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150 anni fa. Il corpo dei vigili urbani di Bologna
 Marco Poli (del 14/09/2010 alle 03:47:52, in Articoli, visitato 3554 volte)
Il 18 luglio 1860, il Consiglio Comunale di Bologna, discusse la proposta avanzata dai consiglieri Marco Minghetti, Gioachino Napoleone Pepoli e Rodolfo Audinot per costituire a Bologna un corpo di polizia municipale. Le guardie statali erano poche, mentre la criminalità era in aumento e vi erano nuove esigenze di controllo sul commercio, sull’edilizia, sul decoro urbano.
Il progetto presentato dai tre illustri consiglieri era definito anche nei particolari: l’organizzazione sul territorio cittadino, la divisa, la dotazione di armi, l’età e le caratteristiche fisiche e morali delle future guardie municipali. Dovevano avere armi, ma non visibili e da usare solo per difesa, la divisa non doveva essere troppo vistosa, l’età non superiore ai 45 anni. Il modello cui si ispiravano i proponenti era quello del “policeman” inglese: infatti, in seguito, i vigili bolognesi furono chiamati in dialetto “pulisman”, italianizzato in pulismani o polismani.
Il territorio di Bologna, secondo il progetto, era stato suddiviso in 80 “isole”, ciascuna formata da un insieme di strade che andavano sorvegliate dalle guardie per 24 ore: poiché l’orario di servizio di ogni guardia era di 8 ore, occorrevano almeno 240 guardie per svolgere il servizio in tutta la città! Il sindaco Luigi Pizzardi si rese conto che le finanze comunali non avrebbero potuto sostenere l’onere finanziario derivante dall’assunzione di una così consistente quantità di personale: tuttavia, l’istituzione del corpo fu approvata dalla Giunta il 20 luglio 1860 ed il 1° novembre le guardie municipali furono presentate al pubblico.
Erano 14, compreso il caporale che li comandava; dopo qualche settimana aumentarono a 29. I loro compiti erano soprattutto di polizia municipale: vigilanza sui regolamenti comunali, sulle norme d’igiene e del commercio, assistenza agli accalappiacani e, in subordine, l’attività per la pubblica sicurezza.