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"Lo Spirito": mugnaio di Monghidoro o brigante?
 Marco Poli (del 25/10/2010 alle 13:06:59, in Articoli, visitato 4215 volte)
Quando a Monghidoro la gente vide il bando di leva, ebbe un moto di rabbia: del resto, la leva militare obbligatoria era una novità assoluta introdotta dalla monarchia dei Savoia. La rabbia si trasformò in ribellione e, alle 5 di mattina del 7 agosto 1860, la sede comunale e l’abitazione del capo della Guardia Nazionale di Monghidoro furono circondate da gente armata in vario modo: lo stemma dei Savoia fu atterrato dalla facciata del Comune e sostituito con quello pontificio.
Il manipolo di rivoltosi era guidato dal mugnaio Gaetano Prosperi, detto “Lo Spirito”, e dallo studente in diritto Assuero Ruggeri, entrambi di Lognola, Poche ore dopo giunsero a Monghidoro i carabinieri e il tumulto cessò. Nei giorni successivi, dopo battute fra i monti e fra i boschi, furono arrestate molti “rivoltosi”, ma non Prosperi. che si diede alla macchia e girovagò per l’Italia giungendo fino a Roma; poi tornò nel suo paese nascondendosi nei pressi del suo mulino. La polizia gli diede la caccia senza, però, riuscire ad arrestarlo, finché un carabiniere, in borghese, lo scoprì: si fronteggiarono armati e sparò per primo Prosperi uccidendo il carabiniere. Ormai la figura dello “Spirito”, protetto dalla complicità dei concittadini, stava diventando quasi leggendaria, finché accadde che nel pulire il fucile gli partì un colpo che lo ferì ad una mano. Solo allora fu possibile arrestare “lo Spirito”. Rinchiuso nel carcere di S. Giovanni in Monte di Bologna, dopo i vari gradi di giudizio, il 15 dicembre 1863 “lo Spirito” fu condannato a morte tramite decapitazione. Fu considerato un brigante, ma non lo fu: forse fu un filo-papalino, certamente una testa calda che contestava la leva obbligatoria: poi si trovò braccato dalla polizia e cercò di sfuggire riuscendovi per due anni e mezzo. Ora, questa storia vera è raccontata in un libro di Claudio Evangelisti (“Lo Spirito: il brigante del Papa Re”).