto I”, fu la ditta Zamboni &amp; Troncon con officina in via Frassinago. 
In quell’officina si progettarono e costruirono varie macchine per la produzione di pasta fresca. Ma il maggior successo fu appunto la macchina per produrre i tortellini: stendeva la sfoglia, la tagliava in quadretti sui quali veniva collocato il ripieno e, infine, chiudeva il tortellino. Altre macchine preparavano le tagliatelle, gli stricchetti, le farfalle e altri tipi di pasta. 
Fu anche costruita una macchina che riempiva le confezioni di pastina glutinata: la macchina ebbe grande successo e fu esportata in tutto il mondo. Si pu&ograve; dire che apr&igrave; la strada all’industria del packaging che si fece onore, nei decenni successivi e fino ai nostri giorni, nel distretto industriale bolognese. 
Alcuni dei giovani tecnici dell’officina di via Frassinago fondarono nuove aziende, come Armando Simoni (OMAS penne stilografiche) e Otello Cattabriga (macchine per gelati). Essi avevano frequentato l’Istituto Tecnico Aldini Valeriani, la scuola dalla quale uscirono tecnici sopraffini ed anche imprenditori. 
Nel 1921 la ditta si sciolse per costituire, assieme ad altre aziende, la SABIEM. Ma alcuni anni dopo, la ditta Zamboni  si ricostitu&igrave; per continuare a produrre macchine per fare tortellini e pasta di vario genere.
Dopo vari trasferimenti, le Officine Meccaniche Zamboni operano con successo a Casalecchio di Reno, in via Cimarosa: e continuano a fare macchine per prodotti alimentari.  Compresi i tortellini. 
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		<title><![CDATA[100 anni fa, un bolognese vinse la prima medaglia d’oro olimpica]]></title>
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		<created>2012-02-21T09:46:51+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div>Le prime Olimpiadi dell&rsquo;et&agrave; moderna si svolsero ad Atene il 25 marzo 1896 su iniziativa del barone Pierre De Coubertin. Per diverse ragioni, l&rsquo;Italia non partecip&ograve; a quelle Olimpiadi e nemmeno a quelle successive.&nbsp;&nbsp;</div>
<div>Solo alla quarta Olimpiade, che si svolse a Londra nel 1908, partecip&ograve; anche l&rsquo;Italia e si fece onore Alessandro Pirzio Biroli, un giovane ufficiale di Campobasso che, di stanza a Bologna, utilizz&ograve; la palestra Virtus di via Castiglione nell&rsquo;ex chiesa di S. Lucia per i suoi allenamenti come schermitore: vinse la medaglia d&rsquo;argento nella sciabola a squadre. </div>
<div>Dunque, c&rsquo;&egrave; un po&rsquo; di Bologna anche in questa prima medaglia italiana. Molta Bologna, invece, vi fu nella quinta Olimpiade che si svolse a Stoccolma nel 1912: infatti, nel torneo a squadre di ginnastica, l&rsquo;Italia si aggiudic&ograve; la medaglia d&rsquo;oro e fra i componenti la squadra vi era Giuseppe Domenichelli, nato a Bologna il 30 luglio 1887 e morto sempre a Bologna il 13 marzo 1955, un bolognese doc. Della squadra facevano parte anche i &ldquo;quasi bolognesi&rdquo; Adolfo Tunesi (Cento, 1887 - Bologna 1964) che conquist&ograve; anche il bronzo nel torneo individuale, e Luciano Savorini (Argenta, 1885 - Bologna, 1964) che faceva parte della Fortitudo di via San Felice. </div>
<div>Un non piccolo merito di questi successi va alle palestre e alle relative societ&agrave; sportive (Virtus, Fortitudo e Sempre Avanti) che consentivano agli atleti di allenarsi con continuit&agrave;. </div>
<div>Giuseppe Domenichelli, che gi&agrave; faceva parte della nazionale italiana e che aveva ottenuto ottimi risultati, dopo aver vinto l&rsquo;oro non interruppe la sua attivit&agrave; sportiva, nemmeno in presenza della prima guerra mondiale: alle settime Olimpiadi, quelle di Anversa del 1920, pur avendo raggiunto l&rsquo;et&agrave; di 35 anni, Domenichelli e la squadra italiana trionfarono di nuovo ottenendo l&rsquo;oro. Solo attorno ai 40 anni si ritir&ograve; dall&rsquo;attivit&agrave; agonistica, rimanendo nell&rsquo;ambito della Virtus come insegnante.</div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Le conferenze di Marco Poli - Il Cartellone]]></title>
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		<created>2012-02-13T15:49:56+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<table width="100%" cellpadding="12" border="1">
    <tbody>
        <tr>
            <td style="background-color: rgb(204,255,204)">
            <div style="text-align: left"><strong><span style="color: rgb(0,51,0)">Tutte le conferenze in programma sono a<font color="#993300"> <blink>ingresso libero</blink>.</font></span></strong></div>
            </td>
        </tr>
        <tr>
            <td style="background-color: rgb(204,204,255)"><img width="200" height="1" border="0" align="middle" alt="" src="/public/spaziotrasp.gif" /></td>
        </tr>
        <tr>
            <td style="background-color: rgb(255,255,208)">
            <div><span style="color: rgb(51,153,102)"><strong>Gioved&igrave; 17 maggio, ore 16,30 Fam&egrave;ja Bulgn&egrave;isa, via Barberia, 11</strong></span></div>
            <div><span style="color: #ff0000"><strong>Le torri di Bologna: il fascino del Medioevo</strong></span></div>
            <div><strong><span style="color: #0000ff">Conferenza con immagini di Marco Poli </span></strong></div>
            </td>
        </tr>
        <tr>
            <td style="background-color: rgb(204,204,255)"><img width="200" height="1" border="0" align="middle" alt="" src="/public/spaziotrasp.gif" /></td>
        </tr>
        <tr>
            <td style="background-color: rgb(255,255,208)">
            <div><strong>Gioved&igrave; 24 maggio, ore 16,30, Villa Mazzacorati, via Toscana</strong></div>
            <div><span style="color: #ff0000"><strong>Bologna dopo l'Unit&agrave; d'Italia</strong></span></div>
            <div><span style="color: #0000ff"><strong>Conferenza con immagini di Marco Poli </strong></span></div>
            </td>
        </tr>
        <tr>
            <td style="background-color: rgb(204,204,255)"><span style="color: #ff0000"><img width="200" height="1" border="0" align="middle" alt="" src="/public/spaziotrasp.gif" /></span></td>
        </tr>
        <tr style="font-weight: bold">
            <td style="background-color: rgb(255,255,208)">
            <div><span style="color: #ff0000">&nbsp;&nbsp; </span></div>
            </td>
        </tr>
        <tr>
            <td style="background-color: rgb(204,204,255)"><span style="color: #ff0000"><img width="200" height="1" border="0" align="middle" alt="" src="/public/spaziotrasp.gif" /></span></td>
        </tr>
        <tr style="font-weight: bold">
            <td style="background-color: rgb(255,255,208)">
            <div><span style="color: #ff0000"><strong><br />
            </strong></span></div>
            </td>
        </tr>
        <tr>
            <td style="background-color: rgb(204,204,255)"><span style="color: #ff0000"><img width="200" height="1" border="0" align="middle" alt="" src="/public/spaziotrasp.gif" /></span></td>
        </tr>
        <tr>
            <td style="background-color: rgb(255,255,208)"><span style="color: #ff0000">&nbsp;</span></td>
        </tr>
        <tr>
            <td style="background-color: rgb(204,204,255)"><span style="color: #ff0000"><img width="200" height="1" border="0" align="middle" alt="" src="/public/spaziotrasp.gif" /></span></td>
        </tr>
        <tr style="font-weight: bold">
            <td style="background-color: rgb(255,255,208)"><span style="color: #ff0000">&nbsp;</span></td>
        </tr>
        <tr>
            <td style="background-color: rgb(204,204,255)"><span style="color: #ff0000"><img width="200" height="1" border="0" align="middle" alt="" src="/public/spaziotrasp.gif" /></span></td>
        </tr>
        <tr>
            <td style="background-color: rgb(255,255,208)">&nbsp;&nbsp;</td>
        </tr>
        <tr>
            <td style="background-color: rgb(204,204,255)"><img width="200" height="1" border="0" align="middle" alt="" src="/public/spaziotrasp.gif" /></td>
        </tr>
    </tbody>
</table>]]></content>
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		<title><![CDATA[Nove secoli di nevicate a Bologna]]></title>
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		<created>2012-02-13T09:53:35+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div>1186, cadono quasi tre metri di neve.</div>
<div>1199, 8 agosto, grande nevicata e freddo invernale per tre giorni.</div>
<div>1359, 4-10 gennaio, per sei giorni consecutivi cadono 2,5 metri di neve: crollano molte tetti di case ed anche delle chiese di S. Martino e di S. Biagio.</div>
<div>1359, 9 gennaio, il Podest&agrave; vieta di giocare con la neve e di gettarla contro le persone: ai trasgressori, multa di 20 soldi.</div>
<div>1359, 12 giugno, a Bologna la neve caduta supera i 2 metri : la chiamarono &quot;la grande nevicata&quot; poich&eacute; non si ricordava niente di simile nel passato.</div>
<div>1403, 25 marzo, intensa nevicata e freddo invernale.</div>
<div>1409, 6 marzo, freddo intenso e neve. Gravi danni alle colture che determinano carestia.</div>
<div>1426, 27-28 gennaio, forte nevicata; crollano molti coperti.</div>
<div>1441, 24 dicembre, grande nevicata; cede una parte del tetto di san Petronio. Neve e gelo si protraggono fino a marzo.</div>
<div>1443, 2-4 maggio, freddo intenso, neve e pioggia.</div>
<div>1455, 17-18 giugno, freddo invernale e molta neve. Gravi danni all'agricoltura.</div>
<div>1470, 15-31 marzo, neve e gelo. Danni all'agricoltura.</div>
<div>1503, 21-23 febbraio, abbondante nevicata e crollo di molti tetti. 1594, molta neve, molto freddo molta pioggia. Anno di carestia.</div>
<div>1608, gennaio e febbraio, cade molta neve; crollano molti tetti di case. Carri e carrozze non possono transitare per le strade. Anno di carestia. Si fanno digiuni e processioni.</div>
<div>1695, fra Natale e Capodanno, grande nevicata e gelo. Numerosi tetti crollano, fra cui quello del palazzo del Podest&agrave;.</div>
<div>1696, maggio, grande nevicata.</div>
<div>1739, 29 aprile, grande nevicata che danneggia le coltivazioni.</div>
<div>1740, fra il 6 gennaio e l'8 maggio nevica 33 volte. Freddo anche nei mesi successivi al punto che si dovette &ldquo;portare il mantello&rdquo; fino al 29 luglio.</div>
<div>1798, 1 aprile, abbondante nevicata e bassa temperatura. 1803, 8 febbraio, grande nevicata che si protrae per pi&ugrave; giorni.</div>
<div>1803, 18 febbraio, a causa dell'eccezionale nevicata, viene imposta agli inquilini una tassa per rimuovere la neve dalle strade: l&rsquo;importo &egrave; pari all&rsquo;1,10% dell&rsquo;affitto.</div>
<div>1829-1830, nell'inverno nevic&ograve; per 324 ore nel corso di 96 giorni fra il 17 novembre 1829 ed il 21 febbraio 1830. La temperatura precipit&ograve; fino al limite massimo di 17 gradi sotto lo zero e per quasi 60 giorni la temperatura media si attest&ograve; sotto lo zero. Dopo i primi 15 giorni di nevicate (fra il 17 novembre ed il 1&deg; dicembre 1829), erano gi&agrave; caduti 4,5 metri di neve.</div>
<div>1855, 20-25 gennaio, nevicata ininterrotta e freddo pungente. Nevicher&agrave; anche in febbraio e in marzo.</div>
<div>1871, 9 gennaio, cade un metro di neve.</div>
<div>1929, la neve scese per 5 giorni senza sosta e raggiunse un&rsquo;altezza di 80 cm. Numerosi tetti crollarono e la citt&agrave; rimase immobilizzata per giorni. La temperatura raggiunse i 15 gradi sotto zero e ci&ograve; provoc&ograve; la rottura di tubazioni dell&rsquo;acquedotto.</div>
<div>1960, 15 gennaio, caddero 25 cm. di neve in una sola notte: il Comune assunse 1000 spalatori.</div>]]></content>
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		<issued>2012-02-13T09:53:35+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Le nevicate storiche a Bologna ]]></title>
		<id>http://www.marcopoli.it/dblog/articolo.asp?articolo=138</id>
		<created>2012-02-06T22:31:23+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div>Nella settimana fra Natale e Capodanno del 1695, Bologna fu colpita da una grande nevicata accompagnata da un gelido vento di tramontana. Alcuni tetti crollarono come quello del salone del Palazzo del Podest&agrave; e sub&igrave; gravi danni quello del Palazzo Comunale. I cittadini sgomberarono la neve dai tetti, ma cos&igrave; facendo riempirono le strade di neve rendendole impercorribili da carri e carrozze: i commercianti si trovarono impossibilitati a rifornire di merce i loro negozi. </div>
<div>Nelle settimane successive continu&ograve; a nevicare e ci&ograve; imped&igrave; lo svolgimento dei &ldquo;corsi&rdquo; di Carnevale. A fine marzo Bologna era ancora coperta di neve: si utilizz&ograve; l&rsquo;acqua dei canali per eliminare i cumuli di neve con inondazioni controllate per non danneggiare le cantine che ospitavano attivit&agrave; artigianali per lo pi&ugrave; tessili. </div>
<div>A maggio riprese a nevicare. Carestia e miseria furono le conseguenze del maltempo.  </div>
<div>Nell&rsquo;inverno 1829-1830, si ebbe la pi&ugrave; grande nevicata mai avvenuta a Bologna; nevic&ograve; per 324 ore nel corso di 96 giorni fra il 17 novembre 1829 ed il 21 febbraio 1830. La temperatura precipit&ograve; fino a 17 gradi sotto lo zero e per quasi 60 giorni la temperatura media rimase sotto lo zero. Dopo i primi 15 giorni di nevicate  erano gi&agrave; caduti 4,5 metri di neve.  </div>
<div>Un&rsquo;altra grande nevicata avvenne 100 anni dopo, fra il 10 ed il 14 febbraio del 1929: la neve scese per 5 giorni senza sosta, e raggiunse un&rsquo;altezza di 80 cm.. Numerosi tetti crollarono e la citt&agrave; rimase immobilizzata per giorni. Si raggiunsero  i 15 gradi sotto zero e ci&ograve; provoc&ograve; la rottura di tubazioni dell&rsquo;acquedotto. Scuole chiuse, case fredde per mancanza di carbone, molti negozi chiusi per l&rsquo;impossibilit&agrave; di approvvigionamenti,  broncopolmoniti a volte letali, fratture varie a seguito di cadute.   <br />
Nel dopoguerra vi fu l&rsquo;evoluzione dei mezzi di contrasto alla neve: dai 1000 spalatori assunti nel gennaio 1960, alle decine di mezzi spazzaneve.</div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Il medico bolognese che scoprì le virtù miracolose del caffè]]></title>
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		<created>2012-01-07T10:16:20+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div>Angelo Rambaldi, medico bolognese nato nella prima met&agrave; del Seicento, nel 1691 pubblic&ograve;, presso lo stampatore Longhi, un libretto di 70 pagine dal titolo &ldquo;Ambrosia arabica, ovvero della salutare bevanda caf&egrave;&rdquo;. Di Rambaldi, del quale non si hanno particolari notizie biografiche, sappiamo che intraprese dei viaggi in Africa, che era sposato, che era medico e che considerava il caff&egrave; una bevanda quasi miracolosa per i benefici effetti sulla salute. E queste sue convinzioni volle trasferirle nel libro che pubblic&ograve; nel 1691. </div>
<div>Per sostenere le sue tesi si avvalse di testimonianze di viaggiatori, come quello che gli narr&ograve; che l&rsquo;abate di un convento nello Yemen fece bere il decotto di caff&egrave; ai monaci con l&rsquo;effetto che essi &ldquo;<em>stettero desti tutta la notte e pronti ad assistere a tutti i divini uffizi</em>&rdquo;. </div>
<div>Tuttavia, ben altri - secondo Rambaldi - erano gli effetti benefici del caff&egrave;, specialmente se bevuto caldissimo: &ldquo;<em>corroborava lo stomaco, asciugava le catarratte, preservava dai calcoli e dalla podagra, raffrenava gli isterici e sollevava gli idropici, apriva copiosamente le urine e le purghe alle donne, aiutava le gravide, preservava dalle febbri</em>&rdquo;, e faceva dimagrire. Sostenne anche che &ldquo;<em>bevuto caldo, imbianca i denti</em>&rdquo;. </div>
<div>Angelo Rambaldi, che quando scrisse il libro disse di essere &ldquo;<em>pi&ugrave; che settuagenario</em>&rdquo;, afferm&ograve; di bere caff&egrave; da 36 anni con piena soddisfazione e di aver sentito il bisogno di spiegare non solo le virt&ugrave; della &ldquo;<em>ambrosia arabica</em>&rdquo;, ma anche le tecniche per la torrefazione e per la preparazione della bevanda. </div>
<div>Una delle tesi che confut&ograve; con forza fu l&rsquo;affermazione che il caff&egrave; &ldquo;<em>smorzi i sensi di Venere</em>&rdquo;: scrisse che, anzi, era un potente afrodisiaco e che egli stesso ne era testimonianza vivente poich&eacute; &ldquo;<em>con la prima moglie son sempre stato fecondo e con la seconda, dopo gli anni settanta di mia vita, ho gi&agrave; avuti due figli maschi e fra quattro mesi aspetto il terzo</em>&rdquo;.</div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Un Brancaleone bolognese]]></title>
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		<created>2012-01-07T10:13:05+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div>Nel 1252 gli ambasciatori del popolo romano, non pi&ugrave; sottomesso al potere del Papa, rifugiatosi a Perugia, vennero a Bologna per offrire a Brancaleone degli Andal&ograve;, conte di Casalecchio, considerato uomo equilibrato e saggio, l&rsquo;incarico di Senatore di Roma, una carica simile a quella di podest&agrave;. Brancaleone accett&ograve; a patto che l&rsquo;incarico fosse triennale e che a Bologna fossero inviati, come ostaggi, alcuni esponenti di famiglie nobili romane; gli ambasciatori accolsero le richieste e dal 1252 Brancaleone inizi&ograve; a svolgere l&rsquo;incarico facendosi apprezzare soprattutto dal popolo; fra l&rsquo;altro, fece abbattere numerose torri appartenenti alla nobilt&agrave; romana e introdusse statuti che contenevano non solo doveri per i cittadini, ma anche diritti. La sua severit&agrave; nei confronti della nobilt&agrave;, che osteggi&ograve; fino al punto di mandare al patibolo numerosi esponenti, gli procur&ograve; ostilit&agrave;. Concluso il triennio, Brancaleone fu rieletto, ma papa Alessandro IV, ritenendolo ghibellino favorevole all&rsquo;Imperatore, e troppo ostile alla nobilt&agrave;, alla fine del 1255 riusc&igrave; a farlo arrestare e a rinchiuderlo in carcere: probabilmente gli ostaggi tenuti a Bologna gli salvarono la vita. Ma il popolo insorse e nell&rsquo;aprile 1256 uccise il successore di Brancaleone che fu liberato e di nuovo insediato come Senatore. Nel 1257, Brancaleone mor&igrave; durante una spedizione militare in Maremma: c&rsquo;&egrave; chi sostiene che fu avvelenato. Il popolo romano conserv&ograve; il suo capo come una reliquia ed il nome di Brancaleone apparve sulla moneta della citt&agrave; eterna. Brancaleone degli Andal&ograve; faceva parte di una famiglia ghibellina bolognese che diede alla storia, non solo locale, illustri esponenti: basta ricordare il fratello Loderingo degli Andal&ograve;, fra i fondatori dell&rsquo;ordine dei Frati Gaudenti, divenuto podest&agrave; di Firenze, di Siena, di Modena, di Reggio Emilia, e la sorella Diana, seguace di San Domenico, poi dichiarata Beata.</div>]]></content>
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		<issued>2012-01-07T10:13:05+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[L'ultimo libro di Marco Poli ]]></title>
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		<created>2011-10-29T22:12:41+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<table cellspacing="4" cellpadding="12" border="1" bgcolor="#ffff99">
    <tbody>
        <tr>
            <td>
            <p><span style="color: rgb(0,0,128)"><strong><img align="left" width="200" vspace="8" hspace="14" height="285" border="0" src="../public/cosedaltritempi_2.jpg" alt="Cose d'altri tempi 2" /></strong></span><span style="color: rgb(0,0,128)"><strong>Da pochi mesi &egrave; in libreria</strong></span></p>
            <p style="text-align: center"><span style="color:
            rgb(0,51,0)"><strong><em> COSE D'ALTRI TEMPI <font size="4">2</font></em></strong></span></p>
            <p style="text-align: left"><strong><span style="color:
            rgb(0,0,128)">Frammenti di storia bolognese.</span></strong><br />
            <span style="color: rgb(51,102,255)"><strong>Di Marco Poli, Minerva Edizioni, pagg.162, &euro;12,00</strong></span></p>
            <p><span style="color: rgb(255,0,0)"><strong>Il migliore<br />
            e pi&ugrave; economico<br />
            regalo<br />
            per amici e parenti!</strong></span></p>
            <p><span style="color: rgb(0,0,128)"><strong>Il libro, che raccoglie tutti gli articoli usciti sul Carlino di Bologna dalla fine del 2008 ad oggi nella omonima rubrica &quot;Cose d'altri tempi&quot; ed &egrave; il seguito di &quot;Cose d'altri tempi&quot; pubblicato nel 2008, &egrave; stato presentato a Bologna dallo stesso Autore gioved&igrave; 1&deg; dicembre scorso alla <a href="http://www.lafamigliabolognese.it/dblog/articolo.asp?articolo=26" target="_blank"><span style="color: rgb(255,102,0)">Fam&egrave;ja Bulgn&egrave;isa</span></a>, in via Barberia 11.</strong></span></p>
            </td>
        </tr>
    </tbody>
</table>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.marcopoli.it/dblog/articolo.asp?articolo=133"/>
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		<title><![CDATA[L'altro recentissimo libro di Marco Poli ]]></title>
		<id>http://www.marcopoli.it/dblog/articolo.asp?articolo=132</id>
		<created>2011-10-28T22:09:25+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<table cellspacing="4" cellpadding="12" border="1" bgcolor="#ffaa99">
    <tbody>
        <tr>
            <td>
            <div><img width="200" vspace="12" hspace="14" height="282" border="0" align="right" alt="La Farmacia Cooperativa di Bologna" src="../public/farmaciacoop.jpg" /></div>
            <div><span style="color: rgb(153,51,0)"><strong>Nello stesso tempo &egrave; in vendita nelle librerie anche l'altro recentissimo libro di Marco Poli </strong></span></div>
            <div style="text-align: center;">&nbsp;</div>
            <div style="text-align: center;">&nbsp;</div>
            <p style="text-align: center;"><span style="color: rgb(0, 0, 128);"><strong><em>La FARMACIA<br />
            COOPERATIVA<br />
            di Bologna ****</em></strong></span><span style="color: rgb(0, 51, 0);"><strong><em><br />
            </em></strong></span></p>
            <div>&nbsp;</div>
            <div>&nbsp;</div>
            <div>&nbsp;</div>
            <div>&nbsp;</div>
            <div>&nbsp;</div>
            <div>&nbsp;</div>
            <div style="text-align: center;"><span style="color: rgb(0,0,128)"><strong>Edizioni Pendragon, Bologna </strong></span></div>
            </td>
        </tr>
    </tbody>
</table>]]></content>
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		<issued>2011-10-28T22:09:25+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Il podestà imbroglione al quale strapparono  i denti ]]></title>
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		<created>2011-09-19T18:35:30+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div>Dal 1150 circa il Comune di Bologna fu governato da un &ldquo;podest&agrave; forestiero&rdquo;, un non bolognese chiamato alla guida del Comune per un periodo di tempo limitato. Il podest&agrave; doveva essere uno &ldquo;straniero&rdquo; per garantire di essere &ldquo;<em>super partes</em>&rdquo;, cio&egrave; di non schierarsi a favore o contro una delle parti sociali e di rimanere imparziale in occasione di controversie. Soprattutto, dovendo amministrare anche la giustizia, aveva l&rsquo;obbligo di attenersi esclusivamente alle leggi, senza cedere ad alcuna pressione.</div>
<div>Per &ldquo;straniero&rdquo; si intendeva proveniente da una citt&agrave; lontana qualche decina di chilometri. Anche molti bolognesi furono chiamati da altre citt&agrave; per svolgere questo ruolo. Dopo il vescovo Gerardo Gisla, che fu podest&agrave; fino al 1193, nel 1195 fu chiamato il pistoiese Guidottino. Come il vescovo Gisla, che fu cacciato dal popolo, anche Guidottino non concluse il suo mandato perch&eacute; il popolo si ribell&ograve;, lo costrinse alla fuga, lo insegu&igrave;, lo cattur&ograve; e gli strapp&ograve; i denti. Un&rsquo;altra cronaca riferisce che gli furono &ldquo;cavati gli occhi&rdquo;. Anche sui motivi della cacciata le versioni delle cronache non sono concordi. L&rsquo;accusa che gli fu mossa fu quella di aver deciso forti aumenti delle tasse; altra cronaca sostiene che furono le famiglie potenti -&nbsp;quelle che lo avevano chiamato&nbsp;- a denunciare le sue malversazioni e le gravose imposte che aveva fissato.</div>
<div>Dopo il ritorno a Pistoia del malconcio Guidottino, il Comune di Bologna apr&igrave; un&rsquo;inchiesta sul suo operato: si scopr&igrave; che non solo si era impossessato del denaro pubblico, ma aveva organizzato furti di legna e di grano, merce che nottetempo prendeva il volo dopo essere stata caricata su carri. Addirittura si accert&ograve; che aveva sottratto dai mulini del Savena anche delle pesanti mole di pietra che servivano a macinare il grano. Di Guidottino non si seppe pi&ugrave; nulla. Ma riteniamo che la sua carriera di podest&agrave; si sia conclusa a Bologna.</div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Quando papa Lambertini risanò i conti dello Stato]]></title>
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		<created>2011-09-18T21:12:00+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div>Dopo la sua elezione col nome di Benedetto XIV (17 agosto 1740), il nostro grande papa Prospero Lambertini, appena giunse a Roma si accorse che le finanze dello Stato Pontificio erano in condizioni tragiche.&nbsp;Da esperto amministratore &ndash; e aveva dimostrato di esserlo a Bologna - dopo aver preso atto che lo Stato non aveva nemmeno un proprio bilancio, fece fare ai &ldquo;computisti&rdquo; il conto delle uscite e delle entrate: il risultato fu impressionante poich&eacute; il disavanzo aveva raggiunto l&rsquo;enorme cifra di quasi 60 milioni di scudi, pari a pi&ugrave; di 20 anni di entrate dell&rsquo;erario! La situazione era dovuta a lunghi anni di cattiva amministrazione. Ma papa Lambertini, che avrebbe preferito occuparsi di cose spirituali e religiose e non di problemi amministrativi, non si perse d&rsquo;animo ed avvi&ograve; immediatamente l&rsquo;opera di risanamento dei conti statali. Anzitutto non sostitu&igrave; 500 soldati dell&rsquo;esercito pontificio (fra deceduti e pensionati) e diminu&igrave; gli stipendi di soldati e ufficiali, poi tagli&ograve; le spese generali, sforbici&ograve; le pensioni, aument&ograve; l&rsquo;imposizione fiscale sugli immobili, introdusse la carta bollata, pretese un trasferimento di fondi maggiore dalle province, tent&ograve; di recuperare un credito di oltre tre milioni di scudi dal governo austriaco dovuto al sostentemento offerto alle truppe di passaggio nelle terre pontificie durante le Guerre di Successione. Nomin&ograve; una &ldquo;Congregazione economica&rdquo; col compito di tagliare ogni spesa superflua. Ordin&ograve; di non aumentare le imposte sui generi alimentari e nemmeno quelle sugli affitti per non colpire la parte pi&ugrave; debole della popolazione. Occorsero quattro anni, ma nel 1745 lo Stato Pontificio ebbe il suo primo bilancio redatto con criteri moderni. Gli uffici statali ebbero una riduzione di personale, ogni spesa doveva essere approvata dal Papa, le emissioni di titoli di Stato furono bloccate e gli interessi sui titoli gi&agrave; emessi furono ridotti.</div>]]></content>
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		<issued>2011-09-18T21:12:00+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[La "toponomastica del cuore" dei bolognesi ]]></title>
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		<created>2011-09-18T21:10:01+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div>Anche la toponomastica va considerata un bene culturale perch&eacute; &egrave; la memoria collettiva di storia cittadina. I nomi delle vie, fino al XIX secolo, non nascevano da decreti dei governi, ma per generazione spontanea: erano gli abitanti della citt&agrave; a dare il nome alle vie. Dunque, fino all&rsquo;Unit&agrave; d&rsquo;Italia, la denominazione delle strade non era n&eacute; regolamentata, n&eacute; imposta dalle autorit&agrave;; inoltre, non c&rsquo;erano le targhe. I nomi delle vie, quindi, non erano scritti e si tramandavano nel tempo. Queste denominazioni avevano origine da caratteristiche del luogo e dei suoi abitanti: una famiglia o una persona o gruppi di cittadini (mestieri), fatti di cronaca, animali, piante, corsi d&rsquo;acqua; e tantissime denominazioni religiose motivate dalla presenza di una chiesa o di un convento. Ma c&rsquo;&egrave; anche una toponomastica pi&ugrave; recente, non codificata, che deriva dai nomi dati dai nostri avi ad alcune zone della citt&agrave;: non &egrave; segnalata da alcuna targa, ma &egrave; rimasta nella memoria, magari dei pi&ugrave; anziani, ed &egrave; tramandata a voce. Infatti non esiste alcuna via intitolata a Pavaglione, Chiesa Nuova, Cirenaica, Bolognina, Alemanni, Bitone, Ca&rsquo; de&rsquo; Fiori, Arco Guidi, Noce, Oca, Otto Colonne, Sostegnino, Portico della Morte, Garganelli, piazzetta del Ragno, Zucca: i bolognesi pi&ugrave; maturi d&rsquo;et&agrave; sanno benissimo dove sono questi luoghi, un po&rsquo; meno i pi&ugrave; giovani. Ad esempio, agli utenti del tram, la localit&agrave; Zucca era notissima: era il deposito delle vetture e quando veniva effettuata l&rsquo;ultima corsa, il manovratore esponeva il cartello &ldquo;Zucca&rdquo; per far comprendere che il servizio era terminato e che lui e il tram andavano verso il meritato riposo. Infine ci sono i luoghi diventati punti di riferimento per la presenza antica di un caff&egrave; (Zanarini), di un libraio (libreria Nanni), di un cinema o teatro, di un ospedale, ma anche il luogo (via Caprarie-salumeria Tamburini) in cui per anni chiese l&rsquo;elemosina per i poveri padre Marella.</div>]]></content>
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		<issued>2011-09-18T21:10:01+01:00</issued>
		<modified>2011-09-18T21:10:01+01:00</modified>
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		<title><![CDATA[Albornoz, il cardinale guerriero che fondò il Collegio di Spagna]]></title>
		<id>http://www.marcopoli.it/dblog/articolo.asp?articolo=129</id>
		<created>2011-09-18T21:08:18+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div>Per i bolognesi il nome del cardinale Egidio Albornoz richiama il Collegio di Spagna, da lui voluto e finanziato nel 1364 per accogliere 24 studenti poveri spagnoli. Tuttavia, a tanti sfugge l&rsquo;importanza storica di questo cardinale-guerriero.&nbsp;&nbsp;Nato attorno al 1300 in Spagna, Gil Alvarez Carrillo de Albornoz a 28 anni era gi&agrave; Arcivescovo di Toledo, subentrando a uno zio deceduto. Partecip&ograve; alla guerra contro i Mori e ad altre azioni militari al seguito del Re di Castiglia, Alfonso XI; alla sua morte, il figlio, Pedro il Crudele, irritato per le dure critiche di Albornoz per i suoi costumi dissoluti, tent&ograve; di eliminarlo; Albornoz si rifugi&ograve; ad Avignone dove era la corte papale di Clemente VI che, nel 1350, lo nomin&ograve; cardinale. Ma fu con papa Innocenzo VI che cambi&ograve; la vita di Albornoz con la nomina, nel 1353, a legato e vicario generale degli Stati Pontifici con la missione storica di riconquistare i territori della Chiesa in Italia. Infatti, la permanenza ad Avignone della corte papale aveva consentito a molti Signori di insediarsi in alcuni di questi territori. Albornoz, alla testa di un esercito assoldato allo scopo, scese in Italia e inizi&ograve; la riconquista partendo dal Lazio. A Roma colloc&ograve; Cola di Rienzo come governatore, poi cacciato dal popolo. Riprese la sua azione risalendo le Marche e la Romagna: prima furono sottomessi i Malatesta di Rimini, poi tutte le altre citt&agrave;: rimanevano ribelli i Signori di Forl&igrave; e di Faenza e contro di essi il Papa proclam&ograve; una crociata. Di fronte a ci&ograve;, Faenza si sottomise, mentre gli Ordelaffi di Forl&igrave; resistettero fino al luglio 1359. Rimanevano i Visconti di Milano che governavano anche Bologna: anche in questo caso fu proclamata una crociata contro Bernab&ograve; Visconti che si concluse con successo nel marzo 1364. Mor&igrave; a Viterbo il 24 agosto 1367. Fu il vero artefice della &ldquo;monarchia pontificia&rdquo; e del ritorno a Roma della Santa Sede.</div>]]></content>
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		<issued>2011-09-18T21:08:18+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Gaspare Tagliacozzi, precursore della chirurgia plastica]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div>Gaspare Tagliacozzi nacque a Bologna nel 1545 da famiglia di origine abruzzese come dimostra il cognome che deriva dal comune di Tagliacozzo. Inizi&ograve; gli studi di medicina nel 1565 e fra i suoi maestri vi furono Girolamo Cardano, Ulisse Aldrovandi e Giulio Cesare Aranzio. Laureatosi nel settembre 1570, dopo aver fatto pratica per due anni presso l&rsquo;Ospedale della Vita di via Clavature, divenne docente nell&rsquo;Universit&agrave; di Bologna e alla morte di Aranzio ne occup&ograve; la prestigiosa cattedra: il successo delle sue lezioni gli procur&ograve; consistenti aumenti di stipendio che in pochi anni pass&ograve; da 400 a 900 lire. Insegn&ograve; fino al 1595 nei locali nell&rsquo;Archiginnasio, poi sede del Teatro Anatomico: qui Tagliacozzi eseguiva le lezioni di dissezione utilizzando i cadaveri dei giustiziati che gli venivano forniti dalla Confraternita della Morte. Due anni prima della morte, che avvenne a Bologna il 7 novembre 1599, a Venezia fu pubblicata la sua fondamentale opera &ldquo;Sulla chirurgia delle mutilazioni tramite innesti&rdquo;: in essa si illustrano le tecniche per utilizzare tessuti e carne del braccio per ricostruire labbra, nasi e orecchie. Per questo Tagliacozzi &egrave; considerato il precursore della chirurgia plastica e fu definito anche &ldquo;chirurgo dei miracoli&rdquo;. Le sue teorie non furono mai contrastate dall&rsquo;Inquisizione, n&eacute;, in generale, della Chiesa che diede il benestare alla pubblicazione delle sue opere: anzi, per lungo tempo Tagliacozzi fu incaricato dal Sant&rsquo;Uffizio di vagliare le opere scientifiche da porre all&rsquo;indice. Tuttavia, dopo la sua morte, fu diffusa la voce che il Tagliacozzi fosse un mago e un eretico: il suo corpo fu dissepolto e fu aperto un processo da parte del Tribunale dell&rsquo;Inquisizione che si concluse con la piena assoluzione e con la dura condanna degli accusatori. Tagliacozzi riebbe una dignitosa sepoltura e la spiacevole vicenda non offusc&ograve; la sua fama nazionale e internazionale.</div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Berengario da Carpi, medico di personaggi illustri]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Ho incontrato una persona che abita in via Berengario da Carpi e che ritiene che costui sia stato un pittore,   confondendolo forse col pittore Girolamo da Carpi. In realt&agrave;, Jacopo Barigazzi, che non si sa per quale ragione cambi&ograve; il  nome in Berengario da Carpi, fu un famoso medico. Nato a Carpi nel 1460, figlio di un chirurgo dal quale apprese la pratica se non la teoria, visse alla corte del Signore di Carpi, Alberto III Pio, dove conobbe Pico della Mirandola, Pietro Pomponazzi e altri personaggi della cultura e della scienza. 
Laureatosi in medicina a Bologna nel 1498, nel 1502 fu nominato docente nell’Ateneo bolognese, non prima di aver ottenuto la cittadinanza da papa Giulio II, con lo stipendio annuo di lire 100. Il Senato gli affid&ograve; anche l’incarico di gestire l’ospedale di S.Giobbe dove si curavano i malati di sifilide. La sua fama si diffuse rapidamente e fu chiamato alla corte papale e in altre citt&agrave; per curare pazienti illustri come Lorenzo de’ Medici (di Urbino) ferito da una pallottola al cranio, Giovanni dalle Bande Nere (a Piacenza), Benvenuto Cellini e Marcantonio Colonna (a Roma): quest’ultimo gli don&ograve; un dipinto di Raffaello, il San Giovannino, che per&ograve; si rivel&ograve; una copia. Divenne ricco e a Bologna acquist&ograve; numerosi immobili; fu collezionista di opere d’arte e di reperti archeologici, fra cui il torso marmoreo di Nerone, oggi presente nel Museo Archeologico.
Scrisse opere di successo: oltre ad un compendio di anatomia con tavole illustrate, un commentario all’opera di Mondino de Liuzzi, scritti sulla cura della sifilide col mercurio, sulla chirurgia cranica, sull’utero.
Ebbe una vita avventurosa e anche violenta: molti lo apprezzarono e molti lo criticarono ferocemente. A Bologna rimase fino al 1527 poi torn&ograve; a Carpi al servizio del duca Alfonso I d'Este. Mor&igrave; nel 1530 e fu sepolto in un convento francescano di Ferrara secondo le sue volont&agrave; testamentarie.
(Carlino 20.6.2011)
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		<title><![CDATA[Cento anni fa il palazzo delle Poste]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div>Condannato a 20 anni di carcere per aver organizzato movimenti patriottici a Milano, Aurelio Saffi si rifugi&ograve; a Londra dove spos&ograve; Giorgina Janet Craufurd, donna di origini scozzesi, ma nata a Firenze, seguace di Mazzini e donna di spicco del Risorgimento. La coppia ebbe quattro figli fra cui Emilio, secondogenito, nato a Napoli nel 1861. Questi divenne ingegnere e lo troviamo nel 1910 a Roma come capo della Divisione III dell&rsquo;Ufficio Tecnico del Comune di Roma, incaricato di redigere il progetto per la realizzazione dei Mercati Generali di via Ostiense. In precedenza, Emilio Saffi fu incaricato di progettare il nuovo Mercato Bestiame di Bologna su un&rsquo;area di 22.500 mq. Nel maggio del 1902 il Mercato fu inaugurato. Poco tempo dopo l&rsquo;Amministrazione delle Poste Italiane affid&ograve; ad Emilio Saffi l&rsquo;incarico di predisporre il progetto per la sua nuova sede bolognese. Nel 1909 il progetto era gi&agrave; realizzato consentendo di avviare lo stesso anno la costruzione che termin&ograve; nel 1911 con una imponente cerimonia di inaugurazione alla quale parteciparono numerose autorit&agrave;. La costruzione del grande edificio delle Poste fu il completamento della piazza dedicata al grande statista bolognese Marco Minghetti. Infatti, a partire dal 1893 furono abbattuti i fatiscenti edifici che occupavano lo spazio della futura piazza: fra gli edifici scomparsi, vi era anche la casa natale di Santa Caterina da Bologna e la chiesa di S. Agata voluta da Taddeo Pepoli. Nel 1912 fu riedificato, ad opera di Edoardo Collamarini, il palazzo Bovio-Bernaroli al n.1, la cui prima costruzione risale al XV secolo. La statua di Minghetti &egrave; opera di Giulio Monteverde: alla cerimonia di inaugurazione della piazza, il 28 giugno 1896, furono presenti Re Umberto I e la Regina Margherita. Ora, a 100 anni dalla costruzione, il palazzo delle Poste verr&agrave; sottoposto ad un grande restauro - il primo restauro esterno da quando fu costruito - al quale si aggiunger&agrave; la riqualificazione sia di piazza Minghetti, sia dell&rsquo;attigua piazza del Francia. Bologna ha bisogno di operazioni di questo tipo che valorizzino la qualit&agrave; del tessuto e dei luoghi urbani. E si riconosca il merito ai privati che finanziano questa brillante e meritoria operazione. (Carlino 16.6.2011)</div>]]></content>
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		<issued>2011-07-19T08:46:24+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[150 anni fa suonò la prima campanella alle scuole "Laura Bassi"]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div>Il decreto istitutivo della &ldquo;Scuola Normale Femminile per allieve maestre&rdquo; fu firmato il 25 gennaio 1860 da Luigi Carlo Farini, ma le lezioni iniziarono il primo gennaio 1861 con otto allieve.</div>
<div>La prima sede della scuola fu in palazzo Zambeccari, in via Barberia 22, che - coincidenza! - nel 1327 aveva ospitato il Collegio Bresciano per studenti provenienti da quella citt&agrave;. Il primo direttore della scuola fu il patriota Orazio Barbieri, mentre un&rsquo;altra donna risorgimentale, la contessa Maria Teresa Serego Alighieri, moglie di Giovanni Gozzadini, fu una delle ispettrici. L&rsquo;orario quotidiano delle lezioni, che iniziavano alle 10, era di quattro ore, con un&rsquo;ora di intervallo fra le 13 e le 14. Dopo il primo anno di attivit&agrave; crebbe il numero di alunne, facendo emergere l&rsquo;esigenza di locali pi&ugrave; ampi e pi&ugrave; idonei.</div>
<div>Finalmente all&rsquo;inizio del 1863 fu concesso l&rsquo;utilizzo dell&rsquo;ex Convento dei Certosini di via S. Isaia, 35, dove ancora oggi ha sede il liceo &ldquo;Laura Bassi&rdquo;. L&igrave; fu possibile ospitare anche classi di scuola elementare che consentivano alle alunne di effettuare il tirocinio. Trovata la sede, mancava la denominazione della scuola: la decisione del Ministro della Pubblica Istruzione fu presa l&rsquo;8 febbraio 1892 e la scuola fu intitolata a Laura Bassi.</div>
<div>Laura Maria Caterina Bassi nacque nel 1711. Il 17 maggio 1732, nel palazzo comunale, alla presenza di senatori, magistrati, docenti e dell&rsquo;arcivescovo di Bologna Prospero Lambertini, la ventunenne Laura Bassi sostenne il colloquio che la laure&ograve; in filosofia; ma fu anche una scienziata a largo raggio ed infatti l&rsquo;anno successivo le fu affidata la cattedra di fisica sperimentale. Ma la sua vasta erudizione, che suscit&ograve; tante invidie, la port&ograve; ad interessarsi di chimica, matematica, idraulica, lingue antiche e moderne. Spos&ograve; Giuseppe Veratti ed ebbe 12 figli. Mor&igrave; nel 1778 e fu sepolta nella chiesa del Corpus Domini di via Tagliapietre.</div>]]></content>
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		<issued>2011-06-07T17:13:42+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[72 anni fa il primo filobus a Bologna]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div>Il 3 novembre 1963 un tram della linea 13-S. Ruffillo, la vettura n. 210, fra ali di folla grata e plaudente, fece l&rsquo;ultima corsa, dirigendosi definitivamente nel deposito Zucca. Dopo 83 anni di onorato servizio (il 2 ottobre 1880 si inaugur&ograve; il primo &ldquo;tramway&rdquo; a cavalli) il tramvai lasci&ograve; posto ad autobus e filobus, che gi&agrave; avevano preso servizio. Le rotaie furono rimosse o coperte dall&rsquo;asfalto.  </div>
<div>E&rsquo;  convinzione comune che solo dal dopoguerra siano apparsi a Bologna autobus e filobus, ma in realt&agrave; il primo filobus fece la sua prima corsa il 28 ottobre 1939 sulla linea Zamboni-San Michele in Bosco. Alla guida dei nuovi filobus furono addetti nove &ldquo;filovieri&rdquo; che svolgevano servizio per 8,40 ore al giorno per sette giorni, riposando l&rsquo;ottavo e due sole domeniche ogni mese. </div>
<div>L&rsquo;idea di avviare un servizio filoviario era gi&agrave; emersa alcuni anni prima: infatti, la &ldquo;Carrozzeria Menarini e C.&rdquo;, all&rsquo;epoca situata in viale Berti Pichat, si era proposta, alla fine del 1934, come fornitore delle nuove vetture. Poi l&rsquo;Azienda Tramviaria acquist&ograve; 10 filobus dalla FIAT. Si tratt&ograve; dunque di un servizio limitato che, per&ograve;, si rivel&ograve; assai utile soprattutto per il trasporto dei feriti all&rsquo;ospedale Rizzoli. La gi&agrave; esile pattuglia dei filobus fu poi danneggiata dai bombardamenti che misero fuori servizio la linea aerea. Come non bastasse, i tedeschi requisirono le vetture superstiti sollevando la protesta del prof. Oscar Scaglietti, direttore dell&rsquo;ospedale. Tuttavia, le difficolt&agrave; incontrate dai tedeschi nel trasferire le vetture, fecero s&igrave; che solo una vettura venisse asportata. Il servizio di trasporto dei feriti tramite filobus pot&egrave;, quindi, proseguire. Dopo il 1945 i nove filobus ritornarono a disposizione dell&rsquo;ATM, mentre il direttore dell&rsquo;azienda tramviaria si accingeva a proporre il progetto di sostituzione dei vecchi tram con autobus e filobus. Cosa che negli anni successivi avvenne.</div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Dopo le feste per l'Unità d'Italia, l'assalto ai forni]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div>Erano passati circa sette mesi dal 17 marzo 1861, giorno in cui la citt&agrave; aveva festeggiato il Regno dell&rsquo;Italia unita andando nelle piazze,  assistendo a sfilate militari e godendosi, la sera, i fuochi artificiali sparati dal colle dell&rsquo;Osservanza, con i 101 colpi di cannone che sancivano la proclamazione del Regno: ebbene, il 22 settembre il popolo scese in piazza a Bologna, come in altre citt&agrave; della Romagna, per protestare contro il rincaro dei prezzi dei generi di prima necessit&agrave; a partire dal prezzo del pane. <br />
Le prime vittime della protesta popolare furono le bancarelle di piazza Maggiore che vennero prese d&rsquo;assalto. Scrive Enrico Bottrigari nella sua &ldquo;Cronaca di Bologna&rdquo;: &ldquo;furono lanciate in aria le frutta, il burro, le ricotte e quant&rsquo;altro capitava fra le mani del popolino&rdquo;.<br />
Le azioni di protesta proseguirono con maggiore violenza nei giorni successivi. Il 23 settembre l&rsquo;assalto della gente prese di mira i negozi di pane e pasta: alcuni presero i prodotti pagando il prezzo che ritenevano equo, mentre altri uscirono senza pagare.  La polizia e la Guardia Civica non ricevettero alcun ordine di reprimere le manifestazioni di protesta e l&rsquo;Intendente di polizia si limit&ograve; a diffondere un proclama che invitava i bolognesi al rispetto della legge; scrisse che &ldquo;le violenze non possono condurre alla diminuzione dei prezzi che deve essere il frutto della libera concorrenza&rdquo;. Anzi &ndash; scrisse &ndash;  se le violenze fossero proseguite sarebbero scomparsi i prodotti dalle botteghe.  Il 24 settembre &ldquo;il tumulto prese l&rsquo;aspetto di una sommossa&rdquo;; ma questa volta polizia, guardia civica, bersaglieri e cavalleggeri intervennero in gran numero e repressero l&rsquo;assalto ai negozi, arrestando e imprigionando decine di persone, fra cui molte donne. Nei giorni successivi furono arrestate molte altre persone: la repressione fu durissima anche perch&eacute; l&rsquo;8 ottobre era previsto l&rsquo;arrivo del Re a Bologna.</div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Quando a Bologna si pensò di costruire in collina]]></title>
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		<created>2011-05-15T14:07:40+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div>Dopo il 21 aprile 1945, Bologna era una citt&agrave; semidistrutta: il 42% del suo patrimonio abitativo ed architettonico era distrutto o danneggiato,... i senza casa erano migliaia cos&igrave; come i profughi: infatti, molti cittadini della provincia si erano riversati in citt&agrave; portando la popolazione a 320.000 abitanti. La disoccupazione era altissima, soprattutto fra gli operai, essendo andate distrutte numerose fabbriche. Fra i primi problemi che dovette affrontare la Giunta comunale guidata dal sindaco Giuseppe Dozza, vi fu quello della casa. Ma occorreva inserire i progetti di nuove abitazioni nel quadro di un nuovo piano regolatore. Infatti, il Piano elaborato nel 1942 era ancora allo stato progettuale e, dunque, di fatto, rimaneva in vigore il piano del 1889. Nel frattempo circa 200 aule scolastiche ed alcune palestre divennero alloggi di fortuna, mentre i portici di San Luca furono tamponati e trasformati in mini appartamenti. E poi c&rsquo;erano i &ldquo;sinistrati&rdquo;, coloro cio&egrave; la cui abitazione era stata bombardata e distrutta. Ma occorrevano soluzioni rapide per costruire e ricostruire Fra le forze politiche si apr&igrave; il dibattito non solo sull&rsquo;ovvia esigenza di dar vita al nuovo Piano Regolatore, ma soprattutto per individuare le aree edificabili. Guido Palotta, ingegnere, assessore all&rsquo;Ufficio Tecnico, comunista, sul periodico del suo Partito espresse la sua opinione circa l&rsquo;ubicazione delle case per operai: secondo lui si dovevano costruire non pi&ugrave; in zone come la Bolognina, &ldquo;umida e nebbiosa&rdquo;, bens&igrave; in collina che non deve servire solo &ldquo;per prendere il sole in una passeggiata domenicale, ma per abitarvi, per vivere nel sole e nel verde&rdquo;. Intanto, nel 1949, fu approvato il &ldquo;Piano Fanfani&rdquo; che finanzi&ograve; la costruzione di numerose case popolari; solo nel 1958 entr&ograve; in vigore il nuovo Piano Regolatore. Oggi, il solo accennare alla costruzione di case in collina provoca aspre censure.</div>]]></content>
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		<issued>2011-05-15T14:07:40+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[2016: nove secoli fa la nascita del Comune di Bologna]]></title>
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		<created>2011-04-24T20:28:29+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div>Nella storia di Bologna vi sono date che segnano, come in un certificato anagrafico, i momenti pi&ugrave; importanti della sua vita. Nel 1888 Giosu&egrave; Carducci ed altri individuarono nel 1088 la data di fondazione dell&rsquo;Universit&agrave; di Bologna e perci&ograve; si celebrarono gli otto secoli di vita dell&rsquo;Ateneo in una ricca cornice di avvenimenti  che posero  la citt&agrave; all&rsquo;attenzione dell&rsquo;intero Paese e non solo. Si colse l&rsquo;occasione per dar vita ad una grande &ldquo;esposizione&rdquo; che serv&igrave; a far conoscere la storia, l&rsquo;arte, i prodotti della neonata industria bolognese, le specialit&agrave; gastronomiche.</div>
<div>Ora, all&rsquo;orizzonte, si profila una nuova data, il 2016, che potrebbe rappresentare una grande occasione per attirare l&rsquo;attenzione sulla citt&agrave;: quell&rsquo;anno coincider&agrave; con il nono centenario di fondazione del nostro Comune. Infatti nel 1116 Bologna ottenne dall&rsquo;imperatore Enrico V &rdquo;privilegi&rdquo; fiscali e amministrativi, oltre che una sorta di &ldquo;assoluzione&rdquo; nei confronti della cittadinanza che l&rsquo;anno precedente aveva distrutto il castello imperiale posto nella zona di via Porta di  Castello - via Galliera. Con quell&rsquo;atto, Enrico V ottenne la fedelt&agrave; e l&rsquo;alleanza militare di Bologna e Bologna ottenne l&rsquo;autonomia amministrativa, il potere di avere proprie magistrature ed un governo locale. Alla stesura del solenne documento collabor&ograve; anche il grande giurista Irnerio. Si pu&ograve; affermare che la data &ldquo;magica&rdquo; del 1116 &egrave;, per tradizione, considerata la nascita del Comune di Bologna: non a caso il documento di Enrico V &egrave; quello che apre il &ldquo;Registro Grosso&rdquo; (conservato all&rsquo;Archivio di Stato) che raccoglie gli atti fondamentali della vita del nostro Comune.</div>
<div>Il 2016, quindi, potrebbe rappresentare un anno di festa dell&rsquo;identit&agrave; e dell&rsquo;orgoglio cittadino, una grande occasione per restauri e progetti,  per ricollocare Bologna nello spazio che le compete in Italia e in Europa.</div>
<div>Il nuovo Sindaco vorr&agrave; cogliere questa opportunit&agrave;?</div>]]></content>
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		<issued>2011-04-24T20:28:29+01:00</issued>
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