\\ Home Page : Articolo : Stampa
Proposta: salviamo le chiese.
 Marco Poli (del 16/01/2008 alle 10:07:57, in Articoli, visitato 2058 volte)
Il caso della chiesa del SS. Salvatore, chiusa per “mancanza di sacerdoti”, rappresenta un ulteriore sintomo di una situazione che diverrà più acuta ed evidente nei prossimi anni, non solo nella nostra città. Infatti, soprattutto le chiese officiate da ordini religiosi avranno gravi problemi di gestione proprio a causa della diminuzione delle vocazioni.
Canonici Regolari Lateranensi, Agostiniani, Camilliani, Barnabiti, Servi di Maria, Congregazione di San Filippo Neri, ma anche gli stessi Francescani, stanno tutti vivendo una difficile situazione a causa del loro assottigliarsi.
Pensare che a volte due soli religiosi possano gestire chiese di grande rilevanza artistica svolgendo sia le funzioni religiose, sia quelle amministrative, significa pretendere un sacrificio enorme.
D’altronde edifici religiosi come il SS. Salvatore, la SS. Annunziata, la Chiesa della Pioggia, S. Michele in Bosco, non sono solo luoghi ricchi di arte e di storica devozione, ma anche testimonianze della storia e della cultura cittadina.
La città è piena di ex luoghi religiosi (chiese ed oratori) che oggi sono destinati a funzioni laiche o che sono da tempo chiusi ed abbandonati: sono edifici laici gli oratori più importanti come quello di San Filippo Neri, di S. Maria della Vita, di San Rocco, dei Fiorentini; mentre sono in abbandono ex chiese come San Barbaziano in via C. Battisti, o sono prevalentemente chiuse, come la Madonna del Baraccano detta anche “Chiesa della Pace” dove per tradizione le coppie dopo il matrimonio passavano per “prendere la pace”. Tradizione, quest’ultima, ormai scomparsa.
Gli oratori, in virtù del meritorio intervento di Banche o Fondazioni Bancarie, stanno vivendo una nuova stagione e sono stati restituiti alla fruizione pubblica.
Ebbene, questo patrimonio della città non può essere considerato alla stregua di negozi o cinematografi che chiudono i battenti: deve rimanere alla città come luoghi di cultura e di storia e –perchè no?- anche come luoghi per celebrare funzioni religiose, magari solo in determinati giorni.
I cittadini e le istituzioni pubbliche non possono rimanere assenti di fronte al problema, come osservatori dispiaciuti ma inerti: occorre intervenire. Anzitutto da parte dei cittadini.
L’associazionismo, a mio parere, può avere un ruolo primario, decisivo e vincente: le numerose associazioni culturali, i Rotary, i Lions, attraverso la ricchezza del volontariato, possono collaborare per “adottare” una chiesa per far sì che rimanga aperta durante la giornata sia per i turisti, sia per i concittadini.
Si possono organizzare visite guidate, incontri, manifestazioni, mostre, conferenze, restituendo così vita e vitalità nuove.
Dobbiamo scongiurare la prospettiva che queste chiese si trasformino in gusci vuoti: dobbiamo comprendere che questo patrimonio è di tutti noi, credenti o non credenti, e a noi spetta prendere iniziative, senza attendere che la situazione si deteriori, cominciando proprio dalla chiesa del SS. Salvatore.