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 Il sito web... di Marco Poli
 
ricordi, fu con te a Santa Lucia,
al portico dei Servi per Natale;
credevo che Bologna fosse mia...

Francesco Guccini, Eskimo
” 
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

 Marco Poli (del 30/09/2014 alle 16:00:00, in Biografia, visitato 9604 volte)
MARCO POLI, Bologna, 1946, dopo aver frequentato il liceo classico “Luigi Galvani” di Bologna, si è laureato in lettere classiche nel 1969.
Dal 1994 è Segretario Generale della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna; incarico che ricopre fino al 28 febbraio 2006.
Fra il 1980 ed il 1995, eletto per tre mandati, ha svolto l’attività di amministratore del Comune di Bologna sia come Consigliere Comunale, sia come Assessore (Ambiente, Pubblica Istruzione, Traffico, Bilancio, Finanze, Servizi Demografici).
Dal 1985al 2010  è componente della Commissione Toponomastica del Comune di Bologna.
Dal 1995 è Vice Presidente della Famèja Bulgnèisa.
Dal 1995 e fino al 2004 è “Cultore della materia” presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bologna nei corsi di Storia Economica Europea e di Storia dell’Industria e del Commercio.
Dal 1995 è membro della Deputazione di Storia Patria per le Province di Romagna; dal dicembre 2000 al dicembre 2012 è componente il Consiglio Direttivo della stessa Deputazione.
Dal 1998 al giugno 2015 è collaboratore de "Il Resto del Carlino".
Dal 2000 al 2005 è Consigliere d'Amministrazione dell'Opera Pia Poveri Vergognosi.
Il 30 marzo 2004 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica, con decisione "motu proprio" del Presidente della Repubblica Ciampi.
Nel 2004 è stato insignito dell’onorificenza “Melvin Jones Fellow”.   
Nel maggio 2005 è eletto Consigliere d'Amministrazione della Cooperativa Risanamento (Cooperativa per la Costruzione ed il Risanamento di case per lavoratori in Bologna, fondata nel 1884) e componente del Comitato Esecutivo della stessa. Dal 2014 è nominato Vice Presidente.
Il 16 dicembre 2005 è nominato Socio Corrispondente dell'Accademia Nazionale di Agricoltura di Bologna, fondata nel 1807.

Nel 2007 ha fatto parte del Comitato Scientifico per il restauro delle porte monumentali di Bologna costituito dalla Banca di Bologna.


Attività di pubblico amministratore.
Eletto Consigliere Comunale (PSDI) a Bologna nel 1980, è stato poi rieletto per altri due mandati successivi fino al 1995.
Nel corso dei 15 anni di amministratore del Comune di Bologna, ha ricoperto numerosi incarichi:
  • Presidente della commissione “Assetto del territorio” dal 1985 al 1986;
  • Assessore all’Ambiente dal 1986 al 1989;
  • Assessore alla Pubblica Istruzione dal 1989 al 1990;
  • Capogruppo del PSI dal 1990 al 1992;
  • Assessore al Traffico nel 1992;
  • Assessore al Bilancio, alle Finanze e ai Servizi Demografici dal 1993 al 1995.
  • Componente della Commissione Toponomastica del Comune di Bologna dal 1985, incarico che ricopre fino al 2010. 
 
Pubblicazioni
E’ autore delle seguenti pubblicazioni:
  • La ricostruzione del PSIUP a Bologna, Marsilio, Venezia 1980.
  • Per una storia de “La Squilla”, “Il Carrobbio”, Bologna 1984.
  • Momenti dell’opposizione ai socialisti e alla Giunta Zanardi, “Il Carrobbio”, Bologna 1985.
  • F. Raffaelli, Bologna e l’acqua, fra storia e leggenda, (saggio), Inedita, Bologna 1995
  • F. Raffaelli, Napoleone e Bologna, (saggio), Inedita, Bologna 1996.
  • Un Monte del "contado": San Giovanni in Persiceto, in "Per diritto di conquista", Il Mulino, Bologna 1996.
  • Il Monte contro la Francia in “Strenna Storica Bolognese”, XLVI, Bologna 1996.
  • Il torrente Aposa dopo il 1860, in “Acque nascoste”, Compositori, Bologna1997.
  • La chiesa di Santa Maria della Misericordia di Bologna, Bologna 1997.
  • La chiesa di S.Apollinare di Serravalle, Bologna 1997.
  • Appunti per una storia della “città dei morti, in “Cremazione”, Bologna 1997.
  • Napoleone a Bologna: liberté, égalité...université, in “Saecularia Nona”, n.13, Bologna 1997.
  • Il Conte ladro e altre storie bolognesi, Costa Editore, Bologna 1998.
  • Giacomo Rinieri, Cronaca 1535-1549, (introduzione e note storiche), Costa Editore, Bologna 1998.
  • Un inedito di Papa Lambertini. Un Monte di rigore, in “Il Carrobbio”, Bologna 1999
  • L’ultima ora di un italiano, testo teatrale inedito di Luigi Ploner, in ”Strenna Storica Bolognese”, Bologna 1999
  • Brigida Borghi Zamboni, la madre dell’eroe. Per una rilettura del caso Zamboni – De Rolandis, in “Strenna Storica Bolognese”, Anno L, Bologna 2000.
  • Nel cuore di Bologna, in "Cervi 100", Bologna 2000.
  •  Il bolognese volante in Ali d’Italia, New York, 2000.
  • Come eravamo, Costa Editore, Bologna 2000.
  • Il tesoro di via del Piombo e altre storie bolognesi, Costa Editore, Bologna 2001.
  • La chiesa canonicale di San Salvatore, Costa Editore, Bologna 2001.
  • 50 anni di lavoro e di impresa. Il Gruppo Busi 1952-2002, Costa Editore, Bologna 2002.
  • 100 anni fa: la Regina Margherita e i libri di Carducci, in “Il Carrobbio”, XXVIII, Patron, Bologna 2002.
  • Il "Portico delle Armi" di Budrio, Studio Costa, Bologna 2002.
  • Padre Marella (articolo), Minerva, Bologna 2003.
  • Aurelia Zama e il Centro Femminile Socialista di Bologna, in “Strenna Storica Bolognese”, LIII, Bologna 2003.
  • Così si gioca solo in Paradiso (articolo), Minerva Edizioni, Bologna 2004.
  • La Squilla. Dalla nascita alla dittatura fascista. 1901-1925, in “Cento anni de La Squilla. 1901-2001”, Bologna 2004.
  • Cento anni Fabbri, Compositori, Bologna 2004.
  • La Bologna dei Caffè,  Costa Editore, Bologna 2005.
  • Accadde a Bologna. Le date della città,  Costa Editore, Bologna 2005.
  • Le vicende dei Bentivoglio nelle cronache del tempo, in “La stagione dei Bentivoglio nella Bologna rinascimentale, Minerva, Bologna 2006.
  • Gli Argonauti. Da Ravenna a Bologna per via d’acqua, in “Il Carrobbio”, XXXII, Bologna 2006.
  • Guida alle presenze artistiche e architettoniche del quartiere, in “Prospettive fuori porta Saragozza, Costa Editore 2007.
  • Per i fanciulli miseri e orfani. L'Istituto Clemente Primodì di Bologna, Costa Editore, Bologna 2007.
  • Giuseppe Massarenti. Una vita per i più deboli, Marsilio Editori, Venezia 2008.
  • Cose d'altri tempi. Frammenti di storia bolognese, Minerva, Bologna 2008.
  • Le immagini che parlano e fanno storia. Dalla ricostruzione di Bologna alla crisi del ’77. in “E’ accaduto a Bologna. Walter Breveglieri”, Minerva, Bologna 2008.
  • La certezza dell'abitare, I 125 anni della Cooperativa Risanamento di Bologna (1884-2009), Minerva, Bologna 2009.
  • Accadeva a Bologna, in "La storia dei cento anni. Il secolo rossoblu", Minerva Bologna 2009.
  • La Farmacia Cooperativa di Bologna, Pendragon, Bologna 2011.
  • Cose d'altri tempi 2, Minerva edizioni, Bologna 2011.
  • L'Istituto Clemente Primodì di Bologna, in "Figli d'Italia", Alinari- 24 ORE, Firenze 2011.
  • M. Poli, Gli anni Cinquanta a Bologna, in "Il S. Agostino. Una bella storia del basket bolognese", Gruppo di Studi Savena Setta Sambro, Monzuno (Bo), 2012.
  • M. Poli, Cose d’altri tempi 3, Minerva edizioni, Bologna 2013.
  • M. Poli, Cose d'altri tempi, 4, Minerva edizioni, Bologna, 2015.
  • M. Poli, Salsamentari. 140 anni di saperi, valori e sapori, Costa editore 2016.
E' curatore delle seguenti pubblicazioni:
  • L’Oratorio di S.Maria della Vita, a cura di M. Poli, Costa Editore 1997.
  • Luigi Rinieri, Memorie del Convento dell’Osservanza di Bologna (1712- 1784), a cura di M. Poli e M. Rubbini, Costa Editore, Bologna 1999.
  • Il torrente Aposa, a cura di M. Poli, Costa Editore, Bologna 2000.
  • In nome del progresso. 1902: l’abbattimento delle mura di Bologna, Costa Editore, Bologna 2002.
  • C. Ricci - G. Zucchini, Guida di Bologna (aggiornamenti di A. Emiliani e M. Poli), Minerva, Bologna 2002.
  • Le Arti per via di Giuseppe Maria Mitelli, a cura di M. Poli, Costa Editore, Bologna 2003.
  • La Sala Borsa di Bologna, a cura di M. Poli e Paola Foschi, Editrice Compositori, Bologna 2003 .
  • Le acque a Bologna, a cura di M. Poli, Compositori, Bologna 2005.
  • Fotoricordi, a cura di C. F. Catanese e Marco Poli, Minerva, Bologna 2005.
  • La Bologna Risorgimentale, a cura di Giuseppe Maria Mioni e Marco Poli, Costa Editore, Bologna 2010.
  • W. Breveglieri, Bologna sotto la neve, a cura di Marco Poli, Minerva, Bologna 2010.
  • "Pane e alfabeto". Francesco Zanardi Sindaco socialista di Bologna (1914-1919), a cura di Marco Poli, Costa editore 2014.
  • Sferisterio: lo sport che sfratta la morte in Sferisterio una lunga storia di sport a Bologna, a cura di Marco Poli e Claudio Evangelisti, AICS Bologna 2015.
  • W. Breveglieri, Mi ricordo Bologna, a cura di Marco Poli, Minerva, Bologna, 2016.
  • W. Breveglieri, Mi ricordo Bologna. 1945-1970, II volume, fotografie di Walter Breveglieri, a cura di Marco Poli, MInerva 2017.
  • Bologna, città delle acque e della seta, Minerva edizioni, 2017.·      Mi ricordo Bologna. 1945-1970, II volume, fotografie di Walter Breveglieri, a cura di Marco Poli, Minerva edizioni, 2017.
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I Quaderni della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, a cura di M. Poli.

  • Sant’Antonio di Padova, Bologna, 1995 (n.0).
  • Jacopone da Todi, Bologna, 1996 (n.1).
  • La mistica oggi, Bologna, 1997. (n.2).
  • Luigi Galvani, Bologna, 1998 (n.3).
  • Attese millenarie e l’Uomo del 2000, Bologna, 1999 (n.4).
  • Religioni e culture in una società multietnica, Bologna, 2000 (n.5).
  • Identità cristiana e stato laico, Bologna, 2001 (n.6).
  • Accoglienza, Bologna, 2002 (n.7).
  • Il Mediterraneo, Bologna, 2003 (n.8).
  • Francesco Petrarca intellettuale e poeta cristiano agli albori dell'età moderna (1304- 2004), 2004 (n.9).
  • Le radici dell'identità. Grandi e piccole patrie tra mondo antico ed età contemporanea, 2000 (n.10).
E' autore, assieme ad altri delle seguenti pubblicazioni:
  • M. Lelli - M. Poli, Fatti e misfatti di donne nelle cronache bolognesi, Bologna 1982.
  • M. Guidi - M. Poli Il Monte di San Giovanni in Persiceto, Bologna 1983.
  • M. Fornasari- P. Mita -M.Poli,  I 500 anni del Monte di Ravenna, Bologna 1992.
  • M. Poli, Francesco Zanardi e il "gregge proletario" in AA. VV, Francesco Zanardi: un socialista a Palazzo d’Accursio, Bologna 1992.
  • M. Poli - Tiziano Ravagnani, Enrico Bassi, 75 anni di socialismo, Bologna 1992.
  • Collectio Actorum: guida agli archivi storici dei Monti di Pietà di Bologna e Ravenna (in coll. con altri), Bologna 1994.
  • Nozze a Bologna, (in coll. con altri) Costa Editore, Bologna 1995.
  • La Chiesa e la Biblioteca del SS.Salvatore, (in coll. con altri) Vallecchi, Firenze 1995.
  • M. Chessa, M. Poli, La presenza francescana fra medioevo e modernità, Vallecchi, Firenze 1996.
  • P. Golinelli - M. Poli, L’Osservanza di Bologna, Bologna 1996.
  • M. Archetti - M. Poli, Domenico Bianchini, sergente napoleonico, in “Il Carrobbio”, Bologna 1997.
  • T. Costa - S. D'Altri- M. Poli, Tuttabologna, Costa Editore, Bologna 1997.
  • F. Giordano - M. Poli, La chiesa di San Michele in Bosco, Bologna 1997.
  • T. Costa - M. Poli, A passeggio con la storia, Costa Editore, Bologna 1997.
  • S. Costato - M. Poli, Martin Lutero in un affresco alla Misericordia? Ipotesi per una ricerca storico-artistica, in “Strenna Storica Bolognese”, XLVII, Bologna 1997.
  • Le finestre sul canale, (in coll. con altri) Costa Editore, Bologna 1998.
  • M. Archetti - M. Poli L’ultimo inquisitore, in “Strenna Storica Bolognese”, Bologna 1998.
  • M. Delbianco, M. Poli, La chiesa di S. Giovanni in Monte, Costa Editore, Bologna 1999.
  • T. Costa - M. Poli, Il Quadrilatero, Costa Editore, Bologna 1999.
  • M. Carboni - M. Fornasari- M. Poli, La città della carità, Costa Editore, Bologna 1999.
  • M. Poli - S. Urbini, L’Oratorio di San Filippo Neri, Costa Editore, Bologna 2000.
  • T. Costa - M. Poli, La Montagnola, Costa Editore, Bologna 2000.
  • P. Nardi - M. Poli, L’Oratorio di San Carlo, Costa Editore, Bologna  2001.
  • F. Giordano - M. Poli, La statua di San Petronio a porta Ravegnana, Costa Editore, Bologna 2001.
  • G. Giannantonj - M. Poli, Con "grave danno et pregiudizio". Il Monte di pietà di Bologna fra frode e intacco, in “Strenna Storica Bolognese”, LI, Bologna  2001.
  • M. Poli - A. Santucci, Vedute pittoresche di Bologna di Antonio Basoli, Costa Editore, Bologna  2002.
  • M. Poli - M. Rubbini, La Madonna di Galliera, Costa Editore, Bologna 2002.
  • G. Bonani - M. Poli, Da 75 anni per Bologna. La Famèja Bulgneisa 1928-2003, Costa Editore, Bologna  2003.
  • M. Poli, C. Tiberio, Bologna. I luoghi della cultura, Costa Editore, Bologna  2003.
  • G. Benevolo - M. Poli, La dignità di un tetto. Fotostoria della Cooperativa Risanamento (1884-2004), Minerva Edizioni, Bologna 2004.
  • T. Costa - M. Poli, Conoscere Bologna, Costa Editore Bologna, 2004.
  • T, Costa, M. Poli, Il Quadrilatero (nuova edizione), Costa Editore, Bologna 2005.
  • M. Poli, C. Tiberio, Un “fotoreporter” del Settecento, Costa Editore, Bologna 2006.
  • A. Antonelli, M. Poli, Il palazzo dei Bentivoglio, Marsilio, Venezia 2006. 
  • M. Poli, Accadde nel 1909, in 10 scrittori per 100 anni, Minerva, Bologna 2009.
  • M. Poli, Gli anni Cinquanta a Bologna, in "Il S. Agostino. Una bella storia del basket bolognese", Gruppo di Studi Savena Setta Sambro, Monzuno (Bo), 2012.
  •  C. Angeloni, M. Poli, Il bene della casa. I 130 anni della Cooperativa Risanamento. Minerva, Bologna 2014.
  • M. Poli, M. Rubbini, Giulio Miceti. Storia di un cooperatore socialista democratico e sindaco di Imola, Costa Editore 2016.
Ha scritto inoltre:
  • Il trionfo del popolo bolognese nell’8 agosto bolognese (introduzione), libri Arena, Bologna 1998.
  • I canali perduti, (introduzione), Costa Editore, Bologna 1998.
  • Bibliotheca Franciscana, a cura di Zita Zanardi, Olschki, Firenze 1999 (introduzione)
  • A. Zanotti, Il sistema delle acque a Bologna dal XIII al XX secolo (introduzione), Compositori, Bologna  2000.
  • F. Carpani, Canzunàtt, Costa Editore, Bologna 2002 (introduzione).
  • Il Ponte Nuovo sul Navile in Bologna detto "Ponte della Bionda", Costa Editore, Bologna  2005 (introduzione).
  • P. Bedeschi, Baricella 1943-1945, Minerva, Bologna 2010 (introduzione)
  • C. Evangelisti, Lo Spirito. Il brigante del Papa re, Savena Setta Sambro, Bologna 2010 (introduzione) 
Ogni anno, dal 1990 al 1996, ha pubblicato, a puntate, sul quotidiano “Il Resto del Carlino” i seguenti racconti storici:
  • “Il Conte Ladro” (1990).
  • “Delitto in Strada Maggiore” (1991).
  • “Storie d’amore a Bologna” (1992).
  • “Bologna brucia” (1993).
  • “L’eroe dell’Asinelli” (1994).
  • “I miracoli della Madonna del Palazzo” (1995).
  • “La tragedia della Grada” (1996).
  • “L’eroe di Tarragona” (1997).
Dal gennaio 1998, continua la collaborazione col “Resto del Carlino” con la rubrica settimanale “Come eravamo” nel “Carlino Bologna” e dal 2001 con articoli a sfondo storico. Dal 2006 con la rubrica "Cose d'altri tempi"

Tutti i racconti storici e gli articoli della rubrica “Come eravamo” sono stati poi raccolti, rivisitati e pubblicati nei seguenti volumi:
  • Il Conte ladro e altre storie bolognesi, Costa Editore, Bologna, 1998.
  • Come eravamo, Costa editore, Bologna, 2000.
  • Il tesoro di via del Piombo e altre storie bolognesi, Costa Editore, Bologna, 2001.
  • Cose d'altri tempi, Minerva Bologna 2008
Altre attività culturali
Ha collaborato con alcune riviste fra cui “Bologna Incontri”, “I Martedì”, “Bologna ieri, oggi e domani”.
Nel 1992 è coautore, assieme ad Alessandro Giupponi, del soggetto del film “Arcipelago Emilia Romagna”.
Nel 1996 ha curato il libero adattamento della commedia di Luigi Giorgi “Il labirinto dei delitti” (1797) andata in scena il 18 e 19 giugno 1996 al teatro Arena del Sole di Bologna ed al teatro Rasi di Ravenna (8.10.1996).


 
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 Marco Poli (del 03/09/2014 alle 22:39:22, in Articoli , visitato 1352 volte)
L’occupazione abusiva di immobili, pubblici o privati che siano, è un reato che va perseguito ed impedito. Questo dice la legge oggi e lo affermava anche ai tempi di Francesco Zanardi, il Sindaco socialista riformista di Bologna dal 1914 al 1919.
Zanardi avrebbe avuto non una, ma mille ragioni per requisire e occupare edifici vuoti. Infatti, con lo scoppio della guerra, l’Autorità militare, in base ad una legge che glielo consentiva, occupò anche 350 aule scolastiche per trasformarle in alloggi o ospedali militari: ad esempio, il “Galvani” e il “Minghetti” divennero ospedali, le “Laura Bassi” furono occupate dalla Croce Rossa e il “Pier Crescenzi” fu trasformato in caserma.
Le scuole elementari furono private di 93 aule. I massimalisti chiesero la requisizione forzosa di immobili privati, dei “palazzi dei signori”, ma Zanardi si oppose attenendosi sempre alla legge: organizzò doppi turni con classi di 50 ragazzi, prese in affitto qualche locale e, contando anche sulla generosità di Enti e cittadini, li arredò alla meglio per consentire in ottobre l’inizio delle lezioni.
Quando a fine ottobre 1917 vi fu la disfatta di Caporetto, Bologna come altre città a sud del fronte, offrì accoglienza a una parte dei 300.000 profughi che avevano abbandonato le loro case e i loro beni. Bologna ne accolse migliaia. E anche in questo caso senza far ricorso a requisizioni o occupazioni di edifici privati.
Zanardi era convinto del fatto che colui che indossa la fascia tricolore deve essere di esempio se vuole essere credibile: non può pretendere il rispetto di leggi e norme da parte dei cittadini, se poi è lui stesso ad infrangerle.
C‘è da rimanere allibiti e sgomenti di fronte a quanto un pubblico amministratore ha consentito consapevolmente in via Mario de Maria. Non resta che augurarsi che la stessa fascia tricolore che indossano il Sindaco e gli Assessori abbia ancora efficacia.
Infine, una domanda mi sia permessa: ma l'Assessora alla Legalità avalla tutte queste illegalità?
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 Marco Poli (del 02/09/2014 alle 22:47:03, in Articoli , visitato 1409 volte)
Il 14 agosto 1974 il Comune di Bologna, su idea del sindaco Renato Zangheri, organizzò per i bolognesi rimasti in città uno spettacolo in piazza Maggiore.
L’artista che condusse gli spettatori verso il Ferragosto fu Dino Sarti, un autentico bolognese. All’epoca non c’era la consuetudine che il Comune offrisse spettacoli estivi (come poi accadde dagli anni ’80 in poi) e pertanto non era possibile immaginare quale partecipazione di pubblico vi sarebbe stata.
L’idea di Zangheri si rivelò vincente e la sera del 14 agosto ben 30.000 persone affollarono la piazza per applaudire con entusiasmo il cantante.
Già noto, ma non notissimo, l’anno prima, oltre aver debuttato al Derby di Milano, il locale dove si esibivano i cabarettisti, aveva inciso un album di successo (Bologna invece) che conteneva alcune canzoni in dialetto bolognese e altre del repertorio classico francese. Dopo il successo del 14 agosto, Dino Sarti incise l’album Piazza Maggiore 14 agosto che gli diede grandissima notorietà al punto che il 14 agosto dell’anno successivo la piazza fu ancora più gremita.
Proseguì la produzione di canzoni orecchiabili e divertenti che ripercorrevano situazioni, personaggi e mode del tempo, come Viale Ceccarini. Riccione, Spomèti, Il tango imbezell.
Da petroniano tifoso scrisse anche l’inno Bologna campione.
Autore di gradevoli libri soprattutto di costume petroniano («O si è bolognesi o si sa l’inglese»), ebbe piccole parti in alcuni film, ma soprattutto ci ha lasciato canzoni che sono entrate nella memoria dei bolognesi.
L’ultimo 14 agosto in piazza Maggiore fu quello del 1987. È morto nel 2007 all’età di soli 71 anni, dimenticato dalla città alla quale aveva dato tanto e dalla quale aveva ricevuto la grande soddisfazione dei tanti Ferragosto che lui dovette sentire ancora più caldi per l’affetto dell’immenso pubblico di piazza Maggiore.
A lui non è intitolata nemmeno una rotonda.
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 Marco Poli (del 20/06/2014 alle 23:40:57, in Articoli , visitato 1266 volte)
Si è ricordato con affetto, nostalgia e commozione l’ultimo scudetto vinto dal Bologna cinquanta anni fa. Vi sono stati incontri, sono stati applauditi gli “eroi” di quell’impresa sportiva, si è ricordato il Presidente Renato Dall’Ara, sono stati pubblicati bei libri sul “Bologna Paradiso”.
Si è trascurato, perché meno “importante” e meno “eroico”, ma pur sempre prestigioso, il successo ottenuto dieci anni dopo, il 23 maggio 1974, con la conquista della seconda e ultima Coppa Italia, battendo in finale il Palermo a Roma nello stadio Olimpico.
E’ vero che il Palermo militava in serie B e che la vittoria giunse dopo i supplementari ai calci di rigore; ma non va dimenticato che prima di disputare la finale il Bologna aveva battuto squadre importanti: il Genoa, l’Avellino, il Milan, l’Inter di Helenio Herrera e l’Atalanta. A sua volta il Palermo era arrivato in finale battendo la Juventus.
Il Bologna era allenato da Bruno Pesaola e il Presidente era Luciano Conti. La finale dell’Olimpico si era messa in salita per il Bologna perché dopo 32 minuti il Palermo si era portato in vantaggio con un goal di Magistrelli. Solo al 90’ l’atterramento in area di Giacomo Bulgarelli fruttò il rigore che Savoldi trasformò portando i rossoblu al pareggio e ai tempi supplementari che si chiusero senza reti. Si andò ai rigori e Savoldi, Bulgarelli, Pecci e Novellini segnarono tutti mentre il Palermo sbagliò un rigore consegnando al Bologna la Coppa Italia.
Fu l’anno d’oro della Lazio che vinse lo scudetto ed il Bologna si piazzò nono nella classifica finale.
La formazione del Bologna era la seguente: Buso, Roversi, Rimbano, Battisodo, Cresci, Gregori, Ghetti, Massimelli, Savoldi, Novellini. In panchina, R. Vieri, Pecci (che entrò al 76°) e Colomba.
In momenti difficili e bui come quello presente, per i tifosi rossoblu, ricordare i successi del passato rimane l’unico motivo di consolazione.
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 Marco Poli (del 20/06/2014 alle 23:36:42, in Articoli , visitato 2066 volte)
Dopo la caduta dei Medici a Firenze, Michelangelo Buonarroti decise di recarsi a Venezia. Passò la Futa poi, per via d’acqua, attraverso il Navile giunse a Venezia dove cercò un incarico di lavoro che, però, non trovò.
Abbandonò, quindi, Venezia e pensò di aver più fortuna a Bologna. Giunto nel 1494, il diciannovenne Michelangelo era senza un soldo, mentre occorrevano 50 bolognini di dazio per poter entrare nella città. Sarebbe stato, forse, arrestato se, casualmente, non fosse intervenuto il senatore Aldrovandi il quale prese in simpatia il giovane e colto Michelangelo e pagò il tributo.
Michelangelo rimase nella dimora del senatore come lettore delle opere di Dante, Petrarca e dei grandi poeti dell’epoca. Fin quando ad Aldrovandi non venne l’idea di affidargli la realizzazione di tre sculture nell’Arca di San Domenico, opera finanziata dal Senato bolognese. Fu così che Michelangelo scolpi le statue in marmo di San Petronio, di San Procolo e un angelo portacero.
La seconda e ultima volta che Michelangelo venne sotto le Due Torri fu quando Giulio II, che si era impadronito di Bologna (1506) cacciando Giovanni II Bentivoglio, pensò di affidargli l’incarico di realizzare una grande statua in bronzo che lo ritraesse e da collocare sopra l’ingresso della basilica di San Petronio.
Dopo poco più di un anno di lavoro, che Michelangelo svolse nella sede della Fabbriceria di San Petronio come ricorda una lapide in piazza Galvani, il 21 febbraio 1508 la statua su collocata fra grandi feste.
Non conosciamo l’aspetto della statua, ma pare che, secondo il volere del Papa, avesse un aspetto serio e minaccioso che non piacque ai bolognesi.
Durante il temporaneo ritorno a Bologna dei figli di Giovanni II, la statua fu abbattuta dal popolo e fatta a pezzi; che furono venduti al duca di Ferrara Alfonso d’Este il quale, col bronzo, realizzò una colubrina (un cannone) che chiamò “Giulia”.
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 Marco Poli (del 17/04/2014 alle 16:21:25, in Articoli , visitato 1691 volte)
La costruzione della Basilica di San Petronio si concluse nel 1663. Tuttavia, per secoli la facciata rimasta incompleta fece ritenere non conclusa la costruzione. Infatti nel XIX secolo vi fu una corrente di pensiero che riteneva necessario completare gli antichi monumenti secondo canoni classici e medievali. Si attuarono, così, importanti interventi di completamento come la facciata del Duomo di Milano e quella della Basilica di Santa Croce a Firenze.
A Bologna il portabandiera di questo indirizzo fu Alfonso Rubbiani, autore di numerosi restauri su importanti architetture bolognesi. Nel 1887 fu bandito un concorso per completare la facciata di San Petronio: ad esso parteciparono numerosi e noti architetti che presentarono i loro progetti. Tuttavia fu deciso di non fare nulla.
L’idea di completare la facciata si riaffacciò nel 1933: fu bandito un nuovo concorso, ma il ministro della Pubblica Istruzione Pietro Fedele non condivise il progetto e scrisse al podestà: “Non permetterò mai che si rechi offesa alla meravigliosa bellezza di una delle più stupende piazze d’Italia, togliendole quello che per me e per tutti coloro che amano l’arte e Bologna, è uno degli elementi principali di questa bellezza: la facciata di San Petronio così come i secoli l’hanno a noi tramandata”.
Da allora nessuno ha più proposto di completare la facciata che ormai è negli occhi e nel cuore dei cittadini. Il 3 ottobre del 1954 la Basilica fu finalmente consacrata, cioè offerta a Dio in perpetuo, 564 anni dopo la posa della prima pietra. Molti cittadini rimasero stupiti non sapendo che gli uffici religiosi si possono avviare dal momento della benedizione della chiesa stessa: cosa che avvenne nel 1392.
La consacrazione del 1954, celebrata dal cardinale Giacomo Lercaro, è anche la dichiarazione di “fine lavori”: la costruzione della chiesa è finita definitivamente, anche per quanto concerne la facciata.
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 Marco Poli (del 16/03/2014 alle 12:20:01, in Articoli , visitato 2403 volte)
Premetto che “Mercato di Mezzo” era il nome della via che poi è stata ribattezzata col nome di Francesco Rizzoli, ed ebbe questa denominazione in quanto si trovava in mezzo a due mercati: quello di piazza Ravegnana e quello di piazza Maggiore. L’edificio adibito a mercato che si inaugurerà il 3 aprile si chiama, invece, “Mercato coperto”. Il distretto commerciale nel quale è inserito il “Mercato coperto”, da tempo, è chiamato “il Quadrilatero”. Ora, con una forzatura inspiegabile si vorrebbe denominare “Mercato di Mezzo” l’edificio da inaugurare. E’ un errore storico! Ora vediamo la storia del Mercato coperto. Nel 1877 il Consiglio Comunale decise il “trasloco” delle bancarelle che affollavano da secoli la piazza Maggiore in vista del prossimo "esercizio di una tramvia urbana a cavalli" con capolinea davanti al palazzo del Podestà e di una riqualificazione urbana che prevedeva anche il restauro degli edifici a contorno della piazza. Il sindaco di Bologna, Gaetano Tacconi, dispose lo sgombero per il giorno 8 maggio: il Consiglio Comunale approvò unanime la decisione per porre fine alla “sconcia e deturpante” presenza delle bancarelle nella piazza Maggiore e anche la stampa locale approvò con entusiasmo. Il quotidiano “La Patria” dell’11 maggio scrisse: “Finalmente il mercato delle erbe si è traslocato e la nostra bella piazza Vittorio Emanuele è libera da quello sconcio: stamani era quasi deserta. Là in fondo sorgevano solitarie le baracche degli acquaiuoli, ma anche queste si disponevano a levar le tende”. E un altro quotidiano bolognese scrisse: "Finalmente Piazza Maggiore è sgombra da baracche, cumuli di insalate e di cipolle, dai ciarlatani che vendevano il cerotto per guarire ogni male e cavavano i denti senza dolore. Ora la Piazza è vuota ed ha un aspetto maestoso". Le proteste dei 450 ambulanti furono limitate in quanto il Comune aveva promesso loro varie alternative: il nuovo “mercato di San Francesco”, uno spazio coperto da una tettoia ubicato nell’attuale via De Marchi che poteva accogliere 250 ambulanti; un’altra tettoia per i venditori di ortaggi era stata predisposta lungo la fiancata della chiesa del SS. Salvatore in via IV Novembre, un’altra nella piazzetta Caprara (davanti all’omonimo palazzo, oggi sede della Prefettura) ed infine era stato concesso il lato porticato della “seliciata di Strada Maggiore”, oggi piazza Aldrovandi. Ma la sistemazione più prestigiosa fu quella del nuovo edificio realizzato dall’Amministrazione degli Ospedali, quasi a somiglianza di una chiesa, fra via Clavature e via Pescherie con ingresso da entrambe le vie. L’immobile, scrisse “La Patria” del 20 maggio 1877, “è riuscito benissimo: nel mezzo c’è una corsia di scaffali, ove i posteggianti possono esporre la loro merce, ai lati ci sono altri posteggi e parecchie botteghe. E’ perfettamente arieggiato, selciato a pietrini… Insomma, torna a comodo e decoro della città, ad utile dell’amministrazione che l’ha eseguito, ad onore del consigliere avv. Vicini che ha ideato e presieduto i lavori”. Un complimento fu rivolto anche “al capo mastro signor Bedosti cui era stata affidata l’esecuzione dei lavori”. Nel nuovo Mercato Coperto trovarono posto circa 150 “sfrattati” da piazza Maggiore. Alle ore 15 del 20 maggio “i proprietari delle case e botteghe dei dintorni” offrirono una “refezione rallegrata da un po’ di musica” (oggi diremmo una bandiga) ai 30 operai che per completare velocemente i lavori avevano lavorato anche di notte: suonò la Banda di Borgo Panigale e al termine della manifestazione “dall’alto del Mercato coperto piovvero una quantità di foglietti di carta a diversi colori su cui leggevasi un “evviva” in versi”. Erano stati gli “erbivendoli” che in tal modo intendevano ringraziare gli operai e l’Amministrazione degli ospedali. La mattina si era svolta l’inaugurazione ufficiale con le autorità che visitarono il nuovo mercato coperto già occupato dai nuovi inquilini: c’era un grande affollamento di curiosi dentro e fuori la nuova costruzione. Tantissimi applausi e allegria. Alla fine della manifestazione fu lamentata la scomparsa di quattro portafogli. Ultimo ad abbandonare Piazza Maggiore fu il teatrino dei burattini di Cuccoli. Marco Poli
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 Marco Poli (del 21/01/2014 alle 14:30:12, in Articoli, visitato 1767 volte)
Dopo Luigi Valeriani è giusto occuparsi di Giovanni Aldini, lo scienziato che tutti i bolognesi ricordano in coppia con Valeriani per denominare l’Istituto Tecnico che fu fondato in virtù della loro generosità.
Giovanni Aldini nacque a Bologna nel 1762 ed era nipote di Luigi Galvani. Come lo zio, anch’egli studiò fisica e divenne docente all’Università di Bologna nel 1798.
Il suo interesse prevalente si concentrò sull’elettricità e sulla sua applicazione in medicina e per l’illuminazione. Il suo sogno era quello di ridare vita a un cadavere attraverso le scariche elettriche trasmesse dalla pila.
Poiché in Europa si era diffusa la ghigliottina per giustiziare i condannati, nel 1803 Aldini si trasferì in Inghilterra dove ancora si usava l’impiccagione. Giunto a Londra seppe che tale George Forrest, accusato di omicidio plurimo, attendeva il verdetto; pare che Aldini abbia corrotto i giudici per condannarlo e impiccarlo.
Ottenne, così, il cadavere e, davanti al pubblico, azionò una grande pila ottenendo l’effetto di far tornare il respiro e il movimento al cadavere fra lo spavento degli astanti. Il suo assistente morì d’infarto.
Gli esperimenti proseguirono, sempre davanti al pubblico come fossero spettacoli teatrali, sia su uomini, sia su animali riscuotendo il plauso degli scienziati.
Furono questi esperimenti di Aldini a ispirare Mary Schelley per il suo famoso romanzo Frankestein. Ottimo conoscitore di lingue straniere, ha lasciato numerose opere scientifiche anche in lingua inglese e francese. Giovanni Aldini morì a Milano nel 1834.
Lasciò una forte somma di denaro per completare il progetto di scuola deciso assieme a Valeriani.
A differenza di Luigi Valeriani, il Comune di Bologna non gli ha dedicato una via della città a causa della omonimia con Antonio Aldini, famoso avvocato che difese Luigi Zamboni e Giovanbattista De Rolandis e divenne Ministro di Napoleone.
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 Marco Poli (del 07/11/2013 alle 00:38:35, in Articoli, visitato 1745 volte)
Dopo 83 anni al servizio della mobilità pubblica, le rotaie andarono definitivamente in pensione; mentre i tram elettrici furono messi in quiescenza dopo 59 anni di esercizio. Il 2 ottobre 1880 era entrato in funzione il primo “tramway” a cavalli che faceva servizio sulla linea Stazione ferroviaria - Piazza Nettuno: a gestire il servizio fu una società belga (Les tramways de Bologne); mentre l’11 febbraio 1904, finalmente, avvenne la prima corsa del tram a trazione elettrica, con servizio a pagamento, sulla linea Indipendenza - Stazione - Zucca: nove carrozze che partivano ogni 10 minuti.
Fu il presidente dell’azienda municipalizzata ATM, Giorgio Scarabelli, ad invitare le autorità a partecipare “alla cerimonia inaugurale della trasformazione della linea tranviaria di San Ruffillo che avrà luogo domenica 3 novembre 1963 alle ore 9,45 in piazza Minghetti”. L’invito poi proseguiva: “Nell’occasione verrà solennizzata l’ultima corsa dell’ultimo tram di Bologna”. Quel 3 novembre un tram della linea 13 - S. Ruffillo, la vettura n. 210, fra ali di folla grata e plaudente, fece l’ultima corsa, dirigendosi definitivamente nel deposito Zucca. Dalle migliaia di cittadini partirono parole di gratitudine verso il tram, mentre gli occhi di tanti ex tramvieri tradivano la commozione: come se assistessero al funerale di un amico o del compagno di lavoro di una vita intera. il tram lasciò posto ad autobus e filobus e le rotaie furono in parte rimosse e in parte coperte dall’asfalto.
Dal 1963 e per lustri i bolognesi continuarono a chiamare “tramvieri” gli autisti del bus: e ancora oggi, alle fermate, si può sentire qualcuno che dice: “Ma quando arriva il tram?”.
Quando, nel 1993, per meno di un anno fui Assessore al Traffico, proposi il progetto di nuove linee tramviarie ottenendo molte reazioni positive. Poi, dopo anni di silenzio, apparve all’orizzonte il CIVIS. E tutti sappiamo come è andata…
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 Marco Poli (del 10/08/2013 alle 13:16:44, in Articoli, visitato 1505 volte)
A pochi mesi dalla ascesa al soglio pontificio, papa Francesco ha firmato, dopo averla redatta con il Papa emerito Benedetto XVI, la sua prima enciclica Lumen fidei. L’enciclica – come indica l’etimologia del termine - è una lettera circolare che il Papa indirizza ai vescovi della Chiesa e ai fedeli tutti per comunicare, per chiarire, per insegnare, per indirizzare.
Ma quale fu il Papa che firmò la prima enciclica? Ai bolognesi che non lo sanno farà piacere apprendere che la prima enciclica, Ubi primum, fu firmata il 3 dicembre 1740 dal Papa bolognese Prospero Lambertini (Benedetto XIV) pochi mesi dopo la sua elezione avvenuta il 17 agosto 1740.
Papa Lambertini indirizzò quella prima enciclica ai vescovi e al clero per raccomandare non solo la moralità dei comportamenti, ma una particolare attenzione alla formazione dei chierici e dei sacerdoti; un tema molto caro a Lambertini che a Bologna aveva voluto la costruzione del seminario (oggi Grand Hotel Majestic, già Baglioni) per la formazione del clero: coloro i quali sono chiamati al servizio del Signore siano formati fin dalla giovane età alla pietà, all’integrità dei costumi e alla disciplina canonica.
Dopo questa enciclica, papa Lambertini ne firmò altre trenta, inaugurando uno strumento pastorale poi utilizzato, più o meno, dai successori. Pochi Papi firmarono più encicliche di papa Lambertini: Pio IX (41), Leone XIII (86), Pio XII (41).
L’idea di scrivere “lettere circolari” su vari temi, sottolinea ancor più la grandezza del Papa bolognese, uomo colto, pastore preoccupato, pontefice consapevole di essere anche uomo di governo.
Non fu, ovviamente, l’unico strumento di comunicazione e di governo: papa Lambertini utilizzò anche le “bolle” pontificie, i “motu proprio” e i “brevi”. La raccolta di tutti questi suoi atti di governo è ponderosa e tocca ogni argomento con profonda dottrina accompagnata da una solida cultura.
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