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Quando Bologna “cacciava” i forestieri sgraditi ("Carlino", 13.11.07)
 Marco Poli (del 28/11/2007 alle 10:00:35, in Cose d'altri tempi - Rubrica del Resto del Carlino, visitato 1425 volte)

Gli oltre 2000 pescatori che operano nei circa 60 stagni della Sardegna sono molto preoccupati per la presenza di almeno 15.000 cormorani che ogni giorno si nutrono di 15 tonnellate di pesce. Stanno decidendo di eliminare un bel po’ di quei volatili, altrimenti tutto il pesce se lo mangiano loro e non la gente nei ristoranti. E i pescatori rimarrebbero senza lavoro e a stomaco vuoto.
Una simile logica, cioè la scelta delle “bocche da sfamare”, indusse, negli anni di carestia, gli amministratori a disporre la cacciata di "vagabondi, birbanti, pitocchi ed elemosinieri forestieri" allo scopo di diminuire le bocche da sfamare con tutto vantaggio dei poveri bolognesi; inoltre, in tempi di carestia aumentavano i delitti contro le persone ed il patrimonio: addirittura "vengon levati alle persone i cappelli, i mantelli, le parrucche"! L’ultimo bando contro oziosi, vagabondi e questuanti fu firmato il 18 maggio 1796 dal cardinale Ippolito Vincenti Mareri: in esso si ordinava, per contrastare la presenza di esteri "consumatori di vitto" a scapito dei cittadini di Bologna, che "tutti i forestieri i quali non abbiano abitazione fissa e non siano addetti a qualche mestiere debbano lasciare la città entro due giorni".