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La statua della lavandaia nuda
 Marco Poli (del 03/11/2014 alle 23:23:05, in Articolo, visitato 3460 volte)
Ad alcuni piace, ad altri no. Quando, nel luglio 2001, fu collocata in via della Grada - angolo via S. Felice - in un fazzoletto di verde, la statua dedicata alla lavandaia fece discutere. E continua a dividere fra chi apprezza e chi denigra. All’epoca, i giornali riferirono le critiche a questa statua che raffigura una donna nuda china per lavare i panni dentro ad un catino. Un sito politicizzato scrisse: “rappresenta un'idea di lavandaia ben diversa da quella rimasta nell'immaginario di chi le lavandaie le ha conosciute. È disonorevole per le donne e per la categoria dei lavoratori; è un inno al capitalismo e non alle lavandaie”. Nientemeno! “L’Unità”, a sua volta, si scandalizzò: “La bella figura della lavandaia «sporcata» da un brutto monumento. Un esercente della strada propone di farla rimuovere da Seabo”. E per SEABO si intendeva l’azienda dei rifiuti. Un altro sito colloca la scultura nella classifica dei monumenti più brutti del mondo. Vi fu anche una raccolta di firme per chiederne la rimozione. Torna alla mente la foglia pudica collocata al Nettuno nel 1728. Ma chi fu lo scultore e come nacque l’idea? In vista delle manifestazioni del 2000 per “Bologna Città Europea della Cultura”, fu indetto un concorso per selezionare iniziative da realizzare con fondi della comunità europea. L’Associazione Donne d’Arte (ADDA) vide approvato il proprio progetto che prevedeva la realizzazione di quattro sculture: alla Salara, alla Mercanzia, a porta Zamboni e in via della Grada. Alcune, vittime di atti vandalici, furono rimosse: è rimasta quella di via della Grada, cioè la statua dedicata alla lavandaia, collocata con parere favorevole della Commissione Qualità Urbana del Comune (23.1.2001). L’autrice è l’architetto Saura Sermenghi che mai avrebbe immaginato queste reazioni.
Tuttavia, piaccia o non piaccia, la statua della lavandaia è diventata una delle più famose di Bologna.