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Quando si pagava il dazio ("Carlino", 15. 4. 2008)
 Marco Poli (del 17/04/2008 alle 19:59:03, in Articoli, visitato 1865 volte)
Fino ad alcuni decenni fa, tutti i prodotti che entravano a Bologna attraverso le 12 porte della città dovevano pagare il dazio, una tassa abbastanza salata che veniva incassata da apposito personale che stava di guardia alle porte: il carro veniva fermato nell’avancorpo della porta, il daziere valutava e pesava la merce e quindi staccava una bolletta con la cifra della tassa dovuta. Molti ricordano che fino agli anni ’60 del secolo scorso esistevano ancora, accanto ad alcune porte, le piattaforme per pesare la merce.
Conseguenza di questa tassa, fu l’intensificarsi del contrabbando di merci che avveniva generalmente di notte: il contrabbandiere “lanciava” ad un complice all’interno delle mura i prodotti. Oppure, aiutandosi con una lunga scala, superava le mura con un sacco in spalla.
Il dazio era una tassa ingiusta – secondo i cittadini – in quanto pagata solo da coloro che portavano a Bologna la merce e non da coloro che la esportavano dalla città. Nel tempo, le porte furono viste come il luogo del dazio, identificate cioè con una tassa.
Anche per questo, quando il comune decise l’abbattimento di mura e porte, nessuno si oppose ed anzi molti festeggiarono.
Feste effimere, perché in Italia, quando si abolisce una tassa, se ne introducono altre e più salate!