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L'Asinelli e la gabbia della morte
 Marco Poli (del 16/12/2012 alle 23:01:39, in Articoli, visitato 1569 volte)
Una delle tante modalità che la (macabra) fantasia umana ha inventato per dare la pena di morte, fu quella di rinchiudere il condannato in una piccola gabbia di ferro... che veniva appesa ad un edificio importante, in modo da esporlo alla vista della gente. A Bologna questa modalità fu utilizzata, seppur non frequentemente, per circa tre secoli, dalla seconda metà del XIII secolo alla metà del XVI secolo. La gabbia era collocata sul fianco orientale della torre Asinelli, quello che dà su Strada Maggiore, ad una ventina di metri d’altezza dal suolo, ma anche sul palazzo del Podestà. I condannati a questa pena erano per lo più preti e religiosi colpevoli di un grave crimine. Un’antica cronaca afferma che nel 1311 il Podestà di Bologna decise di far appendere all’angolo del palazzo del Podestà una gabbia di ferro destinata ai preti "ribaldi": a inaugurare la gabbia fu frate Ugolino del convento di Santo Stefano. Un altro prete rinchiuso nella gabbia appesa alla torre Asinelli era stato dichiarato colpevole di aver ucciso “con un coltello da pane” un sacerdote suo concorrente al rettorato di una parrocchia. Stette rinchiuso 49 giorni prima di morire. Nel 1386 la gabbia toccò al priore del convento di S. Maria degli Angeli di via S. Mamolo accusato di congiura politica: secondo la cronaca, il religioso rimase nella gabbia ben 96 giorni prima di cedere alla morte: scrisse il cronista che “non aveva altro che la pelle e l’ossa” Nel 1387 un prete fu messo nella gabbia dell’Asinelli e nel 1395 un altro nella gabbia in piazza Maggiore. Anche alcuni laici furono chiusi nella gabbia: per qualcuno si trattò solo di una breve permanenza in attesa della forca o della decapitazione. Inutile dire che tante persone curiose si recavano ogni giorno sotto la torre per osservare le condizioni del condannato. Anche la “gabbia dei preti” fa parte dei nove secoli di storia della torre Asinelli.