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Michelangelo a Bologna
 Marco Poli (del 20/06/2014 alle 23:36:42, in Articoli , visitato 2258 volte)
Dopo la caduta dei Medici a Firenze, Michelangelo Buonarroti decise di recarsi a Venezia. Passò la Futa poi, per via d’acqua, attraverso il Navile giunse a Venezia dove cercò un incarico di lavoro che, però, non trovò.
Abbandonò, quindi, Venezia e pensò di aver più fortuna a Bologna. Giunto nel 1494, il diciannovenne Michelangelo era senza un soldo, mentre occorrevano 50 bolognini di dazio per poter entrare nella città. Sarebbe stato, forse, arrestato se, casualmente, non fosse intervenuto il senatore Aldrovandi il quale prese in simpatia il giovane e colto Michelangelo e pagò il tributo.
Michelangelo rimase nella dimora del senatore come lettore delle opere di Dante, Petrarca e dei grandi poeti dell’epoca. Fin quando ad Aldrovandi non venne l’idea di affidargli la realizzazione di tre sculture nell’Arca di San Domenico, opera finanziata dal Senato bolognese. Fu così che Michelangelo scolpi le statue in marmo di San Petronio, di San Procolo e un angelo portacero.
La seconda e ultima volta che Michelangelo venne sotto le Due Torri fu quando Giulio II, che si era impadronito di Bologna (1506) cacciando Giovanni II Bentivoglio, pensò di affidargli l’incarico di realizzare una grande statua in bronzo che lo ritraesse e da collocare sopra l’ingresso della basilica di San Petronio.
Dopo poco più di un anno di lavoro, che Michelangelo svolse nella sede della Fabbriceria di San Petronio come ricorda una lapide in piazza Galvani, il 21 febbraio 1508 la statua su collocata fra grandi feste.
Non conosciamo l’aspetto della statua, ma pare che, secondo il volere del Papa, avesse un aspetto serio e minaccioso che non piacque ai bolognesi.
Durante il temporaneo ritorno a Bologna dei figli di Giovanni II, la statua fu abbattuta dal popolo e fatta a pezzi; che furono venduti al duca di Ferrara Alfonso d’Este il quale, col bronzo, realizzò una colubrina (un cannone) che chiamò “Giulia”.