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I moti del 1831, preludio dell’Italia unita
 Marco Poli (del 02/04/2011 alle 12:58:48, in Articoli, visitato 2240 volte)
Un’altra rivolta - oltre a quella del 1848 - vide protagonista la città di Bologna: fu quella del febbraio 1831 della quale ricorrono i 180 anni. Fu un’insurrezione che riguardò altre città dello Stato Pontificio e che prese le mosse nel ducato di Modena dove furono protagonisti il duca Francesco IV e il capo della rivolta, Ciro Menotti. Gli insorti chiedevano più libertà, una costituzione che garantisse anche i diritti, e miglioramenti economici e sociali.
L’insurrezione, scoppiata nelle città di Bologna, Ferrara, Forlì e Ravenna, tutte appartenenti allo Stato Pontificio, ebbe successo, e a Bologna, dopo oltre tre secoli, fu dichiarato decaduto il governo pontificio e instaurato un “Governo delle Province Unite” guidato dall’avvocato Giovanni Vicini che era stato presidente della Repubblica Cispadana e segretario generale della Cisalpina. Intanto la rivolta si era estesa anche nelle Marche ed in Umbria. I personaggi coinvolti nel governo di Bologna furono il marchese Francesco Bevilacqua Ariosti, i conti Carlo Pepoli, Cesare Bianchetti e Alessandro Agucchi, il prof. Francesco Orioli, Antonio Zanolini e il citato Giovanni Vicini. Ma, poco più di un mese dopo, gli austriaci tornarono con la prevedibile scia di condanne e di giustizie capitali ponendo fine alla breve avventura di libertà. Benchè repressa in breve tempo, la rivolta del 1831 ebbe un’importanza superiore alla sua reale portata: infatti, i suoi riflessi influenzarono il movimento patriottico. La vittima più illustre dei moti del 1831 fu il modenese Ciro Menotti che divenne un eroe della libertà. Giuseppe Garibaldi diede il nome di Menotti a un suo figlio. «Ti scuoti, o Felsina - del tuo languore - ti scuoti, e libera - ritorna alfin. Per te pur corsero - giorni di gloria - fai che rinascano - quei lieti dì».
Questi versi furono scritti da un anonimo bolognese nel 1831. Ma paiono adatti anche alla Bologna di oggi.