\\ Home Page : Articolo : Stampa
Il cardinale Lambertini e i restauri
 Marco Poli (del 23/08/2012 alle 10:40:15, in Articoli, visitato 1257 volte)
Più volte ho scritto a proposito del nostro grande concittadino Prospero Lambertini, Arcivescovo di Bologna dal 1731 al 1740 e poi Pontefice col nome di Benedetto XIV. Ma le iniziative e l’operato di Lambertini sono tali e tante che consentono di scrivere ancora altre puntate di questa rubrica.
Oggi parliamo di buona manutenzione del patrimonio artistico e architettonico e delle direttive che, sul tema, l’Arcivescovo diede ai suoi parroci. Lambertini, oltre ad aver ristrutturato la Cattedrale di S. Pietro e l’Arcivescovado ed aver costruito il Seminario (oggi hotel Baglioni), aveva risanato molte chiese della diocesi; ciononostante, il Cardinale era ben consapevole che i restauri da effettuare sull’ingente patrimonio ecclesiastico rimanevano ancora numerosi (“siamo ancora nel mare e non vediamo il porto”).
Di fronte ai tanti parroci che gli chiedevano fondi per sistemare le loro chiese, Lambertini decise di emanare delle direttive in proposito. Dispose che era dovere dei parroci essere vigili senza trascurare il benché minimo problema intervenendo immediatamente (“scoperto il difetto, rimediarvi”). Così facendo il costo dei restauri sarebbe stato sopportabile: “e così, il parroco, con qualche poco del suo e con le elemosine dei parrocchiani, fa ogni necessario riparo”. In sostanza, sosteneva l’Arcivescovo, rinviando l’intervento si sarebbe aggravato il danno con la conseguenza di far lievitare i costi. E concluse: ai parroci che non si attenevano a questa direttiva lasciando andare “in rovina” la chiesa, la canonica e le suppellettili sacre, sarebbero stati sequestrati i beni personali e poi venduti; e col denaro ricavato si sarebbe proceduto ai restauri.
Una lezione per gli amministratori pubblici di oggi che attendono tempi lunghissimi prima di effettuare i restauri, piccoli o grandi, provocando un degrado irreversibile e di conseguenza un enorme aumento della spesa.