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 Il sito web... di Marco Poli
 
et discrepant in loquendo
Bononienses Burgi Sancti Felicis
et Bononienses Stratae Maioris.

Dante Alighieri, De Vulgari Eloquentia, liber I, cap. IX
” 
 
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

 Marco Poli (del 24/04/2011 alle 20:28:29, in Articoli, visitato 2533 volte)
Nella storia di Bologna vi sono date che segnano, come in un certificato anagrafico, i momenti più importanti della sua vita. Nel 1888 Giosuè Carducci ed altri individuarono nel 1088 la data di fondazione dell’Università di Bologna e perciò si celebrarono gli otto secoli di vita dell’Ateneo in una ricca cornice di avvenimenti che posero la città all’attenzione dell’intero Paese e non solo. Si colse l’occasione per dar vita ad una grande “esposizione” che servì a far conoscere la storia, l’arte, i prodotti della neonata industria bolognese, le specialità gastronomiche.
Ora, all’orizzonte, si profila una nuova data, il 2016, che potrebbe rappresentare una grande occasione per attirare l’attenzione sulla città: quell’anno coinciderà con il nono centenario di fondazione del nostro Comune. Infatti nel 1116 Bologna ottenne dall’imperatore Enrico V ”privilegi” fiscali e amministrativi, oltre che una sorta di “assoluzione” nei confronti della cittadinanza che l’anno precedente aveva distrutto il castello imperiale posto nella zona di via Porta di Castello - via Galliera. Con quell’atto, Enrico V ottenne la fedeltà e l’alleanza militare di Bologna e Bologna ottenne l’autonomia amministrativa, il potere di avere proprie magistrature ed un governo locale. Alla stesura del solenne documento collaborò anche il grande giurista Irnerio. Si può affermare che la data “magica” del 1116 è, per tradizione, considerata la nascita del Comune di Bologna: non a caso il documento di Enrico V è quello che apre il “Registro Grosso” (conservato all’Archivio di Stato) che raccoglie gli atti fondamentali della vita del nostro Comune.
Il 2016, quindi, potrebbe rappresentare un anno di festa dell’identità e dell’orgoglio cittadino, una grande occasione per restauri e progetti, per ricollocare Bologna nello spazio che le compete in Italia e in Europa.
Il nuovo Sindaco vorrà cogliere questa opportunità?
 
 Marco Poli (del 02/04/2011 alle 12:58:48, in Articoli, visitato 2156 volte)
Un’altra rivolta - oltre a quella del 1848 - vide protagonista la città di Bologna: fu quella del febbraio 1831 della quale ricorrono i 180 anni. Fu un’insurrezione che riguardò altre città dello Stato Pontificio e che prese le mosse nel ducato di Modena dove furono protagonisti il duca Francesco IV e il capo della rivolta, Ciro Menotti. Gli insorti chiedevano più libertà, una costituzione che garantisse anche i diritti, e miglioramenti economici e sociali.
L’insurrezione, scoppiata nelle città di Bologna, Ferrara, Forlì e Ravenna, tutte appartenenti allo Stato Pontificio, ebbe successo, e a Bologna, dopo oltre tre secoli, fu dichiarato decaduto il governo pontificio e instaurato un “Governo delle Province Unite” guidato dall’avvocato Giovanni Vicini che era stato presidente della Repubblica Cispadana e segretario generale della Cisalpina. Intanto la rivolta si era estesa anche nelle Marche ed in Umbria. I personaggi coinvolti nel governo di Bologna furono il marchese Francesco Bevilacqua Ariosti, i conti Carlo Pepoli, Cesare Bianchetti e Alessandro Agucchi, il prof. Francesco Orioli, Antonio Zanolini e il citato Giovanni Vicini. Ma, poco più di un mese dopo, gli austriaci tornarono con la prevedibile scia di condanne e di giustizie capitali ponendo fine alla breve avventura di libertà. Benchè repressa in breve tempo, la rivolta del 1831 ebbe un’importanza superiore alla sua reale portata: infatti, i suoi riflessi influenzarono il movimento patriottico. La vittima più illustre dei moti del 1831 fu il modenese Ciro Menotti che divenne un eroe della libertà. Giuseppe Garibaldi diede il nome di Menotti a un suo figlio. «Ti scuoti, o Felsina - del tuo languore - ti scuoti, e libera - ritorna alfin. Per te pur corsero - giorni di gloria - fai che rinascano - quei lieti dì».
Questi versi furono scritti da un anonimo bolognese nel 1831. Ma paiono adatti anche alla Bologna di oggi.
 
 Marco Poli (del 02/04/2011 alle 12:55:44, in Articoli , visitato 5981 volte)
Noi bolognesi quando sentiamo la parola Cirenaica pensiamo subito a un rione della nostra città e non alla regione orientale della Libia; la Cirenaica bolognese si trova fuori porta S. Vitale, un vero e proprio insediamento urbano costituito da edilizia popolare, scuole, chiesa, convento, teatro, strutture assistenziali, mercato e negozi. Una cittadella con una propria fisionomia originale, con residenti orgogliosi e affezionati al proprio rione. Vi è, tuttavia, chi non conosce l’origine di questa denominazione, peraltro non presente nella toponomastica ufficiale ma solo nella memoria degli abitanti e dei bolognesi. Ebbene, tutto ebbe inizio con la guerra contro i Turchi iniziata nell’ottobre del 1911 e che portò alla conquista della Libia. Il 9 aprile del 1913 il Comune di Bologna decise di denominare Via Libia una delle strade principali di un nuovo rione popolare sorto da pochi anni fuori porta S. Vitale; ma non fu la sola via dedicata alla conquista della Libia: fino al secondo dopoguerra, nel rione vi furono le vie Rodi (poi Gastone Rossi), Tripoli (Paolo Fabbri), Bengasi (Giuseppe Bentivogli), Zuara (Massenzio Masia), Derna (Sante Vincenzi), Homs (Gianni Palmieri), Due Palme (Mario Musolesi). Queste denominazioni fecero sì che il rione fosse soprannominato Cirenaica. Dal 1946 le vecchie vie “libiche” del rione furono cancellate e sostituite da nomi di personaggi legati alla Resistenza (indicati fra parentesi). L’unica via che mantenne l’antica denominazione fu via Libia, che ancora oggi ci ricorda una fase storica durata 30 anni durante la quale la Libia fu colonia italiana, luogo che accolse decine di migliaia di italiani che andarono a lavorare in una terra difficile, coperta di sabbia, senza però scoprire cosa si nascondeva sotto quella sabbia. Gli ultimi italiani furono costretti ad abbandonare la Libia nel 1969, quando salì al potere Gheddafi dopo aver spodestato la monarchia di re Idris.
 
 Marco Poli (del 14/01/2011 alle 13:17:48, in Articoli, visitato 1652 volte)
1261
  • il Vescovo concede ai frati dell’ordine dei Servi di Maria di insediarsi in Borgo San Petronio (via San Petronio Vecchio); qui vengono costruiti un piccolo oratorio ed un convento
1511
  • Annibale Bentivoglio, figlio di Giovanni II, rientra a Bologna fra l’entusiasmo popolare
  • viene distrutto il castello di Porta Galliera e abbattuta la statua in bronzo di Giulio II, opera di Michelangelo, che era sopra il portale di San Petronio
1611
  • il 1° novembre viene aperta al culto la chiesa di San Paolo Maggiore
1661
  • il 6 giugno nasce a Bologna Giacomo Antonio Perti, musicista, maestro di Cappella in San Petronio; ebbe come allievo padre Martini
  • in luglio viene coperto il canale di Castiglione dal torresotto fino a palazzo Pepoli Vecchio
1711
  • il 12 dicembre Luigi Ferdinando Marsili fonda l’Istituto delle Scienze in palazzo Poggi e dona ad esso la sua biblioteca e le sue collezioni
  • il 29 ottobre, nasce a Bologna Laura Bassi, docente di filosofia all’Ateneo bolognese
1811
  • apre il Banco Cavazza sotto il Voltone del Podestà
1861
  • viene inaugurata la linea ferroviaria Bologna-Ancona
  • nasce a Bologna Augusto Galli, attore del teatro dialettale, autore di commedie, burattinaio; inventò la maschera di Sganapino
  • nasce a Bologna Alessandro Codivilla, medico chirurgo, docente di chirurgia ortopedica all'Università di Bologna e direttore dell’Istituto Rizzoli dal 1889
1911
  • Aldo Majani inventa il “Cremino FIAT”, vincendo un concorso bandito dalla FIAT per lanciare la nuova auto "Tipo 4"
  • in via Indipendenza, nel palazzo che ospitava il seminario, apre il prestigioso Hotel Baglioni
  • inaugurato in piazza Minghetti il palazzo delle Poste
  • iniziano i lavori per l’allargamento di via Rizzoli
1951
  • catturato dai carabinieri il bandito Paolo Casaroli, autore con dei complici di numerose e sanguinose rapine in varie città italiane. Verrà condannato a 28 anni di carcere
1961
  • costituita la Società per Azioni Aeroporto di Bologna: la prima decisione fu quella di ampliare la pista
  • fondata l'Industria Macchine Automatiche (IMA) specializzata in tecniche di packaging: in breve tempo diverrà azienda leader nel settore
  • il giovanissimo Giacomo Agostini è chiamato dalla Moto Morini a correre la prima corsa competitiva; Agostini, nella sua carriera, vincerà 15 titoli mondiali nelle classi 350 e 500
  • nel settembre si svolge per la prima volta nei locali dell'Antoniano lo "Zecchino d'Oro": era la terza edizione della manifestazione e le due precedenti si erano svolte a Milano; fu Mariele Ventre a dirigere i giovanissimi cantanti
1971
  • dopo dieci anni dalla sua progettazione, giunge a compimento la costruzione dell’Ospedale Malpighi, opera dell’architetto Enzo Zacchiroli con la collaborazione di Giorgio Conato
  • muore Oreste Biavati, il famoso venditore di lamette della Piazzola
  • completata la costruzione in via Bassanelli della nuova sede dell’Istituto Aldini Valeriani, che si trasferisce dalla vecchia sede di via Castiglione
  • l’Università degli Studi di Bologna fonda il Dipartimento delle Arti, della Musica e dello Spettacolo (DAMS)
1981
  • il 31 luglio, organizzata dal Comune, si tiene una originale recita di versi danteschi: Carmelo Bene legge, di fronte ad un folto pubblico, i versi di Dante dalla rocchetta della Torre degli Asinelli
1991
  • la sera del 4 gennaio, in zona Pilastro, tre carabinieri in pattugliamento vengono uccisi dalla “banda della Uno Bianca”
  • in luglio viene decisa la chiusura al traffico di via dell’Archiginnasio
  • si conclude il restauro della cosiddetta piazza S. Stefano: scompare la gradinata sul sagrato della chiesa
  • il Sindaco Imbeni conferisce la cittadinanza onoraria ad Alexander Dubcek
  • il 6 settembre si inaugura, nei locali del Museo Civico Archeologico, la mostra dedicata al Guercino
  • la sorella di Giorgio Morandi, Maria Teresa, dona al Comune di Bologna ben 118 opere del fratello; unica condizione è che le opere vengano esposte nei locali del palazzo Comunale; il Comune accoglie la richiesta.
  • al termine di un attento restauro, i bolognesi possono ammirare la Cappella Farnese al secondo piano di palazzo d’Accursio
  • è il campione del volante Ayrton Senna a inaugurare il Motorshow
  • muore all’età di 88 anni Adriano Cavalieri Ducati, uno dei fondatori dell’azienda
 
 Marco Poli (del 18/11/2010 alle 12:58:18, in Articoli , visitato 2973 volte)
Quella vetrina spartana è lì a dichiarare apertamente e senza ombra di dubbi che si tratta di una scelta: quella di respingere lo sfarzo delle luci e dei colori rifiutando l’idea che un architetto possa “inventare” una modernità rivoluzionaria non gradita. La ditta Augusto Pezzoli snc di Paolo Pezzoli e C. vuole, invece, far capire che la ditta viene da lontano e che la tradizione non va abbandonata e ancor meno tradita da un vetrinista o da un arredatore.
Quando aprì, in via S. Stefano 7/c, all’ingresso di quella meravigliosa piazza che si chiude con la basilica di Santo Stefano, i bolognesi erano intenti alla loro prima vera rivoluzione contro lo straniero. Era il 1848, anno fatidico per la storia, non solo di Bologna, e il popolo respinse gli austriaci utilizzando per la prima volta le barricate. Il sogno della libertà durò meno di un anno e finì con la fucilazione del prete barnabita Ugo Bassi, l’8 agosto del 1849, a distanza di un anno esatto. L’idea di Pezzoli di acquistare l’immobile al n.7 e di aprire un negozio per vendere prodotti per l’enologia, si rivelò vincente: nell’Ottocento il vino era un prodotto popolare presente in ogni casa ed era consumato non solo per piacere, ma come bevanda energetica e addirittura per “curare” o mantenere la buona salute. Pezzoli vendeva l’occorrente per imbottigliare, travasare e compiere quelle azioni necessarie a chi voleva fare vino. Oggi, il negozio Pezzoli è ancora lì e vende al dettaglio e all’ingrosso tutto ciò che è collegato alla produzione di vino, di alcoolici e di birra: ha allargato la gamma di prodotti, mantenendo il passo col progresso anche nel settore dell’enologia, senza però abbandonare la tradizione. Mentre scompaiono antiche realtà economiche dal panorama cittadino, l’Enologia Pezzoli è condotta dalla stessa famiglia e nella stessa ubicazione da 163 anni: 13 anni prima che fosse raggiunta l’unità d’Italia!
 
 Marco Poli (del 16/11/2010 alle 12:55:41, in articoli , visitato 2032 volte)
Fra le donne bolognesi che furono protagoniste del Risorgimento, Carolina Pepoli Tattini merita certamente un posto speciale.  Nata a Bologna il 21 agosto 1824, Carolina era figlia del marchese Guido Pepoli e della principessa Letizia Murat, e quindi cugina di Napoleone III; sposò il conte Angelo Tattini ed ebbe due figli. Sorella maggiore di Gioacchino Napoleone Pepoli, assieme al fratello partecipò ai combattimenti dell’8 agosto 1848 organizzando le barricate, assistendo i feriti, organizzando i popolani. Carolina Pepoli Tattini fu, quindi, la prima donna nobile ad impegnarsi in prima persona e, negli anni successivi, divenne un punto di riferimento per il movimento liberale aprendo la sua casa alle personalità di spicco del Risorgimento italiano. Il 6 agosto 1848, mentre erano segnalate le truppe austriache in prossimità di Bologna, scrisse alla madre: "Amo meglio le fucilate e i cannoni che veder entrare i Tedeschi". Nei giorni successivi, Carolina scrisse: "Già al primo momento si corse tutti all’armi, le campane suonarono a stormo… Per tutta la città si sono fatte le barricate: abbiamo lavorato tutta la notte ed ho fatto la mia parte anch’io… Bologna si farà onore e siamo decisi a non farli entrare". Inoltre, si impegnò anche ad assistere i feriti e a trasportarli in ospedale. Il suo esempio ed il suo entusiasmo <i>contagiarono</i> altri esponenti della nobiltà bolognese, uomini e donne: come la Tanari, la Conti, la Zucchini-Davia e la Pichat. Quando le truppe austriache si ritirarono da Bologna, Carolina scrisse alla madre: "Io sto bene e sono contenta ora che abbiamo salvato l’onore; non ho paura, anzi mai mi sono sentita così bene". Intanto continuava a prodigarsi nell’assistenza ai feriti: "Passai metà della giornata di ieri all’ospedale, dove abbiamo 51 feriti, e alcuni senza speranza di salvezza. Sono stati fatti prodigi di valore". Morì a Bologna il 23 agosto 1892.
 
 Marco Poli (del 14/11/2010 alle 14:13:39, in Articoli, visitato 3236 volte)
Il Risorgimento a BolognaNel pomeriggio di giovedì 2 dicembre 2010 si è svolta al Museo del Risorgimento, in Piazza Carducci a Bologna, la presentazione del libro Il Risorgimento a Bologna, a cura di Giuseppe Maria Mioni e Marco Poli, Costa editore.
Alla manifestazione erano presenti gli autori: Giuseppe Maria Mioni, Marco Poli, Otello Sangiorgi, Tiziano Costa, Giancarlo Muccio, Giancarlo Ranuzzi, Vittorio Emanuele Vacchetti, Andrea Ventura, Antonio Rosati Pepoli, Matteo Mattei, Dionigi Ruggeri, Antonio Favero.
 
 Marco Poli (del 10/11/2010 alle 12:30:41, in Articoli, visitato 4252 volte)
Il 2 settembre 1902, nel suo appartamento in Strada Maggiore 39, fu ritrovato cadavere il conte Francesco Bonmartini, marito di Linda Murri, sorella di Tullio e figlia di Augusto Murri, luminare della medicina e docente nell’Ateneo bolognese. Dieci giorni dopo il prof. Murri incontrò un magistrato e gli rivelò che l’assassino era suo figlio Tullio che aveva agito per difendere la sorella in crisi matrimoniale. Nei giorni successivi la vicenda tenne banco sui giornali non solo bolognesi: la fama del prof. Murri, le implicazioni psicologiche, sessuali e politiche (Tullio era stato eletto Consigliere provinciale del PSI) avevano trasformato il “caso Murri” in un “tormentone”: era il delitto del secolo.
A 10 giorni dalla scoperta del cadavere del Conte, il quotidiano cattolico “Avvenire” iniziò a pubblicare dei resoconti dettagliatissimi che insospettirono la stampa concorrente: ben presto ci si rese conto che in realtà l’”Avvenire” pubblicava gli atti processuali esattamente come li trascriveva il cancelliere; non solo, ma, quando Linda Murri fu condannata e incarcerata, il quotidiano cattolico raccontava come la donna passasse le giornate nella sua cella.
Questo modo di informare ebbe successo al punto che le vendite ebbero un’impennata e “Avvenire”, all’inizio del 1903, uscì a prezzi ribassati. Le altre testate, dopo aver denunciato i metodi scorretti del quotidiano cattolico, dopo aver deplorato la violazione del segreto istruttorio, dopo aver insinuato (a ragion veduta!) la complicità dei magistrati cattolici (e delle suore nel carcere) che avrebbero passato verbali, perizie e lettere private allegate agli atti e ogni altro tipo di informazione riservata, decisero di adeguarsi e di seguire le orme dell’”Avvenire” pubblicando anch’essi i verbali degli interrogatori di imputati e testimoni ed altri documenti riservati dell’istruttoria.
Per mesi e mesi i giornali pubblicarono di tutto: non solo le indagini e gli interrogatori, ma anche le abitudini sessuali (vere o presunte) dei protagonisti e dei comprimari. Negli atti processuali del “caso Murri”, conservati all’Archivio di Stato di Bologna, un faldone contiene le denunce sulla violazione del segreto istruttorio e le relative indagini (che non portarono ad alcuna conseguenza). A nulla valse l’intervento del Ministro della Giustizia che – come riferisce Valeria P. Babini nel suo bel libro “Il caso Murri", scrisse al Procuratore: “L’istruttoria, la quale deve essere elusivamente segreta, sta diventando pascolo scandaloso del pubblico”; e chiese provvedimenti drastici per impedire la violazione del segreto istruttorio che, secondo la legge, doveva essere rispettato fino alla sentenza. Il giudice istruttore giunse al punto di convocare i giornalisti per chiedere loro quali fossero le fonti di informazione, per diffidarli dal pubblicare atti riservati, per minacciarli di azioni penali: ottenendo, ovviamente, solo del silenzio. Non va dimenticato che la legge intendeva proteggere le giurie popolari che potevano essere (ed erano!) influ
enzate dalla disinvoltura dei giornali nel perforare la segretezza degli atti: e voleva impedire che i giornali diventassero una cinghia di trasmissione di influenza sulla società e, quindi, sul processo. Ma i quotidiani che avevano seguito l’esempio dell’”Avvenire” erano diventati sempre più numerosi e alla Procure non restò che chiamare in giudizio giornalisti e direttori. I Tribunali di Roma, Milano e Bologna processarono i direttori dei giornali colpevoli di aver pubblicato gli atti istruttori. A Bologna e a Milano furono assolti, mentre a Roma furono condannati al pagamento di una multa.
Il problema della violazione del segreto istruttorio, che oggi si manifesta anche con l’uso e l’abuso della divulgazione delle intercettazioni telefoniche, è ancora più che mai al centro del dibattito politico: oggi come ieri i giornali e la magistratura fanno a gara per rendere diafano il segreto istruttorio fino a ridicolizzarlo; e i giornalisti protestano per assicurarsi l’impunità per poter pubblicare non una loro autonoma indagine, ma la trascrizione di verbali; mentre i magistrati protestano per consolidare la loro irresponsabilità di fronte alla fuga di notizie. Ieri come oggi, molto spesso, la violazione del segreto istruttorio è finalizzata ad una battaglia politica.
 
 Marco Poli (del 04/11/2010 alle 20:40:34, in Articoli, visitato 1598 volte)
Mercoledì 15 dicembre in Sala d'Ercole Farnese (Palazzo d'Accursio, piazza Maggiore 6), è stata inaugurata la mostra fotografica "Bologna sotto la neve", con le immagini di Walter Breveglieri.
Nell'occasione è stato presentato il libro-catalogo della mostra, a cura di Marco Poli (Edizioni Minerva).
La Mostra è rimasta aperta fino al 4 gennaio 2011 con i seguenti orari: dal lunedi al sabato dalle 8 alle 20; domenica dalle 9 alle 19. Ingresso gratuito.
Altre informazioni in merito e il volantino della mostra sul sito web del Comune di Bologna.
 
 Marco Poli (del 25/10/2010 alle 13:06:59, in Articoli, visitato 4070 volte)
Quando a Monghidoro la gente vide il bando di leva, ebbe un moto di rabbia: del resto, la leva militare obbligatoria era una novità assoluta introdotta dalla monarchia dei Savoia. La rabbia si trasformò in ribellione e, alle 5 di mattina del 7 agosto 1860, la sede comunale e l’abitazione del capo della Guardia Nazionale di Monghidoro furono circondate da gente armata in vario modo: lo stemma dei Savoia fu atterrato dalla facciata del Comune e sostituito con quello pontificio.
Il manipolo di rivoltosi era guidato dal mugnaio Gaetano Prosperi, detto “Lo Spirito”, e dallo studente in diritto Assuero Ruggeri, entrambi di Lognola, Poche ore dopo giunsero a Monghidoro i carabinieri e il tumulto cessò. Nei giorni successivi, dopo battute fra i monti e fra i boschi, furono arrestate molti “rivoltosi”, ma non Prosperi. che si diede alla macchia e girovagò per l’Italia giungendo fino a Roma; poi tornò nel suo paese nascondendosi nei pressi del suo mulino. La polizia gli diede la caccia senza, però, riuscire ad arrestarlo, finché un carabiniere, in borghese, lo scoprì: si fronteggiarono armati e sparò per primo Prosperi uccidendo il carabiniere. Ormai la figura dello “Spirito”, protetto dalla complicità dei concittadini, stava diventando quasi leggendaria, finché accadde che nel pulire il fucile gli partì un colpo che lo ferì ad una mano. Solo allora fu possibile arrestare “lo Spirito”. Rinchiuso nel carcere di S. Giovanni in Monte di Bologna, dopo i vari gradi di giudizio, il 15 dicembre 1863 “lo Spirito” fu condannato a morte tramite decapitazione. Fu considerato un brigante, ma non lo fu: forse fu un filo-papalino, certamente una testa calda che contestava la leva obbligatoria: poi si trovò braccato dalla polizia e cercò di sfuggire riuscendovi per due anni e mezzo. Ora, questa storia vera è raccontata in un libro di Claudio Evangelisti (“Lo Spirito: il brigante del Papa Re”).
 
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