Immagine
 Il sito web... di Marco Poli
 
et discrepant in loquendo
Bononienses Burgi Sancti Felicis
et Bononienses Stratae Maioris.

Dante Alighieri, De Vulgari Eloquentia, liber I, cap. IX
” 
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

 Marco Poli (del 19/07/2011 alle 08:49:13, in Articoli, visitato 1673 volte)
Ho incontrato una persona che abita in via Berengario da Carpi e che ritiene che costui sia stato un pittore, confondendolo forse col pittore Girolamo da Carpi. In realtà, Jacopo Barigazzi, che non si sa per quale ragione cambiò il nome in Berengario da Carpi, fu un famoso medico. Nato a Carpi nel 1460, figlio di un chirurgo dal quale apprese la pratica se non la teoria, visse alla corte del Signore di Carpi, Alberto III Pio, dove conobbe Pico della Mirandola, Pietro Pomponazzi e altri personaggi della cultura e della scienza. Laureatosi in medicina a Bologna nel 1498, nel 1502 fu nominato docente nell’Ateneo bolognese, non prima di aver ottenuto la cittadinanza da papa Giulio II, con lo stipendio annuo di lire 100. Il Senato gli affidò anche l’incarico di gestire l’ospedale di S.Giobbe dove si curavano i malati di sifilide. La sua fama si diffuse rapidamente e fu chiamato alla corte papale e in altre città per curare pazienti illustri come Lorenzo de’ Medici (di Urbino) ferito da una pallottola al cranio, Giovanni dalle Bande Nere (a Piacenza), Benvenuto Cellini e Marcantonio Colonna (a Roma): quest’ultimo gli donò un dipinto di Raffaello, il San Giovannino, che però si rivelò una copia. Divenne ricco e a Bologna acquistò numerosi immobili; fu collezionista di opere d’arte e di reperti archeologici, fra cui il torso marmoreo di Nerone, oggi presente nel Museo Archeologico. Scrisse opere di successo: oltre ad un compendio di anatomia con tavole illustrate, un commentario all’opera di Mondino de Liuzzi, scritti sulla cura della sifilide col mercurio, sulla chirurgia cranica, sull’utero. Ebbe una vita avventurosa e anche violenta: molti lo apprezzarono e molti lo criticarono ferocemente. A Bologna rimase fino al 1527 poi tornò a Carpi al servizio del duca Alfonso I d'Este. Morì nel 1530 e fu sepolto in un convento francescano di Ferrara secondo le sue volontà testamentarie. (Carlino 20.6.2011)
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
 Marco Poli (del 19/07/2011 alle 08:46:24, in Articoli, visitato 1985 volte)
Condannato a 20 anni di carcere per aver organizzato movimenti patriottici a Milano, Aurelio Saffi si rifugiò a Londra dove sposò Giorgina Janet Craufurd, donna di origini scozzesi, ma nata a Firenze, seguace di Mazzini e donna di spicco del Risorgimento. La coppia ebbe quattro figli fra cui Emilio, secondogenito, nato a Napoli nel 1861. Questi divenne ingegnere e lo troviamo nel 1910 a Roma come capo della Divisione III dell’Ufficio Tecnico del Comune di Roma, incaricato di redigere il progetto per la realizzazione dei Mercati Generali di via Ostiense. In precedenza, Emilio Saffi fu incaricato di progettare il nuovo Mercato Bestiame di Bologna su un’area di 22.500 mq. Nel maggio del 1902 il Mercato fu inaugurato. Poco tempo dopo l’Amministrazione delle Poste Italiane affidò ad Emilio Saffi l’incarico di predisporre il progetto per la sua nuova sede bolognese. Nel 1909 il progetto era già realizzato consentendo di avviare lo stesso anno la costruzione che terminò nel 1911 con una imponente cerimonia di inaugurazione alla quale parteciparono numerose autorità. La costruzione del grande edificio delle Poste fu il completamento della piazza dedicata al grande statista bolognese Marco Minghetti. Infatti, a partire dal 1893 furono abbattuti i fatiscenti edifici che occupavano lo spazio della futura piazza: fra gli edifici scomparsi, vi era anche la casa natale di Santa Caterina da Bologna e la chiesa di S. Agata voluta da Taddeo Pepoli. Nel 1912 fu riedificato, ad opera di Edoardo Collamarini, il palazzo Bovio-Bernaroli al n.1, la cui prima costruzione risale al XV secolo. La statua di Minghetti è opera di Giulio Monteverde: alla cerimonia di inaugurazione della piazza, il 28 giugno 1896, furono presenti Re Umberto I e la Regina Margherita. Ora, a 100 anni dalla costruzione, il palazzo delle Poste verrà sottoposto ad un grande restauro - il primo restauro esterno da quando fu costruito - al quale si aggiungerà la riqualificazione sia di piazza Minghetti, sia dell’attigua piazza del Francia. Bologna ha bisogno di operazioni di questo tipo che valorizzino la qualità del tessuto e dei luoghi urbani. E si riconosca il merito ai privati che finanziano questa brillante e meritoria operazione. (Carlino 16.6.2011)
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
 Marco Poli (del 07/06/2011 alle 17:13:42, in Articoli, visitato 1818 volte)
Il decreto istitutivo della “Scuola Normale Femminile per allieve maestre” fu firmato il 25 gennaio 1860 da Luigi Carlo Farini, ma le lezioni iniziarono il primo gennaio 1861 con otto allieve.
La prima sede della scuola fu in palazzo Zambeccari, in via Barberia 22, che - coincidenza! - nel 1327 aveva ospitato il Collegio Bresciano per studenti provenienti da quella città. Il primo direttore della scuola fu il patriota Orazio Barbieri, mentre un’altra donna risorgimentale, la contessa Maria Teresa Serego Alighieri, moglie di Giovanni Gozzadini, fu una delle ispettrici. L’orario quotidiano delle lezioni, che iniziavano alle 10, era di quattro ore, con un’ora di intervallo fra le 13 e le 14. Dopo il primo anno di attività crebbe il numero di alunne, facendo emergere l’esigenza di locali più ampi e più idonei.
Finalmente all’inizio del 1863 fu concesso l’utilizzo dell’ex Convento dei Certosini di via S. Isaia, 35, dove ancora oggi ha sede il liceo “Laura Bassi”. Lì fu possibile ospitare anche classi di scuola elementare che consentivano alle alunne di effettuare il tirocinio. Trovata la sede, mancava la denominazione della scuola: la decisione del Ministro della Pubblica Istruzione fu presa l’8 febbraio 1892 e la scuola fu intitolata a Laura Bassi.
Laura Maria Caterina Bassi nacque nel 1711. Il 17 maggio 1732, nel palazzo comunale, alla presenza di senatori, magistrati, docenti e dell’arcivescovo di Bologna Prospero Lambertini, la ventunenne Laura Bassi sostenne il colloquio che la laureò in filosofia; ma fu anche una scienziata a largo raggio ed infatti l’anno successivo le fu affidata la cattedra di fisica sperimentale. Ma la sua vasta erudizione, che suscitò tante invidie, la portò ad interessarsi di chimica, matematica, idraulica, lingue antiche e moderne. Sposò Giuseppe Veratti ed ebbe 12 figli. Morì nel 1778 e fu sepolta nella chiesa del Corpus Domini di via Tagliapietre.
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
 Marco Poli (del 07/06/2011 alle 17:10:06, in Articoli, visitato 1907 volte)
Il 3 novembre 1963 un tram della linea 13-S. Ruffillo, la vettura n. 210, fra ali di folla grata e plaudente, fece l’ultima corsa, dirigendosi definitivamente nel deposito Zucca. Dopo 83 anni di onorato servizio (il 2 ottobre 1880 si inaugurò il primo “tramway” a cavalli) il tramvai lasciò posto ad autobus e filobus, che già avevano preso servizio. Le rotaie furono rimosse o coperte dall’asfalto.
E’ convinzione comune che solo dal dopoguerra siano apparsi a Bologna autobus e filobus, ma in realtà il primo filobus fece la sua prima corsa il 28 ottobre 1939 sulla linea Zamboni-San Michele in Bosco. Alla guida dei nuovi filobus furono addetti nove “filovieri” che svolgevano servizio per 8,40 ore al giorno per sette giorni, riposando l’ottavo e due sole domeniche ogni mese.
L’idea di avviare un servizio filoviario era già emersa alcuni anni prima: infatti, la “Carrozzeria Menarini e C.”, all’epoca situata in viale Berti Pichat, si era proposta, alla fine del 1934, come fornitore delle nuove vetture. Poi l’Azienda Tramviaria acquistò 10 filobus dalla FIAT. Si trattò dunque di un servizio limitato che, però, si rivelò assai utile soprattutto per il trasporto dei feriti all’ospedale Rizzoli. La già esile pattuglia dei filobus fu poi danneggiata dai bombardamenti che misero fuori servizio la linea aerea. Come non bastasse, i tedeschi requisirono le vetture superstiti sollevando la protesta del prof. Oscar Scaglietti, direttore dell’ospedale. Tuttavia, le difficoltà incontrate dai tedeschi nel trasferire le vetture, fecero sì che solo una vettura venisse asportata. Il servizio di trasporto dei feriti tramite filobus potè, quindi, proseguire. Dopo il 1945 i nove filobus ritornarono a disposizione dell’ATM, mentre il direttore dell’azienda tramviaria si accingeva a proporre il progetto di sostituzione dei vecchi tram con autobus e filobus. Cosa che negli anni successivi avvenne.
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
 Marco Poli (del 15/05/2011 alle 14:10:27, in Articoli , visitato 1304 volte)
Erano passati circa sette mesi dal 17 marzo 1861, giorno in cui la città aveva festeggiato il Regno dell’Italia unita andando nelle piazze, assistendo a sfilate militari e godendosi, la sera, i fuochi artificiali sparati dal colle dell’Osservanza, con i 101 colpi di cannone che sancivano la proclamazione del Regno: ebbene, il 22 settembre il popolo scese in piazza a Bologna, come in altre città della Romagna, per protestare contro il rincaro dei prezzi dei generi di prima necessità a partire dal prezzo del pane.
Le prime vittime della protesta popolare furono le bancarelle di piazza Maggiore che vennero prese d’assalto. Scrive Enrico Bottrigari nella sua “Cronaca di Bologna”: “furono lanciate in aria le frutta, il burro, le ricotte e quant’altro capitava fra le mani del popolino”.
Le azioni di protesta proseguirono con maggiore violenza nei giorni successivi. Il 23 settembre l’assalto della gente prese di mira i negozi di pane e pasta: alcuni presero i prodotti pagando il prezzo che ritenevano equo, mentre altri uscirono senza pagare. La polizia e la Guardia Civica non ricevettero alcun ordine di reprimere le manifestazioni di protesta e l’Intendente di polizia si limitò a diffondere un proclama che invitava i bolognesi al rispetto della legge; scrisse che “le violenze non possono condurre alla diminuzione dei prezzi che deve essere il frutto della libera concorrenza”. Anzi – scrisse – se le violenze fossero proseguite sarebbero scomparsi i prodotti dalle botteghe. Il 24 settembre “il tumulto prese l’aspetto di una sommossa”; ma questa volta polizia, guardia civica, bersaglieri e cavalleggeri intervennero in gran numero e repressero l’assalto ai negozi, arrestando e imprigionando decine di persone, fra cui molte donne. Nei giorni successivi furono arrestate molte altre persone: la repressione fu durissima anche perché l’8 ottobre era previsto l’arrivo del Re a Bologna.
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
 Marco Poli (del 15/05/2011 alle 14:07:40, in Articoli, visitato 1694 volte)
Dopo il 21 aprile 1945, Bologna era una città semidistrutta: il 42% del suo patrimonio abitativo ed architettonico era distrutto o danneggiato,... i senza casa erano migliaia così come i profughi: infatti, molti cittadini della provincia si erano riversati in città portando la popolazione a 320.000 abitanti. La disoccupazione era altissima, soprattutto fra gli operai, essendo andate distrutte numerose fabbriche. Fra i primi problemi che dovette affrontare la Giunta comunale guidata dal sindaco Giuseppe Dozza, vi fu quello della casa. Ma occorreva inserire i progetti di nuove abitazioni nel quadro di un nuovo piano regolatore. Infatti, il Piano elaborato nel 1942 era ancora allo stato progettuale e, dunque, di fatto, rimaneva in vigore il piano del 1889. Nel frattempo circa 200 aule scolastiche ed alcune palestre divennero alloggi di fortuna, mentre i portici di San Luca furono tamponati e trasformati in mini appartamenti. E poi c’erano i “sinistrati”, coloro cioè la cui abitazione era stata bombardata e distrutta. Ma occorrevano soluzioni rapide per costruire e ricostruire Fra le forze politiche si aprì il dibattito non solo sull’ovvia esigenza di dar vita al nuovo Piano Regolatore, ma soprattutto per individuare le aree edificabili. Guido Palotta, ingegnere, assessore all’Ufficio Tecnico, comunista, sul periodico del suo Partito espresse la sua opinione circa l’ubicazione delle case per operai: secondo lui si dovevano costruire non più in zone come la Bolognina, “umida e nebbiosa”, bensì in collina che non deve servire solo “per prendere il sole in una passeggiata domenicale, ma per abitarvi, per vivere nel sole e nel verde”. Intanto, nel 1949, fu approvato il “Piano Fanfani” che finanziò la costruzione di numerose case popolari; solo nel 1958 entrò in vigore il nuovo Piano Regolatore. Oggi, il solo accennare alla costruzione di case in collina provoca aspre censure.
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
 Marco Poli (del 24/04/2011 alle 20:28:29, in Articoli, visitato 2533 volte)
Nella storia di Bologna vi sono date che segnano, come in un certificato anagrafico, i momenti più importanti della sua vita. Nel 1888 Giosuè Carducci ed altri individuarono nel 1088 la data di fondazione dell’Università di Bologna e perciò si celebrarono gli otto secoli di vita dell’Ateneo in una ricca cornice di avvenimenti che posero la città all’attenzione dell’intero Paese e non solo. Si colse l’occasione per dar vita ad una grande “esposizione” che servì a far conoscere la storia, l’arte, i prodotti della neonata industria bolognese, le specialità gastronomiche.
Ora, all’orizzonte, si profila una nuova data, il 2016, che potrebbe rappresentare una grande occasione per attirare l’attenzione sulla città: quell’anno coinciderà con il nono centenario di fondazione del nostro Comune. Infatti nel 1116 Bologna ottenne dall’imperatore Enrico V ”privilegi” fiscali e amministrativi, oltre che una sorta di “assoluzione” nei confronti della cittadinanza che l’anno precedente aveva distrutto il castello imperiale posto nella zona di via Porta di Castello - via Galliera. Con quell’atto, Enrico V ottenne la fedeltà e l’alleanza militare di Bologna e Bologna ottenne l’autonomia amministrativa, il potere di avere proprie magistrature ed un governo locale. Alla stesura del solenne documento collaborò anche il grande giurista Irnerio. Si può affermare che la data “magica” del 1116 è, per tradizione, considerata la nascita del Comune di Bologna: non a caso il documento di Enrico V è quello che apre il “Registro Grosso” (conservato all’Archivio di Stato) che raccoglie gli atti fondamentali della vita del nostro Comune.
Il 2016, quindi, potrebbe rappresentare un anno di festa dell’identità e dell’orgoglio cittadino, una grande occasione per restauri e progetti, per ricollocare Bologna nello spazio che le compete in Italia e in Europa.
Il nuovo Sindaco vorrà cogliere questa opportunità?
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
 Marco Poli (del 02/04/2011 alle 12:58:48, in Articoli, visitato 2156 volte)
Un’altra rivolta - oltre a quella del 1848 - vide protagonista la città di Bologna: fu quella del febbraio 1831 della quale ricorrono i 180 anni. Fu un’insurrezione che riguardò altre città dello Stato Pontificio e che prese le mosse nel ducato di Modena dove furono protagonisti il duca Francesco IV e il capo della rivolta, Ciro Menotti. Gli insorti chiedevano più libertà, una costituzione che garantisse anche i diritti, e miglioramenti economici e sociali.
L’insurrezione, scoppiata nelle città di Bologna, Ferrara, Forlì e Ravenna, tutte appartenenti allo Stato Pontificio, ebbe successo, e a Bologna, dopo oltre tre secoli, fu dichiarato decaduto il governo pontificio e instaurato un “Governo delle Province Unite” guidato dall’avvocato Giovanni Vicini che era stato presidente della Repubblica Cispadana e segretario generale della Cisalpina. Intanto la rivolta si era estesa anche nelle Marche ed in Umbria. I personaggi coinvolti nel governo di Bologna furono il marchese Francesco Bevilacqua Ariosti, i conti Carlo Pepoli, Cesare Bianchetti e Alessandro Agucchi, il prof. Francesco Orioli, Antonio Zanolini e il citato Giovanni Vicini. Ma, poco più di un mese dopo, gli austriaci tornarono con la prevedibile scia di condanne e di giustizie capitali ponendo fine alla breve avventura di libertà. Benchè repressa in breve tempo, la rivolta del 1831 ebbe un’importanza superiore alla sua reale portata: infatti, i suoi riflessi influenzarono il movimento patriottico. La vittima più illustre dei moti del 1831 fu il modenese Ciro Menotti che divenne un eroe della libertà. Giuseppe Garibaldi diede il nome di Menotti a un suo figlio. «Ti scuoti, o Felsina - del tuo languore - ti scuoti, e libera - ritorna alfin. Per te pur corsero - giorni di gloria - fai che rinascano - quei lieti dì».
Questi versi furono scritti da un anonimo bolognese nel 1831. Ma paiono adatti anche alla Bologna di oggi.
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
 Marco Poli (del 02/04/2011 alle 12:55:44, in Articoli , visitato 5980 volte)
Noi bolognesi quando sentiamo la parola Cirenaica pensiamo subito a un rione della nostra città e non alla regione orientale della Libia; la Cirenaica bolognese si trova fuori porta S. Vitale, un vero e proprio insediamento urbano costituito da edilizia popolare, scuole, chiesa, convento, teatro, strutture assistenziali, mercato e negozi. Una cittadella con una propria fisionomia originale, con residenti orgogliosi e affezionati al proprio rione. Vi è, tuttavia, chi non conosce l’origine di questa denominazione, peraltro non presente nella toponomastica ufficiale ma solo nella memoria degli abitanti e dei bolognesi. Ebbene, tutto ebbe inizio con la guerra contro i Turchi iniziata nell’ottobre del 1911 e che portò alla conquista della Libia. Il 9 aprile del 1913 il Comune di Bologna decise di denominare Via Libia una delle strade principali di un nuovo rione popolare sorto da pochi anni fuori porta S. Vitale; ma non fu la sola via dedicata alla conquista della Libia: fino al secondo dopoguerra, nel rione vi furono le vie Rodi (poi Gastone Rossi), Tripoli (Paolo Fabbri), Bengasi (Giuseppe Bentivogli), Zuara (Massenzio Masia), Derna (Sante Vincenzi), Homs (Gianni Palmieri), Due Palme (Mario Musolesi). Queste denominazioni fecero sì che il rione fosse soprannominato Cirenaica. Dal 1946 le vecchie vie “libiche” del rione furono cancellate e sostituite da nomi di personaggi legati alla Resistenza (indicati fra parentesi). L’unica via che mantenne l’antica denominazione fu via Libia, che ancora oggi ci ricorda una fase storica durata 30 anni durante la quale la Libia fu colonia italiana, luogo che accolse decine di migliaia di italiani che andarono a lavorare in una terra difficile, coperta di sabbia, senza però scoprire cosa si nascondeva sotto quella sabbia. Gli ultimi italiani furono costretti ad abbandonare la Libia nel 1969, quando salì al potere Gheddafi dopo aver spodestato la monarchia di re Idris.
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
 Marco Poli (del 14/01/2011 alle 13:17:48, in Articoli, visitato 1652 volte)
1261
  • il Vescovo concede ai frati dell’ordine dei Servi di Maria di insediarsi in Borgo San Petronio (via San Petronio Vecchio); qui vengono costruiti un piccolo oratorio ed un convento
1511
  • Annibale Bentivoglio, figlio di Giovanni II, rientra a Bologna fra l’entusiasmo popolare
  • viene distrutto il castello di Porta Galliera e abbattuta la statua in bronzo di Giulio II, opera di Michelangelo, che era sopra il portale di San Petronio
1611
  • il 1° novembre viene aperta al culto la chiesa di San Paolo Maggiore
1661
  • il 6 giugno nasce a Bologna Giacomo Antonio Perti, musicista, maestro di Cappella in San Petronio; ebbe come allievo padre Martini
  • in luglio viene coperto il canale di Castiglione dal torresotto fino a palazzo Pepoli Vecchio
1711
  • il 12 dicembre Luigi Ferdinando Marsili fonda l’Istituto delle Scienze in palazzo Poggi e dona ad esso la sua biblioteca e le sue collezioni
  • il 29 ottobre, nasce a Bologna Laura Bassi, docente di filosofia all’Ateneo bolognese
1811
  • apre il Banco Cavazza sotto il Voltone del Podestà
1861
  • viene inaugurata la linea ferroviaria Bologna-Ancona
  • nasce a Bologna Augusto Galli, attore del teatro dialettale, autore di commedie, burattinaio; inventò la maschera di Sganapino
  • nasce a Bologna Alessandro Codivilla, medico chirurgo, docente di chirurgia ortopedica all'Università di Bologna e direttore dell’Istituto Rizzoli dal 1889
1911
  • Aldo Majani inventa il “Cremino FIAT”, vincendo un concorso bandito dalla FIAT per lanciare la nuova auto "Tipo 4"
  • in via Indipendenza, nel palazzo che ospitava il seminario, apre il prestigioso Hotel Baglioni
  • inaugurato in piazza Minghetti il palazzo delle Poste
  • iniziano i lavori per l’allargamento di via Rizzoli
1951
  • catturato dai carabinieri il bandito Paolo Casaroli, autore con dei complici di numerose e sanguinose rapine in varie città italiane. Verrà condannato a 28 anni di carcere
1961
  • costituita la Società per Azioni Aeroporto di Bologna: la prima decisione fu quella di ampliare la pista
  • fondata l'Industria Macchine Automatiche (IMA) specializzata in tecniche di packaging: in breve tempo diverrà azienda leader nel settore
  • il giovanissimo Giacomo Agostini è chiamato dalla Moto Morini a correre la prima corsa competitiva; Agostini, nella sua carriera, vincerà 15 titoli mondiali nelle classi 350 e 500
  • nel settembre si svolge per la prima volta nei locali dell'Antoniano lo "Zecchino d'Oro": era la terza edizione della manifestazione e le due precedenti si erano svolte a Milano; fu Mariele Ventre a dirigere i giovanissimi cantanti
1971
  • dopo dieci anni dalla sua progettazione, giunge a compimento la costruzione dell’Ospedale Malpighi, opera dell’architetto Enzo Zacchiroli con la collaborazione di Giorgio Conato
  • muore Oreste Biavati, il famoso venditore di lamette della Piazzola
  • completata la costruzione in via Bassanelli della nuova sede dell’Istituto Aldini Valeriani, che si trasferisce dalla vecchia sede di via Castiglione
  • l’Università degli Studi di Bologna fonda il Dipartimento delle Arti, della Musica e dello Spettacolo (DAMS)
1981
  • il 31 luglio, organizzata dal Comune, si tiene una originale recita di versi danteschi: Carmelo Bene legge, di fronte ad un folto pubblico, i versi di Dante dalla rocchetta della Torre degli Asinelli
1991
  • la sera del 4 gennaio, in zona Pilastro, tre carabinieri in pattugliamento vengono uccisi dalla “banda della Uno Bianca”
  • in luglio viene decisa la chiusura al traffico di via dell’Archiginnasio
  • si conclude il restauro della cosiddetta piazza S. Stefano: scompare la gradinata sul sagrato della chiesa
  • il Sindaco Imbeni conferisce la cittadinanza onoraria ad Alexander Dubcek
  • il 6 settembre si inaugura, nei locali del Museo Civico Archeologico, la mostra dedicata al Guercino
  • la sorella di Giorgio Morandi, Maria Teresa, dona al Comune di Bologna ben 118 opere del fratello; unica condizione è che le opere vengano esposte nei locali del palazzo Comunale; il Comune accoglie la richiesta.
  • al termine di un attento restauro, i bolognesi possono ammirare la Cappella Farnese al secondo piano di palazzo d’Accursio
  • è il campione del volante Ayrton Senna a inaugurare il Motorshow
  • muore all’età di 88 anni Adriano Cavalieri Ducati, uno dei fondatori dell’azienda
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14
Ci sono 265 persone collegate

< dicembre 2018 >
L
M
M
G
V
S
D
     
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
           

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Agenda Conferenze (1)
Articoli (112)
Articolo (4)
Biografia (1)
Cose d'altri tempi - Rubrica del Resto del Carlino (9)
Curiosità petroniane (8)

Raccolti per mese:


Gli interventi più cliccati

Gli ultimi commenti:

Gent.mo dott. Poli, per conto dell'Ass...
16/02/2012 alle 16:45:01
 Mauro Marroni

Ricordo che da studente, negli anni 60...
08/02/2012 alle 01:12:14
 Aristide S.

Posso assicurarle che nell'interrato e...
15/01/2012 alle 21:06:16
 Anna Domenica Toffenetti

Buonasera. Vorrei sapere se il superme...
13/01/2012 alle 14:43:45
 Adele









10/12/2018 @ 00:58:19
script eseguito in 85 ms


Area Riservata