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Il primo supermarket di Bologna
 Marco Poli (del 14/09/2010 alle 03:44:07, in Articoli, visitato 2986 volte)
Il 1957 fu l’anno dell’”asiatica”, l’influenza che mise a letto metà dei bolognesi; fu l’anno degli scavi in via Rizzoli per realizzare il sottopassaggio e della vincita dei famosi 5.120.000 a “Lascia o Raddoppia” del prof. Mario Buronzi che rispondeva a domande su Giuseppe Garibaldi.
A Milano, il 27 novembre 1957, in via Regina Giovanna, aprì il primo supermarket italiano, quello con la esse lunga (e infatti poi la catena prese il nome di “Esselunga”) e a Bologna, in via Caprarie aprì il primo “negozio a libero servizio”, ovvero un “supermarket self service” sebbene di dimensioni non paragonabili a quelle degli odierni supermarket. I clienti non trovarono più il classico “bancone” dei negozi tradizionali e nemmeno la commessa che, con un sorriso, chiedeva “come sta signora? E i bambini?”. Ognuno doveva servirsi da solo prendendo i prodotti dagli scaffali e collocandoli in cestino di metallo per poi recarsi alla cassa per pagare il conto.
L’idea venne ad un imprenditore bolognese appartenente ad una vera e propria dinastia di imprenditori che hanno scritto una importante pagina della storia economica della città. Si trattava di Domenico Gentili, discendente di quella famiglia che nel 1856 diede vita alla ditta “Malmusi e Gentili” che alcuni anni dopo avviò l’azienda per produrre candele e detersivi. In seguito aprì un famoso negozio di drogheria in via Cimarie angolo via Orefici che il 9 luglio 1902 fu distrutto da un tragico incendio nel quale persero la vita tre vigili del fuoco. Il negozio partì fra la curiosità di coloro che apprezzarono subito la facilità e la rapidità nelle scelte degli acquisti, e i prezzi migliori; e la perplessità dei consumatori tradizionalisti abituati al negozio “sotto casa”.
L’intuizione di Domenico Gentili fu coraggiosa e portò Bologna fra le quattro città italiane ad avviare questa esperienza “pilota” che cambiò il futuro del commercio.