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Il podestą imbroglione al quale strapparono i denti
 Marco Poli (del 19/09/2011 alle 18:35:30, in Articoli , visitato 1912 volte)
Dal 1150 circa il Comune di Bologna fu governato da un “podestà forestiero”, un non bolognese chiamato alla guida del Comune per un periodo di tempo limitato. Il podestà doveva essere uno “straniero” per garantire di essere “super partes”, cioè di non schierarsi a favore o contro una delle parti sociali e di rimanere imparziale in occasione di controversie. Soprattutto, dovendo amministrare anche la giustizia, aveva l’obbligo di attenersi esclusivamente alle leggi, senza cedere ad alcuna pressione.
Per “straniero” si intendeva proveniente da una città lontana qualche decina di chilometri. Anche molti bolognesi furono chiamati da altre città per svolgere questo ruolo. Dopo il vescovo Gerardo Gisla, che fu podestà fino al 1193, nel 1195 fu chiamato il pistoiese Guidottino. Come il vescovo Gisla, che fu cacciato dal popolo, anche Guidottino non concluse il suo mandato perché il popolo si ribellò, lo costrinse alla fuga, lo inseguì, lo catturò e gli strappò i denti. Un’altra cronaca riferisce che gli furono “cavati gli occhi”. Anche sui motivi della cacciata le versioni delle cronache non sono concordi. L’accusa che gli fu mossa fu quella di aver deciso forti aumenti delle tasse; altra cronaca sostiene che furono le famiglie potenti - quelle che lo avevano chiamato - a denunciare le sue malversazioni e le gravose imposte che aveva fissato.
Dopo il ritorno a Pistoia del malconcio Guidottino, il Comune di Bologna aprì un’inchiesta sul suo operato: si scoprì che non solo si era impossessato del denaro pubblico, ma aveva organizzato furti di legna e di grano, merce che nottetempo prendeva il volo dopo essere stata caricata su carri. Addirittura si accertò che aveva sottratto dai mulini del Savena anche delle pesanti mole di pietra che servivano a macinare il grano. Di Guidottino non si seppe più nulla. Ma riteniamo che la sua carriera di podestà si sia conclusa a Bologna.